Nel precedente articolo ci siamo occupati della
memoria partendo dall'analisi di un cortometraggio del 2008. Ma parlare di memoria significa riportare alla coscienza
ricordi. Se la memoria è una capacità, una proprietà nel nostro cervello, i ricordi rappresentano l'oggettivazione. Parlare di memoria non può prescindere da un altro importante termine denso di contenuto:
l'Emozione. Negli ultimi anni la ricerca si è interrogata sulla relazione che esiste tra le emozione e i ricordi scoprendo come le emozioni influenzino i ricordi. Con un fenomeno noto col nome di "Mood Congruity Effect", infatti, la ricerca ha esaminato l'influenza che lo
stato d'animo esercita sul richiamo di ricordi, appunto congruenti con l'umore del momento. Negli ultimi anni l'indagine si è soffermata sull'indagare la funzione direttiva che svolge la memoria al punto da guidare
pensieri emozioni e comportamenti attuali e futuri delle persone, sulla base delle esperienze passate. Semplicemente, cioè, la memoria può influenzare l'esperienza emotiva attraverso il ricordo. Dunque, le esperienze vissute, sedimentate nella memoria relative al passato, influenzano la nostra valutazione delle persone che ci circondano sulla base di un processo basato su stimolo-attivazione. Questo processo automatico che risponde al modo di funzionare della nostra
mente, serve a facilitare le nostre risposte agli stimoli che noi riceviamo dall'esterno avviene, per semplificazione e serve per ridurre i tempi di risposta, senza che il nostro cervello analizzi ogni volta gli stimoli che provengono dal nostro campo visivo emotivo cognitivo. Di conseguenza l'esperienza soggettiva vissuta in situazioni particolari (come per esempio l'esperienza del lutto) se fanno scattare in noi emozioni negative, queste non le dimenticheremo mai: resteranno indelebili nei nostri ricordi al punto che rivivendo un' esperienza simile a quella del lutto, intesa come perdita, nella nostra mente si attiveranno le stesse emozioni. E quindi rivivremo l'esperienza emotiva negativa anche in eventi nuovi, ma che richiamano lo stesso tema. In questo senso sembra che l'uomo non abbia scampo, non possa sfuggire "all'eterno ritorno dell'uguale". Tuttavia l'instancabile processo di appropriazione della realtà dell'uomo lo porta a studiare nuove modalità di valutazione dell'esperienza nel presente e nel futuro in modo che, con un approccio critico che unisca emotività e razionalità, possa divenire protagonista della gestione dei propri stati emotivi, attraverso un processo noto come
RISTRUTTURAZIONE COGNITIVA. Dunque, non si deve perdere la speranza di poter, con la volontà, rivalutare e ricostituire modulandole le emozioni negative del presente. In sintesi, possiamo dire che l'esperienza di un'emozione persiste al di là del ricordo dell'evento che l'ha suscitata. Alcuni ricercatori dell'Università dell'Iowa hanno pubblicato un articolo su SCIENCES a nome di Justin Feinstein, in cui hanno riferito di aver analizzato cinque pazienti affetti da una rara forma di danno
all'ippocampo. Essendo questa la zona del nostro cervello delegata a trasformare la memoria breve in memoria a lungo termine, l'esperimento ha destato grande interesse, poiché l'amnesia era la stessa riscontrabile nei pazienti affetti da Alzheimer. Per 20 minuti ad ogni paziente è stato fatto visionare il filmato che destava emozioni che passavano dall'allegria alla tristezza. Sebbene non ricordassero i dettagli dei filmati, in seguito essi continuavano a conservare l'emozione del visto con una più lunga persistenza dell'emozione della tristezza, rispetto alla
felicità. Quindi, dovremmo interrogarci sulla veridicità della teoria secondo la quale eliminare un ricordo doloroso significa eliminare la sofferenza emotiva. Ma torneremo a parlarne, perché questa tematica abbraccia campi che spaziano dalla filosofia passando per la psicologia, fino alla psichiatria chiedendo risposte alle neuroscienze.