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CRISTO sulla CROCE accompagnato dall’opera di F.J. Haydn: sette PAROLE che pochi conoscono…

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Pubblicato da M° Marco Corcella in MUSICA E TEATRO · 30 Marzo 2021
Tags: crocemusicacristo
Per usare una frase cara al maestro Riccardo Muti, che ha scritto un libro con Massimo Cacciari, sull’opera musicale protagonista di questo articolo, La musica non descrive, la musica evoca”.
Ecco, in questo caso la musica non solo evoca, ma parla, ricalca con le note le sillabe delle parole, che sono pesanti, come quelle della Passione di Cristo, e l’opera in questione non fa parte delle “Hit” della Settimana Santa, non fa parte del repertorio delle bande che scandiscono i momenti di devozione più o meno sentita o solo popolare di questo periodo.
Lo “Stabat Mater” di Gioacchino Rossini è una delle hit, insieme alle varie marce funebri, che fanno parte di una cultura che fortunatamente sopravvive, quella delle bande appunto, tanto bistrattate, malmenate, ma che hanno avuto il grande merito di diffondere cultura musicale “alta” od operistica, tra le classi più popolari, soprattutto al Meridione.
Le “non hit”, come lo “Stabat Mater” di Giovan Battista Pergolesi, sublime, o “Le sette ultime parole del nostro Redentore in croce o Le sette ultime parole di Cristo sulla croce” di Franz Joseph Haydn[1], argomento di questo articolo, meritano invece grande attenzione.


«Ogni sonata, o ogni testo, è espresso dai soli mezzi della musica strumentale in maniera tale che solleciterà necessariamente l'impressione più profonda nell'animo dell'ascoltatore più distratto.», sono parole dello stesso autore, di una opera composta da sette perle di dieci minuto ciascuno, scritta in varie versioni a partire dal 1786, commissionata da don José Sáenz de Santa María per le celebrazioni del Venerdì Santo nella chiesa della Santa Cueva di Cadice.
È un’opera di una modernità straordinaria, oggi diremmo una musica da concerto meditazione, il cui scopo era quello di commento sonoro alle meditazioni del sacerdote, dopo aver pronunciato ognuna delle sette frasi che Cristo pronuncia sulla croce, la “Summa Passionis”, prese dai Vangeli.

È una musica che attraverso pause, dissonanze, melodie che salgono e scendono, che scandiscono metricamente i testi delle varie parti, parla di ferite, sospiri, dolore ma anche di luce e speranza.

Per esempio, “Hodie mecum eris”, il secondo brano, inizia con un’atmosfera tetra, buia, come il momento oscuro della sofferenza, con le lacrime e i sospiri, i cromatismi dolorosi degli archi.
Ma il secondo tema è il primo tema, ma “illuminato”: si trasforma, quasi si rallegra per la promessa di arrivare alla felicità eterna. Il dualismo buio-luce, che sempre ha caratterizzato il settecento e l’ottocento musicale, qui trova un uso sapiente e adatto, non più solo ricreativo per le orecchie, ma diventa poetica, assume significato letterale e spirituale.
Ma il capolavoro arriva alla quinta sonata: “Sitio”, Ho sete. Qui Haydn, ci fa sentire addirittura le gocce d’acqua, con i pizzicati degli archi, tipico procedimento compositivo per evocare questa immagine, che eseguono due sole note, sulle sillabe Si-tio.
Due note per creare tutto; il suo allievo Beethoven, ne userà quattro, per farne la Sinfonia n.5.
Abbiamo parlato di scansione sillabica musicale delle parole, o come vengono chiamati “motti musicali”, ma alla fine arriva l’evocazione potente, il Terremoto che al termine della Passione sconquassa tutto, utilizzando tutto ciò che in musica può rappresentare uno stravolgimento, in questo caso la Natura che partecipa in prima persona all’evento della Passione: fortissimi, ritmi frenetici, poliritmia (ritmi diversi suonati dalle varie parti dell’orchestra), dissonanze, tremoli, note accentate.
Il degno finale pirotecnico di un’opera meravigliosa, che merita di essere ascoltata e meditata.
Per approfondire
Riccardo Muti Massimo Cacciari, Le sette parole di Cristo, edizioni “il Mulino”.

Musicista e Insegnante di Chitarra  

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[1] Il titolo originale è “Musica instrumentale sopra le 7 ultime parole del nostro Redentore in croce ovvero Sette Sonate con una introduzione ed alla fine un Terremoto”.
         



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