IL PERDONO Prima parte
Pubblicato da Prof.ssa Elena Ventura in FILOSOFIA ED ETICA · 23 Agosto 2016
Tags: perdonare, imaparareilperdono, letturafreudiana
Tags: perdonare, imaparareilperdono, letturafreudiana

Il termine perdonare è formato dal suffisso “PER”, che non significa perdono nel senso “a favore di”, ma come afferma Mordacci, filosofo italiano contemporaneo, “il per è una ipertrofia, cioè un’eccedenza, nel senso che chi rimette la colpa è la vittima, proprio chi ha subito il malfatto”. Inoltre la parola perdono ha un suo antenato nel verbo latino “Oblivio” dimenticanza, rimozione.
Ma siamo certi che il perdono faccia ricorso alla dimenticanza o alla rimozione? Non subentra forse,contrariamente, la memoria?
E’ un termine laico o religioso? Sicuramente è da intendersi in senso laico: rinunciare a vendicarsi e andare avanti, non accettare la fissità di ciò che si è subito.
Un esempio che voglio segnalare è quello del “wunderblock" utilizzato da Freud per spiegare cosa accade nell’inconscio.
Il wunderblock è un quadernetto di cera ricoperto di plastica su cui si può scrivere, ma sollevando il foglio di questo quaderno, sembra scompaia la scrittura.
Ma in verità resta impressa nella cera: cio’ rappresenta il nostro inconscio su cui tutto resta impresso, traumi e dolori, possiamo rimuoverli... ma restano lì!
Ecco, l’analisi freudiana ci aiuta a capire che il perdono passa attraverso il recuperare ma non dimenticare, ed ecco nuovamente la memoria quale protagonista del perdono.
Recour parla di memoria collettiva necessaria per recuperare la verità dei fatti, per evitarne una falsificazione o una travisamento
Dunque, la memoria è fondamentale elemento di iniziazione per attuare il processo del perdono, anche perchè, recuperare la verità su ciò che ci fa subire dolore, evita che in futuro si verifichi una coazione a ripetere.
Il perdono coinvolge necessariamente due persone, o solo una persona quando rimanda il perdono a se stessi?
Ma vi domando e domando a me stessa: il perdono è un fatto intimo o sociale?
Investe certamente entrambi gli ambiti…personale e intimo quando è relativo ad un problema di relazione tra noi e l’altro e sociale se osserviamo i grandi crimini dell’umanità…ma lì, il perdono spesso non arriva da chi ha subito il torto, bensì spesso da familiari ed eredi…
Ha un senso questo perdono non voluto dalla vittima?
Derridà nel testo “Perdonare” afferma “che si puo’ perdonare solo ciò che è assolutamente imperdonabile, perchè senza senso…”
Questo è un modo per forse sentirsi simili nel male agli altri uomini...è fare un atto di umiltà nel riconoscere la radice comune del male.
UOMINI GETTATI NELLA VITA non volendolo e dunque accogliere quello scarto che è la vita stessa.
Anche Hegel nella “Fenomenologia dello Spirito” dice che “la Coscienza agente Colpevole e quella giudicante si riconoscono uniti nel limite dell’essere umano..la perfezione non esiste
Per Hegel lo stesso giudizio è un atto prevaricatore perchè le leggi stesse sono parziali, relative”.
Quando la coscienza giudicante si riconosce simile a quella colpevole è lì che avviene il miracolo del perdono filosoficamente inteso, perchè è lì che appare lo Spirito Assoluto.
Prof.ssa Elena Ventura - Docente di Filosofia
Continuate a seguire "Filosofia ed Etica" su: http://tiny.cc/filosofia