Donne e Scienza: serve solo PASSIONE. Intervista ad una donna che ce l’ha fatta!

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Donne e Scienza: serve solo PASSIONE. Intervista ad una donna che ce l’ha fatta!

Cittadellinfanzia
Pubblicato da Dott.ssa Ilaria De Marinis in LETTURA E RACCONTI · 18 Dicembre 2020
Tags: scienzadonnasuccesso
In questi ultimi anni sono stati pubblicati diversi libri afferenti alla letteratura per bambini e ragazzi con lo scopo di rendere note le vite e i meriti di donne divenute famose per il loro contributo in ambito scientifico.  Tuttavia ciò che emerge, a mio parere, è sempre il concetto di “straordinarietà” relativo al legame tra la figura femminile e la Scienza, mentre si dovrebbe puntare maggiormente sul considerare come l’amore, la passione per le discipline scientifiche e la sete di conoscenza possano essere caratteristiche indistintamente presenti sia in donne che in uomini e, dunque, coltivate attraverso lo studio e l’impegno nel proprio lavoro.  Le donne descritte, spesso, appaiono come figure lontane dalla vita comune, sono idealizzate.

Per questa ragione, oggi voglio parlarvi di Arianna Ricchiuti, una ragazza pugliese che ha saputo trasformare la sua passione nel suo lavoro quotidiano.

Ho avuto il piacere di incontrare Arianna durante uno degli eventi di osservazione astronomica proposti dal Planetario di Bari. Il suo percorso mi ha fatto subito pensare a quanto potesse essere importante, per le bambine e i bambini, conoscere l’esperienza di vita di questa giovane donna come testimonianza del valore dell’amore per la scienza. Fin da bambina Arianna ha avuto un forte interesse per la natura, che piano piano si è spostato verso le stelle e l’Universo. Il merito, come lei stessa afferma, probabilmente è da riconoscere in primis alla sua famiglia, in quanto, anziché bambole, le regalava dinosauri, puzzle e riviste come Focus. In secondo luogo, ad alcune maestre che hanno saputo rendere le scienze davvero affascinanti.
C’è stato poi un evento particolare: per i suoi 20 anni il papà le ha comprato un telescopio. Quello è stato il motore che l’ha spinta a prendere sul serio la sua passione per la scienza.
Quando avevo solo 20 anni e ancora non sapevo nulla di divulgazione scientifica, il direttore del Planetario di Bari, Pierluigi Catizone, che io chiamo da sempre “Maestro”, mi ha presa a lavorare con sé. Da quel momento questo luogo è diventato la mia seconda casa e gli anni trascorsi lì sono stati i più belli della mia vita. Eravamo un’azienda piccola e sconosciuta a conduzione “familiare”, che tentava di muovere i primi passi nel panorama scientifico-culturale pugliese con un piccolo planetario gonfiabile e due telescopi. Nel corso del tempo, io sono letteralmente cresciuta al Planetario e il Planetario è cresciuto con me. Oggi gestiamo uno dei planetari più grandi d’Italia, un osservatorio astronomico e un centro visite sulle Murge. Pierluigi è stato fondamentale nel mio percorso e sarà sempre un punto di riferimento per me. Mi ha insegnato tutto con pazienza e dedizione, dall‘osservazione del cielo all‘uso dei telescopi, dalla conduzione di uno show, alla gestione amministrativa dell’azienda. Mi ha sempre dato fiducia, incoraggiata e premiata quando facevo un buon lavoro. Non so cosa abbia visto in me, ma gliene sarò sempre grata. Senza di lui e il planetario non sarei dove sono ora.



Oggi Arianna lavora, in qualità di Editor, nell’Ufficio Comunicazione dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per conto di EJR-Quartz, e ha il compito di preparare e gestire tutte le comunicazioni e gli eventi per i suoi colleghi:
Lavorare all’Agenzia Spaziale Europea è sempre stato il mio sogno, per cui negli anni ho cercato di fare i passi giusti per concretizzarlo. Quando sono arrivata in ESA per lo stage, mi sentivo piccola e investita di un’opportunità molto più grande di me. Camminavo per i corridoi di ESTEC piena di emozione e incredulità, e mi batteva forte il cuore. A ESTEC, la sede dove lavoro io, situata in Olanda, abbiamo una grande sala espositiva chiamata High Bay, con riproduzioni di lanciatori, rover e della Stazione Spaziale Internazionale e ricordo che ogni giorno mi prendevo dieci minuti per fare una passeggiata lì e godermi l’atmosfera.
Quest’anno sono stata impegnata con l’organizzazione dell’Open Day del 4 ottobre, una giornata in cui solitamente trasformiamo ESTEC in una specie di parco divertimenti spaziale e permettiamo al pubblico di entrare per scoprire le nostre attività e incontrare dal vivo i nostri scienziati e astronauti.
Purtroppo, a causa della pandemia, abbiamo optato per un formato virtuale, ma ce l’abbiamo messa tutta per renderlo comunque speciale. In particolare, mi sono occupata di organizzare una sessione online con quattro astronauti, due dei quali live: Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano.
Arianna è una biologa, ma si è specializzata in comunicazione della scienza.
Mentre frequentava biologia ha cercato di orientare il suo percorso verso l’astrobiologia, quindi, ad esempio, per la sua tesi ha studiato alcuni organismi terrestri che riescono a sopravvivere in condizioni spaziali, come i batteri e animaletti chiamati tardigradi. L’astrobiologia è la scienza che cerca di risolvere un mistero secolare: c’è vita nell’Universo?
Nella pratica, gli astrobiologi cercano di comprendere come la vita sia nata esattamente sulla Terra, quali forme di vita possano originarsi ed evolversi su altri mondi, e anche come possano diffondersi nell‘Universo. La sua passione l’ha portata anche ad accompagnare una ricercatrice in Sud America, alla ricerca dei microrganismi che riescono a vivere in un luogo inospitale come il deserto di Atacama. Nel 2016, ha portato l’astrobiologia in un talent show sulla divulgazione scientifica, FameLab, conseguendo il premio per il primo e il terzo posto. Quest’anno ha partecipato a un concorso dell’EANA, il network europeo di astrobiologia, in cui i partecipanti dovevano raccontare il proprio progetto di ricerca con un breve video divulgativo e, parlando della sua tesi di Master, dedicata alla comunicazione dell’astrobiologia nei planetari italiani, ha vinto il secondo posto.
Arianna, alla fine del suo racconto, ha voluto dedicare un messaggio a tutte le bambine che amano la scienza e vorrebbero intraprendere lo studio di materie scientifiche:
Siate coraggiose, indipendenti e originali. Giocate con i giochi che preferite, non importa se una Barbie, un pallone o entrambi. Se vi piace di più il blu rispetto al rosa, sappiate che va bene. Portate con fierezza i capelli rossi e i tatuaggi. Non abbiate paura di buttarvi in nuove esperienze, che sia entrare nell’Accademia Aeronautica o lanciarvi con il paracadute. Cogliete le opportunità.
Siate consapevoli dei vostri limiti, e ancora di più dei vostri punti di forza. La narrazione del “puoi superare ogni tuo limite” e del “nulla è impossibile” non mi è mai piaciuta, perché semplicemente falsa. Tutti abbiamo dei limiti ed è buona cosa cercare di migliorarli, ma ad un certo punto bisogna anche concentrare le energie sulle nostre qualità, lavorando al massimo su quelle. Circondatevi di persone che vi supportino. Chi vi vuole davvero bene vi starà sempre accanto, non importa cosa accada. Ricordatevi di loro quando arriverete in alto, e ricordate anche che ogni punto di arrivo non è altro che un punto di partenza.
Un grazie speciale ad Arianna per aver accettato con grande entusiasmo di raccontare la sua esperienza. Mi auguro che possa fungere da esempio concreto e fonte di motivazione per tutti coloro che ogni giorno si adoperano con dedizione, studio e impegno per realizzare i propri sogni.

Scrittrice e Narratrice

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