Hai mai provato la sensazione di essere spinto in un burrone, in un momento di apparente tranquillità?

Vai ai contenuti

Hai mai provato la sensazione di essere spinto in un burrone, in un momento di apparente tranquillità?

Cittadellinfanzia
Pubblicato da dott.ssa Vanna Di Lernia in PENSIERI E PAROLE · 9 Gennaio 2022
Tags: traumadisorientamentocaos
E’ pieno giorno, le immagini sono nitide, chiare, intorno tutto ciò che si vede è ciò che è, nulla appare sbiadito o non definito, la luce, poi, amplifica di sicurezza un panorama limpido, certo, per alcuni versi immacolato, in cui la serenità dell’esserci  ha barattato la sua anima con la routine, per rimanere indisturbata.
Immagina di essere scaraventato giù in uno strapiombo, nel momento in cui mai al mondo avresti immaginato neppure un alito di vento scompigliarti i capelli.
Buttato giù, senza la possibilità di ragionare o reagire, da una mano che ti spinge in pieno petto, a volto scoperto, e di te si sbarazza senza alcun minimo cenno di umanità. Così, di punto in bianco, in un millesimo di secondo, un colpo deciso e secco, senza ripensamenti. Nessuna pietà per te che non sapevi neanche dell’esistenza di voragini così profonde e di tanta crudeltà e freddezza.



Intanto vai giù in un volo lungo e perplesso, in cui paradossalmente metti persino in discussione la tua percezione dell’accaduto, pensi ad un incubo, ad una visione ad occhi aperti...Completamente inerme, però, rifletti su quanto quella quiete, fino ad un istante prima barattata al mercato dei compromessi, abbia assopito per troppo tempo la visione reale della tua volontà e che quel tradimento in realtà non sia altro che il riflesso della tua ingenuità e fiducia mal riposta.
Ciò che sta accadendo è tutto vero!

E intanto cadi giù e quel vento di terrore che ti accompagna ritorna a far risuonare il tuo corpo in vibrazioni che da tempo non percepivi.

Come se la paura ti ridestasse da un sonno lungo e asfissiante, una gabbia che ti ha voluto per troppo tempo buono e bravo, immobile nel corpo, silenzioso dentro.
Poi un tonfo e un dolore forte, acuto, profondo, dal centro verso tutte le periferie del tuo corpo che si arrende miseramente a terra, sconfitto dalla forza di gravità. Ormai vinto, senza scampo, tramortito inesorabilmente, vorresti tacere, arrenderti e lasciarti andare, ma capisci che il silenzio, la tua prigione dorata per troppo tempo, concluderebbe i piani del tuo assassino, ed allora inizi ad urlare tutto male, prima piano perché il dolore non lo consente, poi, fino a costo di morire: urli, urli e in quell’urlo liberi la tua anima …
In quel preciso momento capisci che sei salvo, che sei di nuovo vivo e nonostante il colpo e le ferite puoi rialzarti e ricominciare, senza baratti né compromessi. Pensi al torto subito e a chi lo ha inferto con spregiudicata naturalezza e ringrazi quella mano che ti ha spinto giù, perché cadendo hai ritrovato te stesso. Ora è tempo di riprendere il cammino!

Copywriter, donna, mamma

Continuate a seguire
I pensieri e le parole del cuore...
                 



Editore: APS Città dell'Infanzia C.F.92072340729
© Copyright 2014-2021
Città dell'Infanzia
Direttore Responsabile: Serena Gisotti
Torna ai contenuti