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DAD e monitor nero: se la maestra non si mostrasse in volto durante le videolezioni?

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Pubblicato da Dott.ssa Roberta Di Lernia in PSICOLOGIA · 15 Febbraio 2021
Tags: dadddivideolezioni
Rebecca ha 8 anni ed ogni mattina si sveglia alle 7,30 per cominciare la sua giornata. Fa colazione e subito si posiziona davanti al pc, saluta la sua maestra: “ buongiorno maestra..”, con una timida voce ed un sorriso raggiante che subito si spegne, perché dall’alta parte dello schermo la maestra risponde con una voce robotica, priva di emozioni, non mostra il suo viso, ma sullo schermo compare solo la sua iniziale che si muove in modo intermittente in base al ritmo della sua voce.
Ogni giorno, da quando è cominciata la DAD, Rebecca spera di poter vedere il viso della sua maestra, i suoi occhi, il suo sorriso, ma puntualmente l’aspettativa resta delusa perché la sua maestra preferisce non mostrarsi, non ritenendolo utile ai fini dell’apprendimento didattico.
La motivazione allo studio di Rebecca, nell’ultimo periodo, è decisamente diminuita, eppure la bambina prima della Dad era entusiasta di andare a scuola e felice di trascorrere del tempo con i suoi compagni e con la sua maestra.
Da alcuni mesi la sua giornata didattica la trascorre sempre nello stesso modo: davanti al suo pc, svolgendo verifiche, ascoltando spiegazioni provenienti da una iniziale, leggendo ad alta voce e scrivendo senza nessun tipo di spazio per un confronto emotivo con i suoi compagni né con la sua insegnante.



Rebecca, in questa modalità di fare scuola, non ha modo di esprimere le emozioni che vive in questo periodo difficile e di continuo ed imprevedibile cambiamento, è sempre triste e nell’ultimo periodo ha iniziato a manifestare alcuni sintomi d’ansia che non le consentono di vivere serenamente.

Si assenta spesso dalle lezioni, a causa di frequenti mal di testa e nausea che le impediscono di stare davanti al pc.

Cristina ha 8 anni e, come Rebecca, ogni mattina, si sveglia per svolgere le sue lezioni in Dad. Non vede l’ora di entrare nella sua classe virtuale. Ogni mattina saluta la sua maestra, che risponde con voce gioiosa ed un sorriso radioso: ”buongiorno, Cristina! Sono davvero felice di vederti. Come stai? Sei pronta per cominciare questa nuova giornata con tutti noi?La bambina è molto felice di vedere la sua maestra, il suo sorriso, ed i suoi occhi dolci e familiari, si sente coinvolta, ascoltata, accolta e supportata dal punto di vista emotivo. Nella sua classe è un’abitudine ormai consolidata ascoltare musica rilassante prima di iniziare le lezioni e poter confrontarsi con i suoi compagni rispetto ai propri stati emotivi, questi rappresentano dei veri e propri momenti di condivisione e di crescita per tutti.

Cristina e Rebecca sono due bambine della stessa età che svolgono DAD, ma in modo diverso.

La DAD fatta con il cuore, in cui si riserva uno spazio privilegiato alle emozioni, è la modalità di “essere scuola” che promuove la crescita del bambino prima di tutto dal punto di vista emotivo, oltre che culturale.
Questo dovrebbe essere uno dei compiti della scuola: fornire un luogo sicuro per i nostri figli proprio in questo periodo di assoluta confusione, nel quale i veri eroi sono propri i bambini che hanno dovuto, a loro insaputa, rivoluzionare la loro vita per fronteggiare la paura di un virus sconosciuto.
La domanda che ogni scuola dovrebbe porsi è: che tipo di persona intendo formare?
Un tuttologo con delle carenze dal punto di vista emotivo o una persona emotivamente equilibrata con conoscenze da poter perfezionare durante il corso della propria vita?
A voi le riflessioni.

Psicologa, Specializzanda in Psicoterapia Cognitiva
                        
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La mente è solo una delle porte sulla vita...
         
 
 
       
 
 
                       



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