“Io, esperisco in me, entro il mio vivere coscienziale, puro e trascendentale, il mondo insieme agli altri; ed è nel senso di questa esperienza che io non ho esperienza del mondo e degli altri quasi come mie informazioni sintetiche private, ma che esperisco il mondo, in quanto a me estraneo, come intersoggettivo, un mondo che è per tutti”.
Husserl. Indipendentemente dal messaggio e dal significato, il parlare della comunicazione è già contatto. Il significato non è importante, perché è la prossimità all'altro che già di per se stessa significativa. La
comunicazione che avviene tra consulente e consultante è prossimità, contatto, coinvolgimento; una prossimità che è un essere per l'altro che riconosco nella sua corporeità e nei confronti del quale mi pongo in un atteggiamento di responsabilità. "Senza linguaggio", scrive Stark, “vi può essere coscienza ma non conoscenza delle cose; tutta la nostra
conoscenza risiede nelle parole e dunque nella vita sociale". È attraverso le parole che la consulenza filosofica consente la definizione del mondo. La parola che io pronuncio nella relazione intersoggettiva va a fissare la mia esperienza, che l'altro può, ascoltando, fare sua. Dunque, dalla soggettività della comunicazione
all'oggettività di qualcosa a cui tutti possono attingere e di cui possono usufruire. Di per sé "
l'espressione" parla della impossibilità di riconoscere il soggetto autosufficiente e lo apre all'alterità. L'espressione è già dialogo, implica la comprensione e l'attenzione dell'altro al quale non si chiede una decodificazione o una interpretazione, bensì una "comprensione rispondente". Ecco il valore della consulenza
filosofica: comprensione dell'altrui disagio, riconoscimento del comune destino.