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LA CASSAPANCA DI CORA. Parte Seconda

Città dell'Infanzia
Pubblicato da in PENSIERI DI NONNI ·
Tags: raccontifiabe

LEGGI LA PRIMA PARTE

Guido era stato un grande amico e lo sarebbe stato per sempre, anche adesso che non c'era più; lei avrebbe continuato a raccontargli le sue pene e lui, come al solito, con una carezza e un abbraccio l'avrebbe tranquillizzata … sì Guido sarebbe rimasto per sempre nel suo cuore e nella sua mente.

A volte la vita ti rende superficiale, veniamo distratti da tanti problemi non ci si accorge di chi ti sta accanto: ora che Guido non c'era più, Cora aveva scoperto una grande verità …
Lo aveva amato di un amore grande e solo adesso lo aveva capito, come aveva compreso che lui sarebbe rimasto sempre nel suo cuore come uno degli amori più grandi della sua vita.
Il silenzio continuava, interrotto solo dal rumore del condizionatore, la luce del giorno stava svanendo, ma Cora continuava a rimanere al buio, a ricordare e a tirare fuori ricordi dalla cassapanca e, fra le tante cose, trovò una torcia e alla sua luce continuò a guardare le vecchie foto e in quasi tutte c'era lui, il suo grande amico … al mare, in montagna, con i suoi figli che l'avevano sempre chiamato zio e che lui voleva bene come dei veri nipoti.
Le foto continuavano ed anche i ricordi e Cora riprese a piangere rivivendo quei meravigliosi momenti trascorsi con tutta la sua famiglia e con Guido.
Il telefono che squillava mise fine ai suoi pensieri e a malincuore decise di rispondere:
“pronto?”, “mamma sono Giulia, va tutto bene? Dove sei stata oggi? Noi ritorniamo il giorno 20, i bambini ti mandano un grosso bacio e non vedono l'ora di ritornare da te mamma...va tutto bene?... ti sento un po' strana …”.
Cora fece un lungo respiro e poi con voce tranquilla rispose: “va tutto bene, ho riposto un po’ e sono stata insieme a tanti miei vecchi amici che non vedevo da anni. E’ tutto, vi aspetto!”. Cora,mise giù e come prima cosa accese tutte le luci ed anche il televisore: non voleva più tutto quel silenzio attorno ed era stufa di tutta quella, fra qualche giorno sarebbero ritornati i suoi nipotini e doveva prepararsi a giocare con loro … Per questo, dopo aver dato un ultimo sguardo alle foto che la ritraeva con Guido, decise che era arrivato il momento di riporre tutto con cura e chiudere il coperchio... e Cora, con un ultimo sguardo ai suoi ricordi, lo chiuse. E per quel giorno chiuse anche con il voler ritrovare gli amici di un tempo, i ricordi sono belli quando restano nel cuore, a volerli rispolverare si può correre il rischio di perderli per sempre e Cora, in una giornata di Ferragosto torrido, decise che i suoi ricordi doveva tenerli per sempre nel suo cuore e nella sua cassapanca.
Fuori dalla cassapanca rimase solo il vecchio elenco telefonico, ma decise che per il momento non avrebbe più cercato di rintracciare i vecchi amici.
I bambini rientrarono dalle vacanze e furono molto felici di stare un po' con la loro nonna, erano stati in Grecia, anche se a sentir loro si erano un po' annoiati: c'erano solo persone grandi e con la barba che parlavano strano e uno di loro, senza barba e con due figli uguali che parlavano strano, mandava tanti saluti e un grosso bacio alla sua "mocciosa".
Cora rimase un pochino in silenzio, poi chiamò sua figlia Giulia e si fece spiegare e fu così che ritrovò il suo "cuginone".
Sua figlia le spiegò che lo avevano incontrato in Grecia dove era in vacanza con due belle ragazze, le sue figlie alloggiavano nello stesso albergo e, complici i bambini, fecero amicizia; quando nelle presentazioni chiese da dove venissero, alla risposta di Giulia, lui cominciò a ricordare.
“Io ho trascorso molti anni nel vostro paese: abitavo insieme a dei parenti a cui sono molto legato. Una zia che mi ha fatto da mamma e tanti amici e cugini, ma io ne ricordo sopratutto una … una ragazza bellissima che io chiamavo "mocciosa", perché non mi permetteva di ascoltare la mia musica preferita, quella dei Beatles ...
Cora, vinta dall'emozione, chiese: “ti ha detto il suo nome? Di professione fa il cardiologo?”, “sì mamma, quel bellissimo signore è un grande cardiologo, vive in America e si chiama Luca!”
Cora, a sentire quel nome, cominciò a ridere e piangere insieme … “Luca? Mi vuoi dire che voi in vacanza siete stati insieme al mio "cuginone", il grande amore della mia adolescenza? Ora Giulia, ti siedi vicino a me e mi racconti tutto!”. “Sì mamma, ma penso che anche tu mi debba dire delle cose!“.
Cora si preparò una grossa porzione di gelato alle fragole, si mise comoda nella sua poltrona preferita e riaprì la cassapanca, tirò fuori le foto di quando era ragazzina e le mostrò alla figlia raccontando che quel bellissimo giovanotto, che era quasi sempre al suo fianco insieme ai suoi fratelli, era il signore che lei aveva conosciuto in vacanza e che da bambina la chiamava "mocciosa" e di cui lei era tanto innamorata, anche se lui all’epoca era già un uomo e lei soltanto una bambina.
Cora spiegò a sua figlia che quando Luca ritornò in Italia e andò a salutare sua madre, lei era cresciuta ed era diventata una donna e pensò che forse lui l'avrebbe guardata con occhi diversi, ma Luca era sposato ed aveva due figlie gemelle, proprio quelle ragazze che lei aveva conosciuto. Erano trascorsi trent'anni e Cora non aveva più sentito e ne voluto parlare di Luca, quando appariva sulle riviste mediche che lei trovava sul tavolo dei suoi colleghi  dava uno sguardo veloce e nulla di più.
Poi si era sposata e poi ...e poi … il gelato era terminato ed anche il suo racconto.
Giulia emozionata l'abbraccio: “mamma, è una storia bellissima, perché non lo chiami? Non ti farebbe piacere rivederlo e  parlare un po’ del vostro passato? Ormai non hai nulla da temere, non sei più una "mocciosa", ma una bellissima nonna e sono convinta che anche a lui farebbe piacere rincontrarti!”.
Cora  guardò sua figlia e senza parlare riordinò le foto e, con uno scatto, richiuse la cassapanca e in essa chiuse anche l'emozione che aveva provato a ricordare il suo amore per Luca. A sua figlia rispose che il passato era passato ed ora lei voleva vivere nel presente, con la sua bella famiglia e con i suoi nipoti.
Cora  pensava molto spesso al suo grande amico Guido, ancora incredula che lui non ci fosse più e così una mattina si mise in macchina e andò al cimitero per piangere sulla sua tomba. Quando arrivò fece fatica ad entrare e poi con il cuore in tumulto vide la sua lapide; sommerso da tanti fiori, spiccava la sua bellissima foto con quel sorriso che sembrava volesse dire: “tranquilla, io per te ci sarò sempre!”. Pianse tanto Cora, finalmente si rese conto che lui non c’era più, baciò la sua foto e gli fece una promessa: “ti ho voluto bene e te ne vorrò  ancora di più, sarai e resterai per sempre uno dei ricordi più belli della mia vita ! Addio Guido!!!”.
Rientrata a casa, Cora tirò fuori dalla cassapanca una bella foto di Guido e la mise nel suo comodino insieme alle foto del suo papà e della sua mamma. Erano ancora insieme.
Fu difficile ricominciare il solito ‘tram tram’ della vita, ma bisognava andare avanti e lei aveva promesso a Guido che sarebbe ritornata ad essere la Cora di un tempo, serena e sorridente. L'estate era finita finalmente, non se ne poteva più di quel caldo torrido, arrivò un po’ di fresco e il tepore dei primi golf di lana, i bambini erano ritornati a scuola, sua figlia in ufficio e lei si godeva il suo non far niente, ormai era in pensione e poteva starsene tranquilla nella sua bella casa a sorseggiare il primo caffè della giornata. La cassapanca era ritornata nel suo angolo e Cora vi aveva messo sopra un vaso di cristallo con delle bellissime rose gialle (le sue preferite), era chiusa e la donna non intendeva più riaprirla, gli ultimi ricordi le avevano fatto molto male ed adesso aveva bisogno di molto tempo per guarire.
Accese il televisore, a lei piaceva stare da sola con la TV accesa, non guardava le immagini, le bastava sentire le voci e fu proprio la voce della giornalista a farla correre per vedere cosa stesse accadendo …
Si trattava di una conferenza tenuta in uno dei  più grandi ospedali, il Niguarda di Milano, e si parlava di cardiologia innovativa e a relazionare c’era uno dei più grandi cardiologi italiani, trasferito da molti anni ormai in America. Il cuore le fece un balzo nel petto; rimase incollata al video, perché il cardiologo famoso era lui, sì proprio il suo "cuginone" ed era a pochi passi da lei: era diverso dal ragazzo che lei ricordava, i lineamenti erano cambiati, induriti, ma gli occhi quelli no, erano sempre belli e come quando erano ragazzi sembrava gli sorridessero.
Nel vederlo l'emozione fu tanta ,ma poi ripensò a quel giorno a casa dei suoi, quando alla domanda se fosse fidanzato, lui tirò fuori dal portafoglio la foto della moglie e delle figlie e per lei fu la fine del suo sogno.
Era felicemente sposato e, chissà, forse la moglie lo aveva persino accompagnato. Al termine della conferenza, tutti corsero a stringere la mano a Luca per congratularsi con lui, Cora spense la TV e si mise a pensare: “Luca è a Milano, chissà se si ricorderà di me!”.
Cora uscì a comperare tutti i quotidiani che riportavano l'evento in prima pagina e lui sempre lì, sorridente, insieme a tante personalità: era diventato un grande scienziato e lei si sentiva un pochino "importante" perché lo aveva conosciuto. Per il resto della giornata Cora evitò di accendere la TV, si dedicò alle faccende domestiche, voleva distrarsi da quel pensiero fisso, voleva chiudere definitivamente con il passato! Tutto della sua giovinezza era passato, tutti quelli a cui lei aveva voluto bene, per un verso o per l'altro, l'avevano abbandonata ed oggi anche la sua amica più fedele, la sua ombra, il suo cane di nome Sofia oggi l'aveva lasciata per sempre.
Era stata con lei per tredici anni, tredici anni di vita felice e lei sempre al suo fianco, sempre vicino, molto spesso Cora parlava con lei, le chiedeva una risposta: Sofia la guardava con i suoi grandi occhi neri, le si strofinava addosso e non smetteva fino a quando non l'abbracciava!
Era arrivata nella sua casa, in un lontano Aprile del 1996, appena nata e quando sua figlia la portò nella loro bella casa in campagna era piccolissima e Cora ricordava che la ciotola in cui beveva il latte era più grande di lei.
Fra loro due fu amore a prima vista, decisero di chiamarla Sofia, un nome importante per un cane favoloso come lei.
Sofia, in poco tempo, diventò la beniamina di tutti e Cora di questo era molto orgogliosa, erano sempre insieme ed anche in ufficio Cora la portava con sè e lei se ne stava buona buona sotto la sua scrivania, ma quando era tempo di tornare a casa cominciava a correre e a scodinzolare, felice di passeggiare un po’. Dopo qualche tempo in campagna arrivò un altro cane, un maremmano di nome Biagio ed era bellissimo guardarli: lui bianco e grosso, simile ad un orso polare e lei bianca e nera, elegante nel suo passo fiero. Sofia cresceva e Biagio si innamorò di quella bella cagnetta bianca e nera e fu così che la vigilia di un lontano Natale, Sofia dette alla luce dodici splendidi cani, metà bianchi come il padre e metà bianchi e neri come lei.
Cora era molto felice, mai nessuno le aveva fatto un regalo così voluminoso, fu un Natale favoloso, indimenticabile!
Cora era molto felice così tanto che aveva paura di dirlo a voce alta!!! Intanto i cagnetti crescevano ed era arrivata l'ora di affidare ad ognuno una famiglia che ne potesse avere cura. E così fu. La casa senza di loro ritornò ad  essere vuota e silenziosa e Sofia riprese in mano la sua vita, sempre insieme al suo Biagio. Era bello vederli correre nel prato con il loro pelo al vento … Quanti ricordi! Tanti ricordi legati alla sua Sofia, ma un bel giorno Sofia cominciò a non stare bene, stentava a camminare e divenne triste, non correva più incontro a Cora, ma aspettava che fosse lei ad andarle vicino. Ora Sofia non c'è più: ha raggiunto il suo Biagio. A Cora  piaceva pensare che Sofia e Biagio siano di nuovo insieme a correre felici nel prato!
Tutti andavano via e lei restava sempre più sola, raccolse tutte le foto del suo cane, il collare, la ciotola , il libretto sanitario, mise tutto in una busta e conservò anche questo nella cassapanca: adesso anche la sua Sofia era diventata un ricordo.
Il trillo del telefono la distolse dai brutti pensieri e asciugandosi le lacrime andò a rispondere: “pronto Cora, sono la tua amica Letizia ed ho bisogno di te! Mi accompagneresti? Devo fare una visita specialistica al cuore e mi farebbe piacere se tu volessi accompagnarmi, con te vicina mi sentirei più tranquilla. La visita è al Niguarda per domani pomeriggio”.  Cora fu molto sorpresa per quella richiesta, anche perché non sapeva che la sua amica soffrisse di cuore, ma disse subito di sì e si misero d'accordo per il giorno seguente.








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