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Avete mai pensato che bisogna allenare la VOLONTÀ per imparare a VIVERE?

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Pubblicato da Dott.ssa Iolanda d'Abbruzzo in APPRENDIMENTO · 1 Giugno 2020
Tags: volontàvitalettura
Il modello etico che l’uomo di oggi può recuperare dall’antichità è quello degli esercizi spirituali, delle <<pratiche di sé>> come li chiama Foucault, che permettono di diventare padroni di se stessi, di trovare la felicità nella libertà e nell’indipendenza interiore, di vedere l’universo con occhi nuovi, come se lo si vedesse per la prima volta, scoprendo, nel godimento del momento presente, il mistero e lo splendore dell’esistenza. Gli esercizi spirituali proposti dai filosofi greci antichi sono un’attività pratica del pensiero e della volontà, un lavoro su se stessi, per cui necessitano di una dimensione pragmatica, altrimenti restano vuoti; sono chiamati spirituali perché impegnano tutto lo spirito.
Il loro obiettivo, infatti, è guarire e formare gli animi, portare il soggetto al controllo di sé, ad una maggiore attenzione  a se stesso, ad una maggiore consapevolezza, a rafforzare la volontà, a controllare la collera, la curiosità, le proprie parole, quindi a vedersi con occhi nuovi e a migliorarsi e a realizzarsi sempre più.

Dunque gli esercizi spirituali hanno un alto valore morale ed esistenziale in quanto conducono all’educazione di sé per imparare a vivere.

Il filosofo francese Pierre Hadot (1922-2010) ne presenta alcuni molto interessanti. In quest’articolo ne cito solo qualcuno. Il primo è la lettura che, come tutti gli esercizi spirituali, contribuisce alla formazione e alla trasformazione dell’animo umano. È un esercizio spirituale difficile perché, oggi, non sappiamo più leggere con concentrazione, senza distrazioni.

La lettura, infatti, implica il fermarsi da tutto e concentrarsi sul testo, il liberarsi dalle preoccupazioni, il ritornare a se stessi, meditando con calma, riflettendo, lasciando parlare i testi.

Un altro importantissimo esercizio spirituale è l’attenzione al momento presente che, per gli epicurei, è invito alla distensione e alla serenità. Questi ultimi sostengono cioè che la preoccupazione eccessiva per il futuro ci distrugge e non ci permette di godere del semplice fatto di esistere, quindi del momento presente, cioè il famoso <<Carpe diem>> di Orazio.


Per gli epicurei la concentrazione sul momento presente è il segreto degli esercizi spirituali, perché libera dal passato e dal futuro che non dipendono da noi, portando così ad una trasformazione della personalità.

Dunque bisogna essere felici sin da ora, altrimenti non lo saremo mai.

L’attenzione a se stessi nel momento presente è legata ad un altro esercizio spirituale importante che è la meditazione che può preparare anche a circostanze inattese. Essa consiste nel considerare, al mattino, ciò che si deve fare durante la giornata e nel fissare i pensieri che dirigeranno e suggeriranno le azioni. Alla sera, poi, il soggetto deve esaminarsi di nuovo su ciò che ha fatto e che non ha fatto, per rendersi conto delle colpe o dei progressi compiuti. Esaminerà anche i propri sogni.

L’esercizio della meditazione, inoltre, aiuta l’individuo a dialogare con se stesso (il famoso dialogo socratico che invitava all’esame di coscienza, alla ricerca del bene, al <<Conosci te stesso>>, all’attenzione e al rispetto verso se stessi, che costituisce il fondamento di ogni esercizio spirituale), portandolo a comprendere che è bene distinguere tra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi.

La meditazione si nutre molto semplicemente anche della lettura di frasi di poeti e filosofi. Dunque dai filosofi antichi abbiamo ereditato questa pratica. Oggi, infatti, si parla molto di Mindfulness  che è la traduzione in inglese della parola Sati in lingua Pali, che significa attenzione consapevole. Essa consiste appunto nel prestare attenzione in ogni momento a se stessi, nell’avere consapevolezza del proprio qui ed ora, liberandosi dai condizionamenti passati e da continui pensieri invadenti, per controllare meglio il sorgere di pensieri negativi con i quali spesso ci identifichiamo e che contribuiscono al malessere emotivo. Questi metodi pratici (ce ne sono altri), dunque, ci fanno comprendere l’enorme potere terapeutico della parola e dei consigli dei filosofi antichi i quali ci danno le istruzioni per affrontare al meglio i momenti difficili, per comprendere le situazioni che viviamo, sia belle che brutte, affinché possiamo dirigerci sempre più, con consapevolezza e felicità, verso il nostro bene e la nostra crescita interiore al fine di relazionarci meglio anche con gli altri.

Cfr. P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Ed. Einaudi, Torino 2005

Pedagogista Consulente Filosofico, Bioetico e Pedagogico

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