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Relazione MEDICO-PAZIENTE: la guarigione passa attraverso mente, anima e corpo

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Pubblicato da Dott.ssa Iolanda d'Abbruzzo in APPRENDIMENTO · 16 Settembre 2020
Tags: medicopazientemalattiaempatia
Il dialogo è l’elemento fondamentale della relazione ed in particolare in quella d’aiuto. Tutte le relazioni sono basate sull’aiuto reciproco. Una vera relazione d’aiuto si ha quando chi aiuta e chi riceve sono sullo stesso piano, quindi quando la relazione è simmetrica, altrimenti non ci potrà essere reciprocità, ovvero un dialogo, ma solo imposizione che genera un rifiuto in colui che riceve.
La relazione d’aiuto prevede qualcuno che dà l’aiuto e qualcuno che lo riceve.
Chi si trova nella prima posizione è sicuramente in vantaggio rispetto a chi, invece, deve ricevere. Spesso l’aiuto può ledere l’autostima e l’orgoglio personale di chi lo riceve.

Una delle molteplici relazioni d’aiuto è quella tra medico e paziente, dove il paziente, trovandosi in una situazione incerta e, a volte, preoccupante, si trova a chiedere aiuto.

In molti casi la relazione tra medico e paziente viene messa in un secondo piano a favore della diagnostica, della guarigione. Oggi viene data moltissima importanza agli strumenti terapeutici che sono anche utili in alcuni casi, ma non assoluti. È fondamentale anche la centralità della persona, ascoltare il paziente, quindi la relazione medico-paziente che spesso manca perché i due soggetti si trovano su due piani diversi a vivere la malattia, in tal caso si è di fronte ad una relazione asimmetrica. Allora diventa necessario riprendere in mano la responsabilità della propria salute.


La relazione deve essere l’aspetto fondamentale del rapporto tra medico e ammalato.
Certo, le tecniche sono importanti, ma la conoscenza e l’applicazione delle tecniche non significa automaticamente guarigione. I medici spesso hanno limiti che sono restii a riconoscere. Dunque, perché vi sia un’autentica relazione d’aiuto, bisogna partire da questi punti:

  • scoprire chi è il medico, la sua funzione, i suoi limiti e i suoi compiti;
  • chi è il malato, quali sono le sue attese e la sua personalità, qual è il suo ruolo nella società;
  • come vengono valutate la malattia, la salute, la morte e la guarigione nella nostra cultura e in altre;
  • il rapporto tra malattia e spiritualità.

Questo perché la guarigione è un insieme di vari aspetti che riguardano il paziente, ad esempio, recuperare il rapporto con il proprio corpo, con la realtà circostante, con la propria filosofia di vita, con le proprie esperienze. Qui si colloca l’importanza della relazione d’aiuto come relazione simmetrica, come reciproco scambio, che restituisce autonomia e dignità al paziente.
Dunque, la cosa più importante da fare è avere il coraggio di riappropriarci della nostra vita, di riprenderci la responsabilità della nostra salute. Una salute sempre più in mano agli specialisti che non considerano l’approccio olistico, ma analizzano e controllano in maniera settoriale il nostro corpo non tenendo conto, il più delle volte, che siamo un tutt’uno di organi fisici ed aspetti emozionali che influenzano fortemente i primi.
“La salute non c’è più quando l’individuo non può più partecipare alla propria guarigione”
Illich Cfr. Andrea Canevaro, Arrigo Chieregatti, La relazione di aiuto. L’incontro con l’altro nelle professioni educative. Ed. Carocci.

Pedagogista Consulente Filosofico, Bioetico e Pedagogico

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Leggendo attraverso anima e relazioni
                                



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