La chiamano DOLCE ATTESA, ma siamo sicuri che tutte le future MAMME siano pronte?

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La chiamano DOLCE ATTESA, ma siamo sicuri che tutte le future MAMME siano pronte?

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Pubblicato da Dott.ssa Francesca Tiseo in PENSIERI E PAROLE · 16 Dicembre 2021
Tags: gravidanzamammafigli
Quando nasce un bambino, nasce anche una mamma.
Se si è alle prime esperienze, poi … si hanno molti dubbi e si cerca di capire quale comportamento sia più idoneo per crescere il proprio figlio. Alcune mamme sono notoriamente più ansiose, altre meno, altre ancora si leggono mille articoli per cercare di non sbagliare nulla e di essere sempre pronte ad ogni minima evenienza.
Ebbene sì, il tipo di approccio che la mamma avrà con il suo bimbo, soprattutto nei primi anni della sua vita, avrà delle grandi conseguenze sulla personalità del figlio adulto.
Il tipo di attaccamento che si instaurerà tra mamma e figlio, così come sosteneva Bowlby, determinerà il rapporto con i genitori, così come la rappresentazione che il bimbo adulto avrà del mondo e della società.
La mamma, o la figura di riferimento, rappresenta un punto focale e il suo modo di accudire aiuterà a sviluppare nel bambino la propria intelligenza emotiva e il modo in cui si relazionerà con gli altri. Per questo vorrei parlarvi di un esperimento molto famoso che ha dimostrato ciò che ho introdotto.



Harlow, psicologo statunitense, per verificare la teoria di Bowlby, fece un esperimento che per molti fu crudele, ma sicuramente ha dato prova dell’ importanza dell’ amore materno, soprattutto da piccoli. Per il suo esperimento prese delle scimmie Rhesus,  che hanno comportamenti nell’attaccamento simile ai nostri: egli separò i cuccioli dalle madri e li mise in delle gabbie dove vi aveva inserito due madri surrogate:
       
    • UNA MAMMA DI METALLO, fatta di fili di ferro su cui era attaccato un biberon per dare nutrimento;
    • UNA MAMMA DI PEZZA, morbida e calda che non dava nutrimento.
 
In questo modo i cuccioli avrebbero ricevuto cibo e contatto corporeo, i due elementi principali durante l’allattamento dei piccoli. Si rese ben presto conto che il conforto affettivo e il contatto corporeo era ciò che più cercavano.
Le scimmiette, infatti, si volgevano verso la mamma metallica solo quando avevano fame, mentre la maggior parte del loro tempo rimanevano abbracciati alla mamma di pezza. Insomma, l’idea rivoluzionaria (per l’epoca) è che l’allattamento materno, oltre a essere fonte di cibo, serve a rafforzare il rapporto madre-figlio grazie al contatto fisico, utile a superare anche momenti di stress e a infondere sicurezza al cucciolo, che in presenza della madre (anche se surrogata) riesce ad affrontare in autonomia situazioni nelle quali, appunto, prova paura.
Per concludere, credo che ci sarebbe bisogno di una figura professionale di riferimento che possa instradare le donne in dolce attesa verso il cammino migliore da intraprendere, per loro stesse e soprattutto per il futuro dei loro figli.

Dottoressa in Scienze e Tecniche Psicologiche
Ricercatrice di Verità

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