Relazioni TOSSICHE di dipendenza dall’altro: quando il troppo stroppia!

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Relazioni TOSSICHE di dipendenza dall’altro: quando il troppo stroppia!

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Pubblicato da Dott.ssa Anna Moscatelli in PSICOLOGIA · 21 Maggio 2022
Tags: dipendenzarelazioniinfelicità
“Pensavo fosse amore… invece era un calesse”, titolava un film di Massimo Troisi. E se, anziché amore, si trattasse di “dipendenza affettiva”? Talvolta quello che si pensa sia amore si trasforma in una vera e propria ossessione, una dipendenza affettiva, appunto, che può caratterizzare diverse tipologie di relazioni d’amore: di coppia, la relazione genitori- figli o quella di amicizia. In alcune fasi di un rapporto, dipendere dall’altro/a, può essere “fisiologico”. Ad esempio nella prima fase di una storia d’amore, quella dell’innamoramento, si vive il desiderio di fusione con il partner. Anche i genitori possono essere dipendenti e vivere esclusivamente per soddisfare i bisogni dei loro figli quando questi ultimi sono molto piccoli.

Con il tempo però in ogni rapporto il bisogno di dipendere dovrebbe ridursi per lasciare spazio a un maggior equilibrio.

Se questo non accade le relazioni rischiano di diventare “tossiche”.
Insorge una dipendenza vera e propria che, con le altre dipendenze patologiche, ha dei sintomi in comune. Come fosse un oggetto, si vuole possedere la persona dalla quale si dipende e si avverte una vera e propria crisi di astinenza in sua assenza.



Spesso si perde il controllo: all’incapacità di riflettere razionalmente sulla propria situazione e controllare i propri comportamenti si alternano momenti di lucidità durante i quali chi è “vittima” di tali rapporti prova vergogna per la situazione in cui versa.

Quando si instaura questo circolo “vizioso” tutta la propria vita dipende dall’approvazione dell’altro: si trascurano i propri bisogni e desideri sino ad annullare completamente se stessi.

Si vive in fusione con l’altro e si pensa di poter vivere soltanto di luce riflessa. L’ansia costante di perdere il proprio “oggetto d’amore” induce alla ricerca di continue rassicurazioni: si pongono richieste esagerate a riprova dell’amore che l’altra parte - partner, figli, amici - prova ma niente è mai sufficiente. Non ci si sente mai amati abbastanza.
Mettere la propria vita “nelle mani” di un’altra persona è un modo per colmare il vuoto interiore che nasce dal pensiero di non valere abbastanza: se ci si considera naufraghi incapaci di nuotare si è disposti a tutto pur di avere una boa di salvataggio che permetta di sopravvivere e conduca su una spiaggia qualunque.
Anche se in alcuni momenti può sembrare impossibile, si può sempre cambiare rotta imparando a darsi il giusto valore: ripensare se stessi e le proprie relazioni significa imparare a riconoscere i segnali di manipolazione, prevaricazione e sopraffazione che portano ad accettare quei comportamenti che, se commessi da altri, si riterrebbero errati e inaccettabili.
Riflettere su di sé se e sulle proprie risorse interiori è il primo passo per imparare a vivere relazioni basate sulla reciprocità. Si può imparare a guardare le proprie fragilità da altri punti di vista riconoscendo i momenti della vita in cui, magari inaspettatamente, si è stati forti e indipendenti. Ci vuole impegno costante ma è possibile imparare ad amarsi.

Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico Relazionale e Familiare

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La mente è solo una delle porte sulla vita...  



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