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Lasciati strappare un sorriso MODERNO con “Gianni Schicchi”: PUCCINI in un’ora!

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Pubblicato da M° Marco Corcella in MUSICA E TEATRO · 13 Febbraio 2021
Tags: pucciniclassicamusica
Gianni Schicchi.
 
Cosa c’è di più familiare e moderno, del nome e cognome di uno che potrebbe essere il nostro vicino o il nostro edicolante di fiducia? Infatti è un personaggio moderno, al centro di una storia moderna. Cosa c’è di più moderno, della storia di un imbroglione di professione?
Cosa c’è di più moderno, di una storia fatta di beghe familiari, che parla di un’eredità che viene difesa con le unghie e con i denti, dai parenti fintamente afflitti del povero zio ricco, morto con un testamento per loro assai svantaggioso, che chiedono aiuto ad un truffatore, che si auto-ricompensa con una mula?
Ecco, a parte la mula come premio, è tutto modernissimo, attualissimo direi.
Se non fosse che in realtà, Gianni è un piccolo personaggio descritto da Dante con pochissime parole nella sua Commedia*, ma reso grande nel 1918 dalla musica di Giacomo Puccini e dalle parole di Gioacchino Forzano, che lo trasformano nel protagonista indiscusso di una piccola opera lirica, “Gianni Schicchi” appunto, l’unica opera buffa scritta dal lucchese.
 
Piccola opera appunto, ma solo nel senso di corta: il gusto del pubblico era già cambiato, si andava verso un consumo più immediato della musica, bisognava raccontare tutto in breve tempo**..
 
Eppure in un’ora c’è tutto: tutto Puccini e la sua sublime arte musicale, tutto Puccini che descrive un’infinità di passioni umane: tristezza (molto finta), gioia, amore, odio, allegria, rabbia.


La storia l’ho accennata, ma il resto ovviamente non ve lo racconto.

Dovete gustarvela, come una sorta di avvicinamento iniziale al suo mondo musicale, senza bisogno di ascoltare due ore e mezza (splendide) di “Tosca” o “Bohème”. Un’ora fatta di passioni tutte umane, di imbrogli, di concitazione, di sentimenti, che la musica di Puccini riesce a descrivere in maniera eccellente, ed una sfida esecutiva per direttore e orchestra,forse proprio perché è un super concentrato di sessanta minuti, di tutta la sapienza musicale del grande genio lucchese.

Ma c’è un’ultima cosa straordinariamente moderna, non solo nello “Schicchi” ma in tutto Puccini: che tutto quello che ascoltiamo da lui, ci è in qualche modo già molto familiare, già molto “da film”, già colonna sonora, già cinema. Succede per esempio, che vediamo in scena un personaggio e ne ascoltiamo il suo vestito “sonoro” con una melodia, spesso ancor prima di vederlo comparire in scena: il Leit Motiv, una sorta di abito solo suo, cucitogli addosso dal sarto compositore, seguendo il suo carattere, quello che fa o quello che rappresenta.
Troviamo un’ora per ascoltarla; Puccini tocca l’anima, con Gianni Schicchi anche le nostre labbra, ma per strapparci un sorriso.

 * «Mi disse: "Quel folletto è Gianni Schicchi, e va rabbioso altrui così conciando".» (Inf. XXX, 32) Gianni Schicchi. - Fiorentino, della famiglia Cavalcanti; è ricordato da Dante come falsificatore. Tratto da Enciclopedia Treccani** anche se era inserita in un Trittico di opere da eseguire insieme, insieme a “Tabarro” e “Suor Angelica”.

 Musicista  e Insegnante di Chitarra  

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