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MIA MADRE

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Pubblicato da in APPRENDIMENTO ·
Tags: depressionedisturbomadrericordi
“Per molti anni non ho capito. Non la percepivo come una figura amorevole. Era la donna che accudivo quotidianamente. Non ricordo a quale età io abbia cominciato a prendermi cura di lei, ma rammento di averlo sempre fatto. Ero una bambina, amavo giocare con i miei coetanei per strada, adoravo imparare a scuola, ma quando tornavo a casa tutto diventava triste intorno a me. Fra i compiti che mi venivano assegnati, oltre ad occuparmi dei miei fratelli più piccoli, c’era preparare le medicine che la mamma prendeva scrupolosamente in diversi momenti della giornata.

Mi chiedevo perché  prendesse tanti farmaci e non guarisse mai da quella malattia che la costringeva quasi sempre a letto.

Un giorno sorpresi mio padre che la rimproverava, la accusava di non volergli bene e sottolineò che la sua condizione era causata da uno stato puramente immaginario. Le rinfacciò tutti i suoi sforzi per cercare di renderla felice e andò via sbattendo violentemente la porta di casa. A quei tempi, il dialogo fra coniugi era impostato su pochi ed elementari cardini. Era alimentato da una scarsa capacità di comprensione dell’altro e del suo stato interiore. Nessuno poteva capire quale fosse il vero male che aveva trafitto il cuore di mia madre.                                             
Col tempo ho compreso ciò che i miei occhi di bambina non riuscivano a vedere. Ho scoperto un nome al malessere di mia madre. Era quello che gli altri non volevano pronunciare.
Oggi, in un giorno qualsiasi, inciampo in una melodia che mi piace dedicarti … ovunque tu sia: … è il tuo ritratto sullo sfondo che s’illumina, è la luce del tuo mondo che mi libera … tra le cose che non ho saputo amare io ritrovo la mia isola … Lei era … lei era … lei era … lei era …

La depressione è un disturbo in forte aumento nella società moderna.                         
Si stima che nel mondo 340 milioni di persone siano affette da questo disturbo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera tale disturbo come la seconda causa di disabilità in ambito psicologico e fisico.                                                          
Nel breve caso citato, la depressione presenta i suoi sintomi attraverso i disturbi dell’umore, senso di apatia e stanchezza, insoddisfazione dei rapporti relazionali. Nel racconto si menziona l’incapacità da parte del coniuge di comprendere lo stato nel quale si trova la compagna. L’uomo non si rende conto che sminuendo, denigrando e non accettando la condizione della moglie rischia di aggravare la sua situazione.
Da un punto di vista pedagogico relazionale è fondamentale che la persona affetta da tale disturbo riceva ascolto e comprensione dalle persone legate alla sfera più intima. E’ importante non alimentare un clima di giudizio per evitare che subentrino sensi di colpa. In un successivo momento è opportuno affidarsi a figure esterne che possano seguire adeguatamente non sola la persona interessata dal malessere, ma anche gli altri membri della famiglia.                                                                         
“La depressione indica che in te, da qualche parte, c’è rabbia in uno stato negativo.  La depressione è lo stato negativo della rabbia; il termine stesso è eloquente: dice che c’è qualcosa di compresso, è questo il significato di depresso. Stai comprimendo qualcosa dentro di te e, quando la rabbia è troppo repressa, diventa tristezza. La tristezza è un modo negativo di essere arrabbiati.” (Osho).                                                    
Al prossimo articolo, buona rinascita a tutti!
                                                                  
, pedagogista, educatore extrascolastico         
                                                                                                 
Chiedi alla pedagogista di "Psicopedagogia". Leggendo attraverso anima e relazioni.
 
 
 
   
 
 
       
 
 
 



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