“I fratelli De Filippo”, storia di tre fratelli senza padre e un unico Amore

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“I fratelli De Filippo”, storia di tre fratelli senza padre e un unico Amore

Cittadellinfanzia
Pubblicato da Dott.ssa Beatrice Chieppa in MUSICA E TEATRO · 13 Gennaio 2022
Tags: teatrodefilippocommedia

Cari lettori, in questo mio articolo vi voglio parlare di tre giganti del Teatro e del Cinema e di un film, quello di Sergio Rubini trasmesso in tv: “I fratelli De Filippo”. Vorrei parlarvene e mentre lo faccio applaudo al regista del film che ha saputo cogliere dei tre, quelle peculiarità che li hanno caratterizzati facendone di ognuno un interprete diverso, perché i fratelli De Filippo erano diversi, ciascuno con un proprio carattere ben definito e una propria statura nel campo artistico. Certo, chi il mondo intero ricorda è proprio Eduardo, considerato il padre del neorealismo - Rubini lo racconta quando ancora giovanissimo costruisce la sua forte identità di attore, poeta e drammaturgo ritraendolo solo in una camera della sua casa a provare e riprovare, infaticabile, i caratteri, le facce e le smorfie del volto e dell’anima. Questo era Eduardo e questo e molto altro ancora ha trasmesso in eredità al mondo del Teatro: mi ha colpito un passaggio del film in cui il grande De Filippo nel reclamare un’esistenza segnata dal mancato riconoscimento paterno - figli di una madre, Luisa De Filippo da cui hanno preso il nome, e  di un padre, Eduardo Scarpetta, che sin dalla nascita i tre fratelli chiameranno zio - parlava della verità che sarebbe dovuta venir fuori da quel singolare ingegno e dal desiderio di mettersi a nudo: “rubare” - diceva - “dai vicoli e dalla strada entrando nelle vite, osservandole attentamente e carpendone storie, disagi, problemi, disperazioni e gioie” e portarle sul palco, filtrate dal loro straordinario modo di rappresentare la realtà. Dopo uno dei primi debutti con la commedia tra le più riuscite del periodo giovanile di



Eduardo, “Sik-Sik, l'artefice magico”, nel cui spettacolo la sorella Titina riceverà fischi in quanto inadatta a ricoprire il ruolo di soubrette, anni dopo scrisse appositamente per lei “Filumena Marturano”, dal cui ruolo e interpretazione seppe scoprire di Titina la sua alta carica espressiva e talento senza eguali. Diverso il rapporto che lega i due fratelli, Eduardo e Peppino. Sergio Rubini ritrae attimi degli infiniti screzi che attraversano la vita dei due, contraddistinti da un differente modo di osservare le cose. Sin da piccolo Peppino è divertito da una vena comica che non lo abbandonerà mai, diversamente da Eduardo più introspettivo.
Personalmente nasco e cresco io stessa come attrice respirando gli umori di atti unici scritti da Peppino, in una Compagnia, una delle prime nate nella mia città, guarda caso denominata del “Teatro Umoristico” - come la prima vera Compagnia dei tre fratelli- dove ho potuto venire a contatto con il mondo del Teatro, amandolo di un amore viscerale.
Rubini non va oltre.
Il suo intento è quello di raccontare la storia di tre fratelli e di un’infanzia, la loro, senza un padre, ma che da quel padre (Eduardo Scarpetta, uno dei maggiori commediografi e interpreti dei primi del novecento partenopeo) erediteranno un raro talento, ricco e che continua a far parlare della loro arte nel mondo (Eduardo De Filippo senatore a vita per mano di Pertini e proposto al Nobel per la letteratura, sarà uno degli autori insieme a Pirandello, Dario Fo e Goldoni più rappresentati e conosciuti all’estero). Chiudo il mio breve contributo invitandovi a vedere la pellicola di Rubini, un reale gioiello, un punto da cui partire per conoscere un tratto significativo del nostro Teatro forgiandone la storia: un miracolo di vita vera, unica e autentica.

Insegnante, attrice teatrale

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