Diritti umani - Cittadellinfanzia

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LA LIBERTÀ DI DIRE: “NO!” - Parte seconda

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“… Mi venne in mente il corso di comunicazione a cui avevo partecipato qualche tempo prima. Allora scelsi di proporre a tutto il gruppo un incontro diverso dal consueto. In questo appuntamento speciale ognuno di loro avrebbe avuto la possibilità di esprimersi liberamente, senza interruzione alcuna. La sottoscritta avrebbe condotto le discussioni come moderatore della comunicazione. Furono tutte consenzienti. Anche la nostra insegnante accettò, limitandosi ad annuire con un gesto rigido della testa. Preparai l’incontro con estrema accuratezza. Lo avevo studiato nei minimi particolari, affinché tutti potessero esternare i reali sentimenti, le eventuali perplessità ed anche le aspettative personali riguardo a questo progetto comune. Quel giorno arrivai all’appuntamento con notevole  anticipo. Sistemai le sedie in modo circolare e affissi un cartellone che elencava le regole della comunicazione corretta. Il gruppo si dimostrò sorpreso inizialmente di vedermi in una veste differente dal solito, ma la mia tenacia e la mia trasparenza espositiva mise tutti a proprio agio in breve tempo. Solo la nostra ‘leader’ era rimasta a dir poco sconcertata da quella situazione. Percepivo il suo disagio: era seduta con le gambe accavallate e aveva le braccia sopra la nuca. Il suo sguardo era perso nel vuoto e il suo volto non era affatto disteso.  Distribuii loro un questionario che conteneva domande semplici e chiare riguardanti i loro sentimenti e il loro percepirsi nel gruppo. Le domande vertevano anche sui personali obiettivi che ognuno si prefiggeva in merito al nostro coro. Furono determinate e celeri nel rispondervi, a parte la nostra insegnante che, dopo un fugace sguardo al questionario, disse che non era necessario e che non si sarebbe mai sottoposta a nulla di tutto ciò. Arrossì improvvisamente e mostrò tutta la sua debolezza alle presenti. Finora non era mai accaduto che le altre potessero constatare la sua fragilità.
Le sue maschere si stavano frantumando. La verità era che non aveva più nessuna di noi sotto il suo ‘pugno’ severo e autoritario.
Cercai di farle comprendere che il mio unico obiettivo era di aiutare tutti i membri del gruppo a sentirsi ascoltati e rispettati. Ognuno aveva il diritto di potersi esprimere e chiarire anche le situazioni che non generavano benessere. Non volle ascoltare, si chiuse a qualsiasi confronto e accusò me di aver preparato un complotto contro di lei. La sua immaturità superò ogni mia aspettativa e immagino di tutte le altre compagne. Le ragazze cominciarono ad una ad una a parlarle come non avevano mai fatto. Con rispetto e guardandola negli occhi le dissero di tutte le volte in cui non erano state capaci di obiettare alle sue imposizioni, elencando le occasioni in cui si erano sentite costrette e non avevano avuto la capacità di contrastare la sua forza apparente”.
Questo racconto, basato su un’esperienza di vita reale, rappresenta un esempio concreto dell’utilizzo delle strategie della Comunicazione Ecologica, una metodologia di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo. Ribadiamo che l’obiettivo di tale metodo è migliorare la comunicazione nei gruppi affinché ognuno possa sentirsi rispettato e rispettare gli altri.
“L’anima libera è rara e quando la vedi, la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino”. ( Charles Baudelaire)
Al prossimo articolo e buona libertà a tutti!  


, pedagogista, educatore extrascolastico

Chiedi alla pedagogista di "Psicopedagogia". Leggendo attraverso anima e relazioni.



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