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Sei ancora in classe con noi, come se non fossi MAI andato VIA

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Pubblicato da in DIDATTICA E DINTORNI · 20 Maggio 2019
Tags: doloremorteinfanziascuola
Un dolore così, dolore dell’anima, non si elimina con medicine, terapie o vacanze; un dolore così lo si soffre, semplicemente, fino in fondo, senza attenuanti, come è giusto che sia”. Isabel Allende

Sono un’adulta, una mamma, una maestra. Nonostante ciò, ho avuto bisogno di tempo prima di avere la forza di parlare di te. Troppo faticoso, tanta sofferenza nel cuore. Suppongo che per i genitori, sopravvivere ai propri figli sia qualcosa di particolarmente straziante. È come se il tempo si fermasse cancellando in un colpo passato e futuro.

Anche per i tuoi compagni e le tue maestre, però, non è stato facile.

Ci hai insegnato tanto nel poco tempo che abbiamo condiviso, perché eri un bambino davvero speciale: la tua capacità di trovare il lato positivo delle cose tutti i giorni, anche quando questi erano davvero duri, l’ironia nell’affrontare la malattia, fuori dal comune per un bambino della tua età. Umilmente, abbiamo cercato di far tesoro di questa esperienza. Il tuo esserci/non esserci, il tuo banco troppo spesso vuoto, la cartellina preparata per la scuola in ospedale o l’istruzione domiciliare che però permetteva a te, alla tua famiglia e a tutti noi di sperare e credere nel futuro. Nonostante la consapevolezza della dura battaglia che stavi conducendo, la tua morte ci ha lasciati storditi, paralizzati, ammutoliti, attoniti.

In classe ci siamo consolati a vicenda, abbiamo asciugato le nostre lacrime, condiviso il dolore.

Ora, a distanza di due anni e con più serenità, posso parlare di te. E ti saluto nello stesso modo in cui ti ho salutato quel giorno.


“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace”.
Henry Scott Holland

Docente di Scuola Primaria

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