Fare TEATRO improvvisando si può. Ecco a voi la Commedia dell’Arte!

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Fare TEATRO improvvisando si può. Ecco a voi la Commedia dell’Arte!

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Pubblicato da Dott.ssa Beatrice Chieppa in MUSICA E TEATRO · 24 Agosto 2021
Tags: teatrocommediaspettacolo
Parliamo di teatro, cari lettori, e in particolare dell’”Improvvisa” ovvero della “Commedia dell’Arte”. Perché, ci si chiede, questa forma di spettacolo teatrale che affonda le sue radici nel XVI secolo, si ritenga per errore “morta”? E perché di Shakespeare e del suo teatro, risalente all’identico periodo, non si dica la stessa cosa? Semplice: della Commedia non si conservano copioni. Gli attori, anziché imparare a memoria battute prestabilite, basavano la propria interpretazione su un canovaccio (trama) e improvvisavano in scena, ecco perché “Improvvisa”, tutta completamente basata sulla capacità dell’attore di inventare un testo lì per lì, seguendo le regole di quella che oggi viene chiamata ‘recitazione a soggetto’. Il Teatro è vita è “actio” e la Commedia ne rappresenta l’essenza, che nasce e si manifesta sulla scena solo per piacere al suo pubblico nell’ ‘hic et nunc’ e non per omaggiare un passato scritto su un testo. Il passato per lo “zannante” (da Zanni: gli Zanni sono le maschere, tipiche del genere) è tutto proiettato nel presente, è presente in movimento, proprio del teatro, dove parola e silenzio, azione e immobilità mostrano un “adesso”, quel “farsi” davanti a un pubblico.

La Commedia dell’Arte è teatro pieno, totale ed include tutte le tecniche e le discipline delle diverse forme dello spettacolo. Per questo motivo si potrà dire che essa non è mimo, non è danza, non è pantomima, non è mascherata, non è arte circense, né di strada. È un genere assolutamente autonomo e completo, imprescindibile per la formazione di un artista.

Sarebbe bene puntualizzare un aspetto molto importante che voglio sottolineare in questo mio articolo: l’origine e lo sviluppo, tutti italiani, della Commedia non possono essere confusi con certo folklorismo delle “maschere italiane” che la relega nelle piccole buffonerie di strada. “Commedia” sta per teatro, disciplina d’attore e “Arte” significa mestiere, professione.



Al suo nascere tale espressione teatrale è stata, prima di tutto, un’idea pratica: lo spettacolo teatrale era un prodotto che veniva confezionato per poterlo vendere, per ricavarne un guadagno, che serviva al sostentamento dell’artista ed anche al finanziamento delle nuove imprese artistiche. Un’invenzione tutta italiana che si pone alla base del teatro e dello spettacolo moderni, ma pensata per aree ben più vaste di quella italiana che Stato ancora non era. Roberto Tessari nella sua “Commedia dell’Arte: la Maschera e l’Ombra”, indica il 18 gennaio 1801 come data di morte di questo genere. In quella data, con un editto, la Repubblica Cisalpina proibisce il teatro delle maschere. La cultura della Commedia dell’Arte come industria termina, ma la cultura della maschera e del suo uso pubblico sopravvive: i burattini, le marionette, i guitti, gli artisti della piazza, quelli della pista, il Bajazzu calabrese, Infarinato della Commedia, che si chiamerà poi Pagliaccio e presterà la sua giubba e il suo nome al comico di pista, oggi definitamente Clown, la sopravvivenza al Sud con l’assoluta continuità storica della maschera di Pulcinella. E che dire di Arlecchino? Designato come lo “zanni superstar” che lo vede primeggiare, è un fenomeno tutto goldoniano. Arlecchino, Truffaldino, Tabacchino, Traccagnino, e tutti gli “ino” della Commedia sono tutt’uno, una sinergia di specialisti, tutti di uguale importanza. Oggi la “Commedia dell’Arte”, che erroneamente la si vuole far coincidere con il Goldoni e con la sua celeberrima “Il servitore dei due Padroni”, rilanciata da Strehler nel 1947, è viva e vegeta nella continuità della tradizione. Dai valori e significati universali, è uno straordinario patrimonio artistico ed espressivo che viene studiato in tutto il mondo per essere migliori attori. A dire il vero all’estero ce la invidiano, mentre in Italia, dove ha avuto origine, da molti è vissuta come un fastidio del quale ci si dovrebbe sbarazzare. Antonio Fava ne è il diretto prosecutore, è sua “La maschera comica nella Commedia dell’Arte”: attore teatrale, scrittore e drammaturgo italiano, maestro di Commedia dell'Arte e di discipline comiche, direttore della Scuola Internazionale dell'Attore Comico a Reggio Emilia, realizza per la sua scuola, maschere in cuoio che presenta nei vari spettacoli. Insegna Commedia dell'Arte in diversi istituti e in accademie di arte drammatica di varie città europee e americane. In calce il video di uno dei suoi meravigliosi e straordinari Stage Internazionali che, personalmente ho avuto l’opportunità e l’onore di frequentare. Buona visione e buon divertimento!     

Insegnante, attrice teatrale

Continuate a seguire .
Un sipario che si apre sulla vita…
           



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