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Giornalismo scadente e caos. Lo sai che la causa potresti essere proprio tu?

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Pubblicato da Francesca Tiseo in PENSIERI E PAROLE · 23 Ottobre 2020
Tags: covid19agendasettinginfodemia
Questo periodo è ormai sotto la lente di ingrandimento di tutti per il discorso Covid-19. Avete fatto caso che aprendo i social, sfogliando i giornali o ascoltando la tv la notizia che più ricorre e che è più condivisa è quella relativi ai nuovi contagi e alle disposizioni statali circa il distanziamento sociale?

Possibile che nel mondo non accade nulla di diverso? Possibile che il virus sia l’unica cosa che possa interessarci? Chiaramente no, ma le autorità giornalistiche guidate da quelle dello Stato vogliono che si parli solo di Covid. L’opinione pubblica deve parlare, per gran parte della giornata, solo di questo argomento.

Il fenomeno ha un nome e si chiama Agenda-setting. Questo concetto presuppone uno scarto rilevante tra la parte di realtà vissuta direttamente dalle persone e la parte della realtà conosciuta attraverso i media.
Infatti, gran parte della conoscenza della realtà non può pervenire dalle nostre esperienze personali, ma dalle rappresentazioni proposte dai media. Non possiamo avere conoscenza globale di tutto ciò che accade nel mondo, per questo motivo, non potendo fare esperienza, sul campo, ci si affida alla lettura dei contenuti giornalistici in ogni sua forma. In pratica, in modo subdolo, ci indicano l’importanza, in ordine gerarchico, dei vari temi su cui l’opinione pubblica deve soffermarsi. L’effetto è massimo quando le persone non possono fare esperienza diretta:

       
    • Non possiamo sapere, ad esempio, se effettivamente il numero dei contagiati sia reale;
    • Non possiamo conoscere le reali condizioni di alcuni ospedali convertiti per dare spazio ai malati Covid;
    • Non possiamo infine sapere quanto possa essere devastante un’infezione se non l’abbiamo presa noi in prima persona.

Giocando su questa mancanza diretta di conoscenza da parte del pubblico è facile influenzarlo e diffondere paure e ansie. La minaccia del “non sapere ciò che accadrà” genera nell’individuo una sorta di preoccupazione che se l’aggiungiamo alle norme che regolano il distanziamento sociale, diventa un cocktail esplosivo che può degenerare in ansia lieve o depressioni.


Vorrei essere di aiuto, vorrei confortare queste persone, ma spesso mi rendo conto che non è semplice, perché è più difficile spegnere un sentimento negativo specie se è forte e globale. Allora provo a scrivere.  Chissà che qualcuno, leggendo, possa cogliere un barlume di speranza, ed è per questo  che mi sento di dire che bisogna, sì, rispettare le regole che ci sono state imposte, per se stessi e per la salute degli altri, ma mi permetto di consigliare anche di spegnere la tv, di chiudere i cellulari e dedicarsi all’arricchimento della propria mente e della propria anima. Ci si potrebbe dedicare maggiormente ai propri hobby, passare più tempo con i figli, fare sport, studiare o magari aggiustare quel lavandino che perde da mesi.
Se non ci si può vedere e non si possono condividere serate insieme, insomma se non possiamo regalarci sentimenti positivi legati all’interazionismo, cerchiamo di emozionarci e rimanere stabili ritornando a quelle  attività magari accantonate da tempo.

Non è mai troppo tardi per riassaporare la vita.

Digital marketer e ricercatrice di verità

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