Abbiamo un disperato BISOGNO di uscire dalla nostra SOLITUDINE e raccontarci. Sai chi è il consulente filosofico?

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Abbiamo un disperato BISOGNO di uscire dalla nostra SOLITUDINE e raccontarci. Sai chi è il consulente filosofico?

Cittadellinfanzia
Pubblicato da Dott.ssa Iolanda d'Abbruzzo in APPRENDIMENTO · 6 Marzo 2020
Tags: counselingfilosofiacounselor
Il problema essenziale dell’uomo postmoderno è che ha perso la sua unicità. Dunque va recuperata l’arte di vivere: la spiritualità. L’uomo non è solo una macchina fisica, bensì è anche mente, riflessione, quindi bisogna sviluppare in lui l’attitudine a riflettere su di sé, sul proprio vissuto, sul senso della vita. La parte più profonda dell’uomo, il suo spirito, sa perfettamente che cosa non va bene e ciò lo esorta a riflettere. Per Schopenhauer (1788-1860) le domande etiche non riguardavano più ciò che facciamo, ma chi siamo; oggi, infatti, c’è un bisogno etico urgente delle persone di interrogarsi sulle loro azioni, sulle idee, sulle convinzioni, sugli ostacoli che incontrano durante la vita, che le spinge verso le terapie, con l’obiettivo di conoscersi meglio nel profondo. Un aiuto in tal senso giunge dalla consulenza filosofica la quale è indirizzata alle persone:
afflitte da preoccupazioni o problemi (da cui si sentono imprigionate);
  • con domande alle quali non sanno rispondere;
  • che non si sentono realizzate nella loro vita;
  • che non vivono in modo superficiale, ma che si chiedono il senso della loro vita e dove stanno andando;
  • che cercano la consulenza filosofica perché vogliono capire ed essere capite ed ascoltate da qualcuno e si chiedono, nella loro vita, “che cosa sto facendo?”.
 
Ci si rivolge al consulente filosofico, quindi, perché si sta vivendo un disagio esistenziale.
I motivi che generano questo disagio esistenziale possono essere vari:
  • delusioni;
  • vicende impreviste e inaspettate;
  • contrasti con altri individui;
  • scherzi del destino;
  • bilancio di vita negativo;
  • fallimento.
 
Il soggetto con un disagio, cioè, vuole trovare un luogo in cui parlare liberamente dei suoi problemi ed essere ascoltato, ma senza essere “trattato” come persona malata e nel consulente filosofico trova chi lo può aiutare a cercare la propria strada, senza essere giudicato. Il filosofo, infatti, deve innanzitutto rispettare chi ha di fronte mantenendosi neutrale “senza approvazione né biasimo” (Goethe), senza essere per forza d’accordo con lui. Deve inoltre utilizzare lo strumento del dialogo filosofico: colloquio libero e razionale e perciò non-terapeutico.
Durante la consulenza filosofica, il counselor non parlerà di Platone o di Hegel all’ospite, così come, quando si va dal medico, il malato non ascolta una lezione di medicina.

L’incontro ha come obiettivo quello di aiutare l’ospite a recuperare il proprio dialogo interiore, per riflettere su di sé, fino a fargli raggiungere nuova consapevolezza di sé e ulteriori prospettive di comprensione della propria vita e di risoluzione del problema o disagio che sta vivendo.

La consulenza filosofica non utilizza le metodologie, ma le metodiche, cioè un approccio diverso ai problemi e alla vita, attraverso l’empatia, la compassione, l’ascolto attivo, la lettura del linguaggio corporeo, la congruenza o autenticità che comprende il prendersi cura e l’accettazione incondizionata dell’altro e non il suo giudizio (caratteristica essenziale del filosofo e anche del pedagogista), la riformulazione (la cui forma più profonda è il rispecchiamento per identificazione) e la chiarificazione di ciò che dice il consultante, la curiosità, la meraviglia di fronte al mondo e all’altro, il dialogo costruttivo, aiutando di volta in volta l’ospite a cercare la propria strada senza dargli delle soluzioni già pronte, ma indicandogli strumenti utili per lavorare su se stesso.


Oggi, infatti, il timore, e anche la realtà, più grande è la solitudine.
Abbiamo paura di rimanere soli e che nessuno ci pensi; abbiamo paura della morte e di raccontare il nostro dolore all’altro, per timore di non essere capiti e quindi allontanati, restando sempre più soli. Sono venute meno, infatti, le pratiche sociali, per cui non si è disposti ad accettare il dolore dell’altro. Il soggetto è sempre più solo nella società attuale, caratterizzata da un forte individualismo: questo è il vero problema oggi, da cui deriva il disagio dell’uomo contemporaneo, perché l’essere umano è un essere relazionale che ha bisogno di parlare con l’altro, di raccontarsi, di esprimere le proprie gioie e i propri dolori.
La narrazione di sé all’altro è un momento educativo di rinascita, una forma di autoeducazione nella quale chi si sente disperato comincia a trovare finalmente uno spiraglio di luce, perché riflette su di sé, su tanti fattori che prima non aveva considerato. Soprattutto perché ciò che fa più male è l’esperienza del dolore vissuto in solitudine, cioè quando non c’è nessuno a cui poterlo raccontare.

È importante raccontarsi all’altro, perché è nella relazione diretta che troviamo la nostra umanità ed è la relazione stessa a definire l’esistenza.

La filosofia antica è formativa in tale rapporto con sé, con l’universo e con gli altri uomini. L’insegnamento che essa trasmette è un’esortazione, per ogni uomo, a trasformare se stesso. La filosofia, infatti, è trasformazione delle modalità di essere, di guardare il mondo e di vivere in esso, è ricerca della saggezza.
Cfr. G. B. Achenbach, La consulenza filosofica. La filosofia come opportunità di vita, Universale Economica-Saggi Feltrinelli, Milano 2009

Pedagogista - Consulente Filosofico, Bioetico e Pedagogico

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