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Tuo figlio canta Sesso, Droga e Criminalità ma tu non te ne accorgi. Lo fa con i TRAPPER...

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Pubblicato da in MUSICA E TEATRO ·
Tags: trappersessodrogamusica
Dopo i tragici fatti di Corinaldo (il 7 dicembre scorso, 6 giovani vite sono state spezzate, tutte in una serata, presso la discoteca “La Lanterna Azzurra”), come insegnante, persona e redattrice di Città dell’Infanzia, non posso non dedicare una riflessione sull’accaduto. Nel rivedere reiterate su tutte le reti tv, tg, programmi televisivi, internet, le immagini, al rallenting, del baratro sotto il quale decine e decine di persone sono sprofondate, la prima cosa che tutti hanno, tristemente, constatato, è stata la totale mancanza di sicurezza in cui versava uno dei tanti luoghi, sparsi in tutta Italia, deputati al divertimento del sabato sera, nei quali si riversano, purtroppo, una moltitudine di  giovanissimi. In un secondo momento, nella ricerca delle numerose concause legate ai fatti, sono venute al setaccio una  serie di “perché”.

Perché hanno perso la vita 5 giovanissimi, tutti sotto i 17 anni, e una mamma che accompagnava sua figlia di 11?

Condividere con un gruppo di persone un sabato sera in uno di questi locali votati allo svagocredo che, di per sé, non possa costituire allarmismo se non fosse che tale tipo di divertimento sia diventato una consuetudine, che la soglia dell’età si sia notevolmente abbassata, che dopo una serata si facciano le ore piccole e che soprattutto in questi locali si servano alcolici e si faccia uso di stupefacenti. Ancora scavando nei “perché”  e nelle tante domande che, ciascuno, proprio in quei giorni si è posto e continua a porsi, si è scoperto che quella sera, come per tante altre serein luoghi di questo tipo, e per tante, tantissime altre volte, doveva fare una  comparsata, a notte fonda, si può dire, un “trapper”, che pare sia l’idolo di tanti giovani e giovanissimi. Premetto che tantissimi hanno confuso un genere musicale per un altro. Si parlava di “rap” senza tener conto che esiste, sempre per importazione americana, un sottogenere che, invece, prende il nome di “trap”. E l’idolo in questione era, appunto, un “trapper”, cioè colui che canta questo genere musicale che si discosta dall’originario, anni luce.

Perché folle di giovanissimi invadono i concerti di rapper e trapper?  

Ho cercato di trovare delle risposte a questa domanda sondando il genere, studiandolo e ascoltandolo: il rap è una tecnica vocale tipica della musica hip hop che consiste nell’esecuzione di allitterazioni, assonanze  e rime senza melodie, su basi ritmiche uniformi, cadenzate e  spesso già assemblate e registrate, strumentali o più spesso elettroniche. La figura ritmica di questo genere musicale è rigorosamente quella 4/4, scomposizione che consente un ascolto lineare, ma soprattutto un approccio semplice ed immediato da parte del rapper in fase di scrittura o improvvisazione”. Dalla spiegazione letterale, deduco facilità e linearità d’espressione. In pratica i giovani trovano semplice ascoltare un brano rap, potendo essi stessi cimentarsi nella produzione di una successione di “beat”, note, sulle quali vengono scanditi i versi che non sono cantati, ma parlati. In altre parole, il genere è alla portata di tutti, in quanto l’approccio a questo tipo di musica è semplice e immediato. Inoltre, oltre alla fruibilità del genere c’è l’essere assolutamente underground, proprio come il mondo degli adolescenti che vogliono essere e sembrare, a quello degli adulti, alternativo. E ancora si legge: le tematiche dei testi variano a seconda dei numerosi sottogeneri e dell'argomento deciso da trattare”. Da qui il trap: tatuaggi, occhiali a specchio, collane, bracciali e orologi da cifre impressionanti, segni distintivi del personaggio che si sarebbe dovuto recare quella notte  nella discoteca marchigiana; poi i testi dei suoi brani che hanno fatto il giro dei social nei giorni a seguire, quegli stessi brani che centinaia di ragazzini, alcuni dei quali accompagnati dai propri genitori, avrebbero dovuto cantare nella serata meteora di quella notte. Nel leggere quei brani, ho voluto documentarmi: “la musica trap è caratterizzata da testi cupi e minacciosi.

I temi tipici rappresentati sono la vita di strada tra criminalità e disagio, la povertà, la violenza, lo spaccio di sostanze stupefacenti e le dure esperienze che l'artista ha affrontato nei dintorni della sua città.

La parola trap deriva dalle traphouse americane: appartamenti abbandonati dove gli spacciatori preparano e spacciano sostanze stupefacenti.

                       
Inoltre, la parola trapping in slang significa spacciare. Questa musica è infatti molto legata ad ambienti e tematiche relative a vendita e dipendenza da droghe: inizialmente non è un genere vero e proprio. Fino ai primi anni 2000 il termine indicava semplicemente un luogo (le traphouse, appunto); successivamente comincia a essere utilizzato per indicare la musica legata a quel contesto e nel primo decennio del 2000 si fa genere.                                   
Poi l’espansione in Europa e, infine, in Italia. Pare che sia il genere preferito tra i giovanissimi partendo, addirittura, dalla scuola media inferiore, un dato piuttosto preoccupante se pensiamo quali messaggi veicolano certi brani e quale mondo vi si nasconde  intorno, quello della notte, delle ore piccole, del martellante ritmo delle discoteche, dello spaccio, della droga, del sesso, tutto sulla pelle di ragazzini che hanno già scelto ignari, a  volte con il beneplacito dei propri genitori, sempre più distratti, superficiali o solo vittime dello stesso ingranaggio, che si fanno garanti di un mondo di plastica, servendolo su un piatto d’argento.
La differenza nei beat e nelle sonorità tra rap e trap è minima, quella delle tematiche è enorme.
Mi immagino giovane tra i giovani e mi ritrovo a ballare e cantare brani rap: io che “pensavo positivo” insieme a un ragazzo come noi, con l’aria svagata, un ciuffo ribelle sulla fronte e la visiera di un cappello al contrario.                                                                               
Poi ritorno a questi giorni e mi ritrovo a guardare l’immagine di copertina “dell’idolo del momento” che lo ritrae con un ventaglio di bigliettoni e un fare così deprimente tra il trash e il kitsch che rimanda solo un senso di vuoto. Se pensiamo che proprio su quel vuoto si formano i desideri e le speranze di chi si affaccia al mondo degli adulti, compiendo i primi passi per potersi muovere, il futuro, il motore grazie al quale la società tutta crescerà e si evolverà, io, per prima, sono assalita da un senso tra il vacuo e il terrore e mi chiedo: come potremmo sperare in un domani  migliore, in che modo potremmo farlo per i nostri figli se c’è chi, in nome di un libertinaggio di pensiero, che è altro dalla libera  espressione, inseguendo solo mercificazione e consumo sfrenato, rodendo vite e menti, non sente il sacrosanto dovere di fare un passo indietro?

Ci voleva una tragedia per mettere in pausa un mondo? Purtroppo ora, a distanza di tempo dall’accaduto, anche il momento del silenzio e della preghiera sembrano essere abbondantemente superati …
Insegnante, attrice teatrale

                                                                                    
Continuate a seguire .
Un sipario che si apre sulla vita…
 



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