Blackout SOCIAL, dite la Verità: come siete stati?

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Blackout SOCIAL, dite la Verità: come siete stati?

Cittadellinfanzia
Pubblicato da Dott.ssa Iolanda d'Abbruzzo in APPRENDIMENTO · 14 Ottobre 2021
Tags: socialdipendenzanomofobia
Valutando un argomento per il prossimo articolo (ne ho tanti in mente), il mio pensiero è volato al down di alcuni social accaduto per circa sei ore (poco più di qualche settimana fa) a causa di un malfunzionamento mondiale.
Panico totale, perché ormai la gente non sa più vivere senza i social.
In realtà, devo dire che non me ne sono accorta subito, dal momento che ero fuori per una passeggiata, immersa tra il verde degli alberi, il cielo azzurro e poi le vetrine dei negozi. Sono andata anche in chiesa per una preghiera nel giorno di San Francesco d’Assisi.
Ad un certo punto mi arriva un SMS di qualcuno, di quelli classici che arrivavano un tempo, per avvisarmi dell’accaduto. La cosa non mi ha turbata più di tanto e non mi ha cambiato la vita, dunque ho proseguito ciò che stavo facendo, una passeggiata molto rilassante in uno splendido pomeriggio… direi estivo, pur se ad ottobre.

Tornata a casa, ho pensato che in fondo sia stato bello vivere respirando il momento, senza quelle notifiche dei social, senza tutta quella realtà virtuale che di reale ha ben poco.

E’ proprio bello guardare il cielo, i paesaggi, dal vivo non dalle foto, stessa cosa dicasi per le persone. In quelle sei ore di silenzio social, il telefono non ha inviato le solite notifiche dei messaggi di WhatsApp, ma ho riassaporato il gusto del parlarsi a voce, cosa che quasi non facciamo più da anni ormai, prima per gli SMS, adesso per i messaggi di WhatsApp. Quasi vi fosse una paura di parlarsi a voce, di non saperlo più fare, perché il parlare a voce richiede responsabilità e coinvolgimento di tutta la persona.

Il parlare a voce, però, ci dà anche il regalo di farci sentire meno soli, cosa che un freddo messaggino fa molto meno.

Certo non si può retrocedere nello sviluppo tecnologico e nemmeno demonizzare il nuovo, ma si può scegliere di dare più spazio alle persone in carne ed ossa, alla visione reale dei panorami, di
un tramonto, di cieli azzurri.



Detto questo, la cosa che più mi ha lasciata basita e perplessa è stato leggere i post, il giorno dopo, sui vari social, scritti sia da amici che da personaggi famosi. Innanzitutto la mattina successiva ho notato molte persone connesse già alle cinque del mattino (io mi sveglio sempre presto), anche chi, di solito, non lo fa, come vi fosse un’ansia da mancata visualizzazione di post e notizie. Poi la cosa che maggiormente non ho capito è stato il tono sarcastico di tanti post che ho letto,  il cui contenuto parlava del non essersi accorti del malfunzionamento dei social, cosa impossibile. Quasi vi fosse la necessità di dire al mondo che ci si connette poco, quando invece ormai si sa che non è così. Tutti siamo connessi, anche chi condivide poco o non condivide notizie o post vari per molto tempo. Quindi, di fronte a tale fenomeno, mi sono posta delle domande sul piano pedagogico, sociologico e psicologico: Perché la gente che utilizza spesso i social afferma di non farlo? Perché si ha questo bisogno di apparire diversi dando un’immagine di sé che non corrisponde al reale? Come, ad esempio, quando si è tristi però si vuole per forza apparire allegri. Qual è il vuoto interiore che va a compensare tutto ciò?
Qual è il bisogno di far vedere al mondo che si è troppo impegnati per stare sui social e quindi li si snobba e, invece, quelle stesse persone li utilizzano moltissimo? Ecco, questo mi ha lasciata pensierosa il giorno dopo del down e un po’ mi ha rattristata più del disagio stesso del pomeriggio precedente per sole sei ore senza vita virtuale. Forse, capendo e colmando bene i nostri vuoti, diventeremo persone migliori, più felici e potremo creare una società più bella!
Pedagogista Consulente Filosofico Bioetico e Pedagogico

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