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SESSO dietro un monitor. L’ultima maledetta MODA degli adolescenti!

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Pubblicato da in PSICOLOGIA · 26 Settembre 2019
Tags: sextingwebpericoli
È da poco presente nel nostro lessico il termine ‘sexting’: deriva dalla fusione di due parole inglesi, ‘sexe ‘texting’. Si tratta di un neologismo utilizzato per indicare l’invio di messaggi e immagini sessualmente espliciti attraverso smartphone o altri mezzi informatici. Tale pratica è nata negli Stati Uniti tra i giovani in età dai 14 ai 18 anni ed è ormai adottata dai giovani adolescenti italiani. Facile il meccanismo di scambio di immagini e testi:

  • avviene solitamente tra due partner;
  • inizialmente solo tra due partner, ma condivisibili con altri soggetti esterni alla relazione;
  • anche tra due soggetti che non intrattengono ancora una relazione, ma in cui almeno una delle due parti desidera averla.

I fruitori – gli attori stessi – del sexting sono adolescenti e quasi sempre non conoscono la possibile conseguenza di questo materiale che, a tutti gli effetti, è pedo-pornografico che poterebbe agevolmente arrivare/essere inoltrate a destinazioni diverse e non volute. La motivazione dell’utilizzo del sexting può ricondursi al bisogno di essere parte di un gruppo, di piacere, di essere accettati – anche attraverso la ‘conquista’ di un rapporto con uno del gruppo – e sentirsi così all’altezza, esserci, appartenere.

Ma può anche essere voglia di trasgressione, di essere diversi, di primeggiare: poiché il proprio corpo, il proprio intimo, la propria sessualità è privata, come ribellione, c’è chi decide di trasgredire il proprio privato, rendendolo aperto ad un altro o agli altri.

È riconoscibile un tipico comportamento adolescenziale: l’adolescente scopre la propria sessualità e la mostra per sentirsi adulto e lo fa nella disubbidienza, cioè fuori dalle regole comuni. L’età non consente ai ragazzi la rappresentazione della forza e delle conseguenze di questa pratica, prevalentemente:

  • sextortion, estorsione sessuale: ricatto di diffondere i contenuti intimi in cambio di denaro (è comune anche al mondo adulto ed ha interessato anche uomini e donne di potere);
  • revengeporn, vendetta porno: minaccia o effettiva pubblicazione del materiale sessuale senza consenso, ad esempio nei casi di abbandono del partner.

È possibile scongiurare queste pericolose conseguenze? Si può certamente. Bisogna sapere, avere consapevolezza, dibattere apertamente dei contorni del – facile quanto incontrollabile -  meccanismo di diffusione del materiale condiviso, perché ci si possa tutelare. Prima di postare materiale privato porsi alcune semplici preliminari domande:

  • Voglio farlo davvero?
  • Che emozione mi suscita farlo?
  • Cosa può accadere dopo il mio invio? Perdo totalmente il controllo di qualcosa che è mio e che ho voluto condividere solo con un altro/a?


Va ben condiviso che in una relazione sana e improntata sulla sincerità e sulla fiducia, non ci si deve sentire “in obbligo” di dimostrare qualcosa e/o di mostrarsi nel modo che può presumersi vincente; non si può vivere il rapporto nel timore della propria inadeguatezza… si deve, invece, essere liberi di essere e restare se stessi, liberi di esprimere il proprio essere individuale, unico, liberi di scegliere soprattutto relativamente alla sessualità.

Il ruolo dei genitori, degli insegnanti e delle istituzioni è importante: avere consapevolezza di queste tendenze sociali e dei veloci veicoli di diffusione è irrinunciabile.

Come per diversi altri fenomeni di massa che possono sfociare in epiloghi negativi, è fondamentale creare una rete di conoscenza e di discussione su questa pratica soprattutto in funzione di prevenzione.
Più volte ci siamo interessati dei danni che “la rete” e l’esasperazione della “dipendenza digitale” può portare nel soggetto utente, specie in età adolescente e pre-adolescente, cioè meno consapevole.
I danni che derivano da un utilizzo distorto di smatphone e device si rilevano soprattutto a livello psicologico e nella fattispecie sul piano dell’identità sessuale.
I genitori, gli insegnanti non possono mancare di osservare, seguire, “leggere i volti” dei propri ragazzi, senza mai lasciarli soli nei loro discorsi, nelle loro ansie, nelle loro stanze.
Per mettere in atto un’indispensabile forma di prevenzione in questo campo occorre:

  • abbattere i tabù, quello del sesso in questo caso, che tabù non può essere;
  • spiegare all’adolescente che è necessario tutelarsi in rete, perché qualsiasi nostro dato sensibile può facilmente arrivare in mani sbagliate, anche in tempi differiti;
  • evitare di colpevolizzare;
  • nei casi più gravi di cadute in cyberbullismo, denunciare e chiedere l’intervento della Polizia Postale, ormai sensibile e specializzata in questo campo.

Nella “rete” informatica, nei tanti newsgroup  si nascondono, oltre che minori e adolescenti inquieti e inconsapevoli, anche utenti adulti affetti da patologie che per la possibilità di dichiarare false generalità creano e si propongono attraverso profili fake, raggirando illusi e inconsapevoli utenti, ragazze e ragazzi che si affidano mostrando loro intimità in cambio di un like, un “mi piace” in più da esibire sul proprio social! La cronaca è piena soprattutto di casi di minorenni e giovani donne finite nel vortice dei social-web, additate, allontanate… violate e vittime esse stesse poi di un giudizio di superficie, relegate nella solitudine e nell’emarginazione, fino a non reggere il peso di una situazione non voluta e più grande di loro…
Non lasciamo soli i nostri ragazzi, compete a noi aiutarli a crescere!

Psicologa Psicoterapeuta
Team “BIMBI e Tecnologie”

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