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LA STORIA DI EDOARDO CONTINUA: LA SFIDA DELLE NUOVE AMICIZIE …

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Pubblicato da in PSICOLOGIA · 23 Aprile 2018
Tags: autismoamiciziadiagnosiscuola
Ricordate la storia di Edoardo? Edoardo è un bambino con diagnosi di autismo molto fortunato, perché negli anni della scuola elementare ha potuto sperimentare un clima scolastico accogliente e comprensivo. Sin dalla prima elementare per i suoi compagni non è stato facile “tollerare” i suoi momenti di forte agitazione che impaurivano tutta la classe, durante i quali lanciava oggetti e gridava per ottenere ciò che voleva. Con il passar del tempo e soprattutto grazie all’impegno ed alla pazienza delle maestre Edoardo ha iniziato a vivere serenamente la vita scolastica, imparando a gestire sempre meglio i suoi momenti di rabbia. Ad esempio, in quinta elementare, quando Edo si sentiva agitato ed arrabbiato, alzava la mano, attendeva il suo turno e richiedeva un colloquio con la maestra: “maestra dobbiamo parlare in ufficio”, diceva con il suo tono di voce alto. La sua maestra aveva concordato con tutti gli alunni che avrebbero potuto parlare con lei in ufficio, un posticino ubicato dietro la lavagna, ogniqualvolta avessero avuto la necessità di esprimere privatamente le proprie emozioni e trovare conforto e supporto e magari anche soluzioni ai propri problemi. Dopo ogni chiacchierata in ufficio Edoardo ritornava al suo posto e, soddisfatto di aver trovato comprensione, continuava le attività didattiche. Durante l’ultimo anno di scuola primaria Edoardo, affiancato nelle ore pomeridiane da un’educatrice, ha raggiunto importanti risultati: ha iniziato regolarmente a frequentare una palestra nella quale ha praticato judo, ha trascorso dei pomeriggi con i propri compagni giocando a calcio in una piazzetta vicino casa sua … insomma, ha iniziato a vivere una vita come tutti i suoi coetanei. Esperienze nuove per Edo che gli hanno consentito finalmente, per la prima volta, di essere inserito in un contesto sociale extrascolastico. Infatti negli anni passati il bambino, proprio per le sue caratteristiche “difficilmente gestibili”, è stato sempre escluso da oratori, palestre ed attività di doposcuola.
 
“Signora non riusciamo a gestirlo perché disturba gli altri”, dicevano alcuni educatori alla mamma, come se certe difficoltà fossero dei validi motivi per autorizzare l’esclusione di un bambino speciale dal gruppo dei pari.
 
Oggi Edo frequenta la prima media, appena arrivato nella nuova scuola la situazione è tragicamente precipitata. I professori nei primi mesi di scuola non riuscivano a creare le condizioni più giuste per entrare in sintonia con il bambino … Sì, il termine sintonia credo sia quello più giusto, perché una volta che si è in sintonia tutto sembra più semplice e comprensibile. I professori hanno voluto confrontarsi  con le maestre e l’educatrice che lo seguiva il pomeriggio: “il bambino sputa, spinge i compagni, urla in classe, tutto questo spaventa!”, dicevano i professori, sembrava che l’intero lavoro fatto in precedenza fosse completamente perso. L’educatrice, volendo approfondire i motivi e le conseguenze di tali comportamenti, ha chiesto ai professori cosa facessero di fronte a tali comportamenti. “Non ci resta che portarlo fuori dall’aula”, la risposta: la maggior parte del tempo Edoardo era, infatti, nelle cosiddette aule di sostegno, perché, a dir loro, quello era l’unico modo di gestirlo e poter condurre serenamente le attività didattiche. A quel punto la situazione era più chiara: Edoardo aveva di fronte a sé una serie di cambiamenti, una nuova professoressa di sostegno, nuovi insegnanti e più materie di studio, nuovi compagni. Di fronte a tanti cambiamenti avrà provato sicuramente tanta ansia alla quale avrà reagito mettendo in atto comportamenti che, in passato, aveva già utilizzato in condizioni di forte stress. Sicuramente portarlo via dalla classe non ha aiutato, in quanto ha incrementato l’isolamento del bambino e la sua aggressività, creando attorno a lui un clima ostile che non gli ha permesso di intessere nuove amicizie.
 
“Io non conosco questi compagni”, era una sua frase tipica.
 
Dopo due mesi dall’inizio della scuola, “Edo per gli amici”,così vuole che lo si chiami, è stato nuovamente seguito a scuola dalla sua educatrice, la quale pian piano ha cercato di favorire scambi positivi tra lui, i suoi compagni ed i suoi nuovi professori, i quali a loro volta hanno cercato di tenere il ragazzino in classe per consentire all’intero gruppo classe di conoscere Edoardo e a lui di farsi conoscere. Un inizio di una meravigliosa avventura, perché oggi i suoi compagni hanno imparato a conoscerlo, apprezzano la sua ironia. Molto spesso tutta la classe ride nel bel mezzo di una lezione per le sue battute e i compagni tutti hanno iniziato a tollerare le sue caratteristiche, a volte un po’ difficili da comprendere dagli altri, ma non per chi gli vuole bene.
 
“Ho dei nuovi amici” , dice ora Edo, con i quali nell’ultimo periodo ha iniziato ad uscire nelle ore pomeridiane per una partita di calcio in piazzetta vicino casa sua.
 
Di certo le difficoltà non mancheranno, ma ritengo che questo sia un gran bel risultato, visto le premesse, ed un’ occasione d’amore unica per tutta la classe di Edo…
 
, Psicologa, specializzanda in Psicoterapia Cognitiva

 





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