INFELICIT ADOLESCENZIALE

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INFELICIT ADOLESCENZIALE

Cittadellinfanzia


Sembrerebbe strano, eppure molti adolescenti si sentono infelici. In un'età in cui la vita sembra sorridere con maggior benevolenza, in cui i grandi problemi sono risolti da mamma e papà, non sembrerebbe che possano sussistere motivi per sentirsi depressi, melanconici, infelici. L'adolescente è un individuo in piena maturazione fisica e psicologica: non è ancora un uomo e non è più un bambino; anzi si sente già uomo nel suo intimo, pur scorgendo le differenze che ancora lo separano dall'età adulta. Ma proprio perchè l'adolescenza rappresenta un'età di transizione e di formazione, è anche l'età in cui si compiono i primi tentativi di scelte intime, liberi dall'autorità degli adulti. E proprio perchè si incomincia a scegliere, si acuisce ancor di più il contrasto psicologico tra il giovane che si crede adulto, perchè è in grado di compiere scelte sue, e l'adulto che continua a considerarlo un bambino ed a trattarlo come tale. Questa difformità, tra ciò che l'adolescente si considera, e come invece viene considerato dagli adulti, innesca un senso di melanconia e di fretta di arrivare al giorno in cui potrà essere ufficialmente adulto. Naturalmente più questo giorno si protrae nel tempo, tanto più cresce la malinconia, fino a trasformarsi in vera e propria infelicità. Questa infelicità è comunque ancora desiderio di vivere: ma desiderio di vivere una vita diversa, in cui la propria personalità in formazione sia giustamente considerata. Grave errore commettono gli adulti che non si accorgono di questo mutamento in atto, o che non vogliono considerarlo, nella sua giusta misura. Continuare a trattare l'adolescente come un bimbo e fargli sentire tutto il peso, dell'autorità di adulti è spingerlo a credere che la sua ora non giungerà mai, limitandolo insomma nella possibilità di esprimere la sua personalità in formazione. Nell'adolescenza, dunque, si fanno i primi tentativi di scelta, i quali poi possono risultare anche sbagliati. Non serve, anzi è dannoso criticare aspramente un tentativo errato; ma risulta di gran lunga più utile cercare, con tutti i riguardi possibili, di analizzare insieme e discutere i motivi di una scelta e i risultati a cui essa ha portato, affinchè l'errore commesso appaia da solo agli occhi dell'adolescente. Ma ciò non basta: è assolutamente necessario poter dare al ragazzo la sensazione che l'errore commesso è facilmente rimediabile, che basta in fondo cambiare i presupposti, perchè automaticamente tutto si aggiusti. In altri termini bisogna dire chiaramente che si può scegliere ancora. L'infelicità dell'adolescente, infatti, nasce non già dal tentativo fallito, ma dalla convinzione di non aver più la possibilità di tentare ancora una volta. L'adolescente vive in un mondo delicato, in cui le cose più banali, agli occhi dell'adulto, possono invece assumere enorme importanza. Non comprendere questa importanza vuol dire non capire affatto l'adolescente; significa traumatizzarlo e spingere il suo equilibrio, già di per sé precario, oltre al limite, con i risultatati che si possono scorgere sulle pagine di cronaca sui giornali. È necessaria molta pazienza, molta delicatezza e comprensione per poter effettivamente aiutare il giovane a maturare. Gli atteggiamenti spesso indisponenti e di sfida che certi giovincelli e certe ragazzine adottano come sistema di vita, lo stesso linguaggio provocatorio sono i segni di una incomprensione di fondo nei loro confronti; indicano chiaramente un momento di rottura con tutto quel mondo che li circonda, ma che viene loro negato; sono un altro modo di sentirsi adulti, proprio come coloro che non sono capaci di aiutarli a raggiungere un vero e stabile equilibrio.



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