LA VERGOGNA: CAMPANELLO D’ALLARME DELLA BUONA IMMAGINE E DELL’AUTOSTIMA - Professionisti online - Città dell'Infanzia

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LA VERGOGNA: CAMPANELLO D’ALLARME DELLA BUONA IMMAGINE E DELL’AUTOSTIMA

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Pubblicato da in PSICOLOGIA ·
Tags: autostimavergognarelazioniautoimmagine
La vergogna è un’emozione consistente nel dispiacere, nel timore dell’avvenuta, o della possibile compromissione dei nostri scopi, della buona immagine, oppure dell’autostima: tale emozione ci spinge a comportarci in modo da valutare ed essere valutati in modo positivo. Quando si prova vergogna, infatti, siamo dispiaciuti o timorosi che altri (o anche noi stessi) possano avere una valutazione negativa di noi, rispetto al potere di raggiungere uno scopo per noi rilevante per l’immagine e/o per l’autoimmagine, scopo rispetto al quale vogliamo mostrare di essere adeguati.

Ma di che cosa ci si può vergognare?

Ci si può vergognare di qualsiasi cosa possa indurre una valutazione negativa su di noi da parte nostra o degli altri. Ci si può vergognare di caratteristiche fisiche o morali, di azioni messe in atto volontariamente o involontariamente, si può provare vergogna per altri, ci si può vergognare di eventi positivi, in quanto occasione di attenta osservazione che può implicare valutazioni negative riguardo se stessi o sulle proprie reazioni all’evento positivo.
In tutte questi casi si prova vergogna solo e se una caratteristica, un evento, o una situazione provoca in me, o in altri, la percezione di una personale mancanza di potere, rispetto ad uno scopo.
Quindi, se avessi delle menomazioni fisiche potrei portare  (incluso me stesso) alla convinzione che non ho potere rispetto allo scopo dell’integrità fisica; se inciampo, o faccio una gaffe, si potrebbe pensare di me che sono uno stupido; potrei vergognarmi di un mio parente, o di un amico, perché potrebbe portare gli altri a fare inferenze negative su di me.
A titolo esemplificativo della vergogna di eventi positivi, mi sembra opportuno parlare del caso di Marta, una ragazza che durante gli anni del liceo, ogni volta che la sua professoressa si complimentava con lei per i suoi meravigliosi temi di italiano, iniziava ad arrossire vistosamente, tremava e sudava, tendeva ad assumere una postura caratterizzata da sguardo basso e ringraziava balbettando con voce tremante. I pensieri che le passavano per la testa nel momento dell’elogio al cospetto dell’intera classe erano: “che figura, in questo momento vorrei scomparire, mi sotterrerei …”.



Ma perché Marta provava vergogna?

Marta avrà provato vergogna in quanto potrebbe essersi sentiva particolarmente esposta all’osservazione ed alla valutazione degli altri, immaginando magari che i compagni potessero pensare che non meritasse realmente quelle lodi, trovando in lei vistosi difetti, con il conseguente giudizio negativo di tutto il gruppo. Oppure avrà provato vergogna perché, nonostante fosse sicura dei suoi meriti, avrebbe potuto sospettare che gli altri la potessero giudicare male, apparendo vanitosa, e pertanto, il possibile sospetto del suo fanatismo da parte dei compagni, assolutamente inesistente in realtà, avrebbe potuto generare in lei vergogna. O ancora, avrebbe potuto credere di non meritare quelle lodi temendo il giudizio negativo degli altri, non solo per la sua inadeguatezza, ma anche per aver accolto dei complimenti immeritati.
Si può provare vergogna in momenti differenti: nel prevedere ed immaginare una figuraccia, nel momento in cui si fa una brutta figura, nel ricordarla, o anche in momenti successivi, per esempio ci si può vergognare solo dopo una particolare situazione e, cioè, nel momento in cui riesaminandola si è scoperto di aver fatto in quell’occasione una figuraccia, non percepita durante l’evento stesso. La vergogna è un’emozione funzionale al raggiungimento della buona immagine e dell’autostima, infatti è un vero e proprio campanello d’allarme che ci avverte quando rischiamo di valutarci o di essere valutati negativamente rispetto a scopi per noi importanti.

Quali sono i segnali caratteristici della vergogna?

Sicuramente il rossore è una reazione espressiva tipica della vergogna. Darwin si è interessato al rossore affermando che “fra tutte le forme dell’espressione la più speciale all’uomo è il rossore (…). Il rossore non è solo involontario, ma il desiderio di soffocarlo ne aumenta in realtà la tendenza, rendendoci attenti su noi stessi.
Vi sarà sicuramente capitato, infatti,  di arrossire in presenza di altri e che qualcuno vi abbia fatto notare ciò, ma cercando di inibire o diminuire il vostro rossore, avrete percepito paradossalmente di arrossire ancora di più.
Questo “doppio rossore” può essere spiegato in due modi: il rossore aumenta, poiché, se notato da altri, orienta l’attenzione sulla nostra mancanza o inadeguatezza e ci espone con più certezza alla temuta valutazione negativa, oppure il rossore aumenta perché ci si vergogna di arrossire e quindi si prova vergogna per aver mostrato vergogna.
Parliamo di “metavergogna” quando si prova vergogna per essersi vergognati.
Tale emozione può essere percepita come un segno di insicurezza, di eccessiva dipendenza dal giudizio altrui e di incapacità a fronteggiare gli altri e le difficoltà, come segno di scarso controllo delle emozioni.
Il rossore non è l’unico segnale della vergogna, ma questa emozione può esprimersi attraverso il tremore del corpo, della voce, da una postura caratterizzata dallo sguardo basso, dall’evitamento dello sguardo dell’altro e da un vissuto soggettivo che implica spesso una volontà o desiderio di fuga dalla situazione di vergogna. “Mi sotterrerei”, “Vorrei sprofondare”, infatti, sono alcune delle espressioni tipiche di colui che prova vergogna.              
                            
Bibliografia: Cristiano Castelfranchi, Che figura. Emozioni e immagine sociale. Il Mulino.

Psicologa, specializzanda in Psicoterapia Cognitiva                                                                                         
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