"Mio figlio è un dio!". Cosa accade con questa feroce convinzione?

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"Mio figlio è un dio!". Cosa accade con questa feroce convinzione?

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Pubblicato da Città dell'Infanzia in PARLIAMO DI... · Giovedì 11 Gen 2024
Tags: autostimaegoismonarcisimogenitorifigli
Sei bello e unico… bravo… nessuno è come te… tutti ti invidiano… tutti ti copiano…”.
 
Queste sono solo alcune delle espressioni proferite da qualche genitore a “beneficio” dei propri pargoli. Piccoli dèi osannati nel quotidiano, rinvigoriti da una pressante forza verbale che riverbera “gesta cavalleresche” di vita, spesso sfociante in un “noi siamo unici” di carattere “familiare”. La forza e convinzione con cui questa puntellante persuasione viene attuata diventa un vero e proprio tormento che, in modo quasi inconsapevole, si esercita anche sull'ambiente circostante, cercando di agglomerare individui che possano giungere a confermare, senza dubbio alcuno, l’assioma della unicità del proprio figlio, della propria figlia o del proprio ambiente familiare.

Allora si costruiscono voli pindarici di fantomatici atti di denigrazione subiti e conseguente colpevolezza di reato, solo perché “la grandezza è inarrivabile”.

Ora, pur ammettendo eventuali abilità, cosa accade in un bambino che cresce nella convinzione di possedere grandiosità, unicità e magnificenza? La vita è un cammino molto complicato. Il percorso non è mai uguale e, nostro malgrado, i sassi sulla via, spesso, superano numericamente le discese. Cosa si insegna ad un bambino che si ritrova intrappolato nella inossidabile convinzione di valere più degli altri, di essere un piccolo lord (incompreso) alle prese con una “plebe” ignorante? Scatta una molla di iper-protezione che interviene quando queste piccole “vittime” del mondo circostante entrano in conflitto con coetanei, insegnanti, o altre figure educativo-genitoriali. È difficile, infatti, riconoscere i “no” quando non si è mai stati abituati a comprenderli ed, eventualmente, a metabolizzarli. Ecco che, quindi, il genitore “elicottero” interviene per salvare il proprio figlio dalle “ingiurie” e dai dissidi. Crescendo, questi nuovi uomini e donne, sviluppano un evidente senso di solitudine tossico perché supportato dalla esacerbante convinzione di “non essere per tutti” e cercano, in modo quasi spasmodico, di incontrare chi possa rinvigorire il concetto di “straordinarietà” in cui sono, irrimediabilmente, intrappolati. Ne consegue una vita sociale frammentata da litigi, rotture, ritorni, nuove rotture, proselitismo calunniante e concitato a danno dei “carnefici” e consolante per la "vittima"… insomma, un cammino frastagliato e, in taluni casi, tarpante ali e identità. Il ruolo del genitore è ultra complesso. In verità, non esiste un manuale che ci guidi meccanicamente all'applicazione di regole pratiche. Si impara sul campo, inciampando, fallendo e, talvolta, raccogliendo successi.



Tuttavia, buona norma è, sempre e comunque, considerare che la vera crescita risiede nella conquista autonoma delle proprie vette. Il genitore è una guida essenziale in questa salita, non una sostituzione. Se ad ogni caduta consegue una difesa con spade sguainate, questi ragazzi saranno foglie pronte a esser spazzate via al primo vento non attutito.

Accettare i “no”, anche quelli ingiusti (perché la vita sa essere ferocemente ingiusta), diviene, quindi, chiave essenziale di traduzione della realtà e spinta propulsiva all'auto-miglioramento.

Farsi abbracciare, costantemente, dall'ala protettiva del genitore è fallimento certo, devastante di fronte al gap tra convinzione e realtà. Insegniamo ai nostri ragazzi ad essere resilienti, propositivi, determinati e coscienti delle proprie forze e debolezze, a lottare per qualcosa di più grande, a fare gioco di squadra. Siamo puntini luminosi in un universo di possibilità, insieme si può divenire luce abbagliante, rispettando se stessi e gli altri nella propria unicità. Non siamo supereroi, semplicemente guerrieri in una tormenta esistenziale dalla quale si può venir fuori ammaccati ma, sicuramente, vincenti.  Ricordiamoci che si può apprezzare la luce…solo riconoscendo l’oscurità.  E di lì…nuova vita sarà.

"...Perché chi lotta per qualcosa, non sarà mai perso!"



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