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Le tavolette-storie illustrate “al contrario”. Il Giappone e il suo incredibile INGEGNO.

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Pubblicato da in MUSICA E TEATRO · 22 Febbraio 2019
Tags: teatrogiapponestorieracconti
Credit immagine: Wikipedia

Tempo fa ho frequentato un corso di formazione che coniugava, in modo mirabile, il mio amore per il teatro, la scrittura e la lettura creativa e il mio enorme interesse per l’arte. Tre passioni unite in un colpo solo: non ci avrei mai creduto! Alla continua scoperta di qualsiasi cosa che possa arricchire il nostro bagaglio, sia culturale che professionale, in qualità di insegnante e di esperto nel campo, ho colto al volo questa fantastica opportunità e, grazie a un lavoro di full immersion, che mi ha vista impegnata per un intero week-end, ho acquisito il titolo di Kamishibaiya, cioè narratore di Kamishibai.

Ma cosa è il Kamishibai?

Kamishibai in giapponese significa, letteralmente, “dramma di carta”. Si tratta di uno spettacolo teatrale di carta, una specie di narrazione teatralizzata, nata in Giappone nel XII secolo, grazie alla quale i monaci buddisti, narravano a un pubblico, in gran parte, analfabeta, delle storie con un insegnamento morale. Il Kamishibaiya, così viene chiamato colui che narra le storie di questa interessante forma teatrale, che si spostava di villaggio in villaggio in bicicletta, annunciava il proprio arrivo battendo tra loro due pezzi di legno legati da un cavo (hyoshigi).


I bambini, che avevano acquistato delle caramelle dal GaitoKamishibaiya, si assicuravano i migliori posti di fronte al palco, una sorta di biglietto che permetteva loro di assistere all’esibizione. Una volta che il pubblico si era formato, il cantastorie apriva una valigia in legno che trasportava con sé, una specie di piccolo teatro, nella quale erano contenute delle tavolette dipinte che, diversamente da un teatro di burattini o marionette, costituivano il corpo della storia da narrare, scorrendo all’interno del teatrino stesso, sostituite, subito dopo, con dipinti su carta. Una particolare forma di narrazione che unisce la comunicazione uditiva a quella visiva, attraverso la quale il racconto oltre a essere ascoltato, può essere, contemporaneamente, visto, tramite il susseguirsi delle immagini.

Quante volte ci è capitato di narrare storie ai più piccoli voltando le illustrazioni al pubblico degli uditori?

Bene, con il Kamishibai si possono fare entrambe le cose: la storia è scritta proprio sul retro delle tavole, in modo tale che il narratore possa, agevolmente, far scorrere le immagini di fronte al pubblico e insieme raccontare. Inoltre, alla voce del cantastorie e alle immagini, si possono aggiungere effetti sonori, musiche di sottofondo, suoni e rumori che, di volta in volta, il Kamishibaiya può far intervenire nel racconto, come arricchimento, rendendo la storia stessa più incisiva in un determinato passaggio e aiutando il piccolo uditore nella comprensione. Parlo di un pubblico dei più piccoli, perché di recente, dopo un lungo periodo di assenza, soppiantato dall’avvento della televisione, il Kamishibai è entrato a pieno titolo nelle scuole giapponesi come valido strumento educativo, rilanciato anche all’interno delle biblioteche. Si possono, inoltre, costituire dei laboratori, nei quali i bambini stessi sono i creatori delle loro storie, unendo, alla scrittura creativa, l’educazione artistica nella realizzazione delle immagini a esse relative.

“La logica vi porterà da A a B. L’immaginazione vi porterà dappertutto”.
(Albert Einstein)

Insegnante, attrice teatrale

                                                                                  
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Un sipario che si apre sulla vita…
 
 
 
   
 
 
                 



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