SCHOPENHAUER E L'AMORE

Si racconta nella tua biografia che a sei anni fu ritrovato dei genitori in uno stato di profonda agitazione mentre loro erano ospiti ad una cena, perchè non voleva esser lasciato solo.
Chissà se questa esperienza, unita ad un animo ipersensibile, può giustificare la sua concezione dell’amore.
Infatti SCHOPENHAUER non crede all’amore, bensì ritiene che contraddistingua l’uomo l’esistenza di un sè consapevole e un sè inconsapevole.
Quest’ultimo è governato dalla volontà di vivere che ci spinge a scegliere spesso un compagno che razionalmente non sceglieremmo mai; ma, dice il filosofo, "la mente consapevole è la serva muta di quella inconsapevole".
Cosicchè il partner che noi scegliamo è quasi sempre il miglior partner possibile che la vita ci indica per preservare quell’istinto innato di conservazione e di riproduzione.
Amore e matrimonio non sono assolutamente concetti compatibili…Quasi impossibile che convenienza e amore procedano all’unisono!
La ricerca della felicità personale e la procreazione dei figli sani sono due progetti che sono in contrasto radicale tra loro.
Ciò spiega perché spesso i matrimoni sono infelici, perché la vita e la felicità corrono su binari separati.
Schopenauer afferma che non era prevista la felicità nel piano divino di creazione dell’uomo, pertanto, realizzatosi l’istinto di autoconservazione,i due coniugi si ritrovano spesso attanagliati dalla malinconia e si sentono due profondi estranei.
Inoltre, “il nostro amico filosofo”, crede nell’istinto di neutralizzazione secondo il quale un uomo, per esempio con un grosso naso, sceglierà sicuramente una donna con un naso molto piccolo, cosicché la progenie avrà sicuramente il miglior naso possibile...
Osservando la vita degli animali e degli insetti, Schopenhauer dirà che la nostra è davvero una vita insensata.
La felicità non esiste, dunque inutile illudersi...meglio non sposarsi, altrimenti ci si ritroverà accanto a qualcuno cui rimpallare il reciproco disgusto...
Ma consoliamoci sapendo che questo non è il destino individuale di un uomo sfortunato, bensì il destino comune a tutti gli uomini, quasi un voler affermare che “aver compagnia al duolo scema la pena”: quindi inutile disperarsi se l’amore è finito perchè bisogna solo convincersi che insieme non si era adatti a creare un figlio armonico.
Quale consolazione, allora, per questo così funesto destino? L’adozione di meravigliose creature...cioè i Barboncini e, naturalmente, la FILOSOFIA.
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