Si deve tornare a SCUOLA. L’emergenza dei nostri tempi ha bisogno di PEDAGOGIA!

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Si deve tornare a SCUOLA. L’emergenza dei nostri tempi ha bisogno di PEDAGOGIA!

Cittadellinfanzia
Pubblicato da dott.ssa Iolanda d'Abbruzzo in APPRENDIMENTO · 7 Maggio 2021
Tags: educazionepedagogiapovertà
Riflessioni pedagogiche.

Durante quest’anno di pandemia da Covid-19, che ha determinato una rivoluzione nella vita quotidiana e generale di ognuno di noi, oltre a tante difficoltà e mancanze, è esplosa, con tutta la sua forza, l’emergenza educativa.
Ci troviamo, infatti, di fronte a diverse povertà educative, ad una crisi delle relazioni accentuata dalla DAD (una soluzione ottimale solo per brevi periodi) che tiene i ragazzi incollati davanti ad un monitor, situazione che sta portando all’isolamento, all’apatia, alla noia, alla mancanza di relazioni (mancanza già determinata dalla pandemia in sé), dunque a smorzare qualsiasi desiderio di avanzare e di migliorarsi e purtroppo ad una grave dispersione scolastica.

Da più parti emerge, dunque, un bisogno di pedagogia, di cura educativa e di sostegno a tutti, bambini, ragazzi, docenti, dirigenti, famiglie, anziani.

Perché oggi si avverte questo bisogno collettivo? Beh, perché si sta radicando sempre più una grande e diffusa solitudine.
Di fronte a tale scenario, la figura del PEDAGOGISTA e quella dell’EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO sono maggiormente necessarie in ogni scuola di ogni ordine e grado ed in ogni luogo di cura. Il pedagogista, il cui diploma di laurea è abilitante, è un professionista di livello apicale (legge 205/2017) che ha la funzione di operare in tutti gli ambiti educativi, formativi, pedagogici, socio-assistenziali, da solo o eventualmente con la collaborazione dell’educatore professionale socio-pedagogico.
Detto ciò, mi preme parlare di relazione.
L’essere umano è, per sua natura ontologica, un essere relazionale, perciò non può bastare a se stesso, bensì si manifesta, nella sua realtà più profonda, come ESSERE-PER, INTER-ESSERE. E’ nella relazione con l’altro che la persona costruisce la propria identità personale e sociale, dapprima in famiglia e, subito dopo, nel contesto sociale più grande che è la scuola.



Dunque, esaminando nello specifico il contesto scuola, ciò che più mi preoccupa come pedagogista in questo momento, a parte i programmi che potranno essere sempre ripresi, è il recupero della relazione educativa venuta a mancare in questa eccezionale situazione. Una buona relazione educativa, infatti, favorisce un ottimo apprendimento, una capacità empatica, una competenza comunicativa e relazionale. A scuola, nel confronto con il gruppo dei pari e con i docenti, i ragazzi si formano, perché è lì che ci si comincia a mettere in gioco, si comincia ad apprendere il fallimento, a sbagliare e a capire che non sempre nella vita può andare tutto bene. Si apprendono le life skills, come la conoscenza di sé, il problem-solving, l’autonomia, la capacità di gestire le proprie emozioni, l’empatia, la presa di decisioni, la capacità di gestirsi e di tollerare l’altro, il diverso da me che può anche dirmi che non sempre vado bene. L’altro può confermarci, ma anche contraddirci. Queste competenze necessarie per vivere non si apprendono con la didattica a distanza, chiusi nella propria stanza. Inoltre non ci sono più i ruoli che, invece, sono fondamentali. Ribadisco che la pienezza della vita la si ottiene solo nella reciprocità della relazione. Parlando dietro un monitor, invece, è come se negassimo l’altro, la relazione, ma questo negare la relazione porta a negare anche se stessi perché, come ho detto, è nella relazione che l’uomo vive. Dunque se non c’è relazione non c’è la persona stessa, ma solo alienazione da sé. Oggi stiamo costruendo una società NECROFILA, non BIOFILA (non sono pochi, purtroppo, i casi di cronaca relativi ad episodi di suicidi giovanili). Dunque bisogna scegliere soluzioni di vita. Per questo il ritorno a scuola è fondamentale.

La scuola dev’essere un luogo di vita, di educazione biofila, dove si auspica una massiccia presenza di pedagogisti e di educatori professionali socio-pedagogici che entrino dalla porta principale per supportare il lavoro di dirigenti e docenti oberati, per creare un ponte con la società.

La Pedagogia è vita vissuta e amore, è Scienza dell’Educazione che forma l’uomo. La finalità ultima della relazione educativa è la crescita della persona nel rapporto con se stessa e con l'altro, quindi la capacità di aprirsi alla società attraverso il confronto con l'altro in presenza. Siamo esseri umani, non robot. L’essere umano diventa sempre più persona quanto più sono ricche le sue relazioni.
Detto ciò, la scommessa pedagogica è formare persone competenti nell’umano, bambini e bambine che diventino uomini e donne maturi e responsabili, cittadini attivi che sappiano prendere decisioni forti per il bene comune. Questo dev’essere il compito principale della scuola, accanto a quello dell’istruzione e della trasmissione delle nozioni. La scuola (ma anche l’extrascuola) dovrebbe essere soprattutto un luogo dove apprendere cosa sia la resilienza, la capacità di adattarsi ai cambiamenti che la vita ci pone davanti, per diventare persone capaci di reinventarsi.
Il percorso educativo è un percorso complesso che deve guidare la persona a formarsi sul piano culturale e personale, a ricominciare da capo quando ci si accorge di aver sbagliato strada.

“Lo scopo ultimo dell’educazione è rendere le persone felici” Ikeda.

Pedagogista Consulente Filosofico Bioetico e Pedagogico

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