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Fine della giornata: impara anche tu a fermarti. Rilassa mente e corpo, te lo meriti...

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Pubblicato da dott.ssa Vanna Di Lernia in PENSIERI E PAROLE · 23 Novembre 2020
Tags: stresspausasalute
Entro in auto, allaccio le cinture, accendo frettolosamente il motore e avidamente parto. Giornata complicata, faticosa, ho gli occhi stanchi e l’unico pensiero è ritornare a casa.
“Troppe cose, troppi impegni, troppi ruoli”, sussurro in un profondo colloquio con me … Adesso con la didattica a distanza da gestire a casa, con i bambini da aiutare, da supportare, da motivare, ancora di più …
Da domani rallento”, mi prometto, “da domani imparo a demandare, a soprassedere, a non organizzare tutto, perché raramente gli incastri pensati trovano realizzazione nella realtà”.
Mentre guido comprendo che il tragitto del ritorno a casa dal lavoro è l’unico momento vero di relax, in cui mi concedo un riassunto sincero della giornata, in cui vedo distanti tensioni, problematiche, in cui riesco a guardare al di fuori di me senza affanno, forse perché … ritorno a casa …Per un attimo fulmineo mi godo la bugia che “infilare le pantofole” suggellerà definitivamente la fine della mia operatività, almeno per il giorno odierno, ma la bugia, appunto, dura un secondo appagante di estasi fittizia, per poi cadere miseramente nell’archivio pullulante e disordinato dei pensieri di “ciò che devo ancora fare” …    

Intanto guido e inizio a concepire l’idea che non devo rallentare da domani, ma da oggi, da ora, da subito, perché, forse, è proprio questo ciò che devo realmente fare e che sicuramente mi merito!

Respiro profondamente cercando di ossigenare la mente: la strada davanti mi ricorda che non ci sarà mai traguardo e arrivo definitivo, che l’unica cosa che può dipendere da me è la maniera di guardare il tragitto, la prospettiva che intendo dare al percorso, il modo di esplorare il paesaggio, imparando, oggi a “bruciare l’asfalto”, domani, anche a concedermi il lusso di rallentare e, perché no, persino di fermarmi.


E allora prometto a me stessa che, una volta ritornata a casa, nessun dovere inquieterà la mia mente, che, se vorrò, potrò fermarmi, potrò distendere la mente e con essa anche il  corpo, smettendo di illudermi di poter mantenere il passo dei secondi che scorrono, smettendo di pretendere di vincere sempre la corsa contro il tempo che, inevitabilmente, taglia ogni volta il nastro prima di me. E’ come se giocasse d’anticipo per battermi spudoratamente, o si divertisse a vedermi sfinita di faticaquasi fino all’arrivo, per poi farmi cadere meschinamente: da oggi decido di non fargli più la guerra, di essergli alleata, di accettarlo con l’umiltà di lasciarlo scorrere senza volerlo inseguire, afferrare, fermarlo per riempirlo a più non posso di ciò che oggettivamente non può contenere.
Respiro profondamente, avverto una strana sensazione di leggerezza
Ecco: sono a casa.

Copywriter, donna, mamma

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