Diritti umani - Cittadellinfanzia

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L’incivile è INSENSIBILE alla bellezza. Non vede nessuna MERAVIGLIA intorno a sé

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Pubblicato da in APPRENDIMENTO ·
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Ad Anna i giorni sembravano tutti uguali. Che ci fosse il sole o il tempo cattivo non cambiava nulla per lei. Viveva una vita in bianco e nero. Gli eventi non la scuotevano particolarmente. A scuola andava così e così e i rapporti con i compagni di classe non erano entusiasmanti. Nonostante ciò, Anna non appariva sofferente, era anestetizzata da qualsiasi coinvolgimento emotivo. L’unico suo attaccamento era rappresentato dal legame con il suo ragazzo. Lui e lei si incontravano tutti i pomeriggi, facevano il solito giro con lo scooter e poi si fermavano dove capitava per perdere un po’ di tempo insieme. Gianni era il suo compagno perfetto. Non le domandava nulla che potesse infastidirla. Si facevano compagnia concedendosi abbracci e baci fugaci, non indugiando mai in discussioni profonde o troppo impegnative. Erano entrambi figli unici con genitori occupati tutto il giorno fuori per gli impegni di lavoro.



Molti erano gli aspetti che li rendevano simili: non avevano passioni che pungolavano la loro curiosità e preferivano trascorrere il loro tempo fuori di casa senza una meta o un luogo preciso verso cui recarsi.

Il loro tempo era sospeso nel nulla ed intorno era come se non scorgessero niente che li sorprendesse.
Quel pomeriggio  giunsero, senza rendersene conto, nei vicoli più caratteristici della loro città.

Parcheggiarono il mezzo con la consueta inosservanza e scelsero di ripararsi dal forte vento ai piedi di un imponente monumento che sovrastava la piazza. Un impeto improvviso indusse Anna a comporre una scritta proprio dietro di lei. Una frase che sanciva la loro unione per sempre, indelebile.

La loro “appartenenza” era consacrata lì, su quell’opera architettonica che li aveva abbracciati e accolti nella sua maestosa bellezza, ma inerme di fronte alla loro disarmante cecità.”

Il piccolo racconto appena enunciato richiama l’attenzione al concetto di bellezza non tanto considerato puramente in una accezione ‘estetica’, quanto  alla capacità di sviluppare una relazione significativa con gli altri.
L’inettitudine che rivelano i protagonisti di questa vicenda è in primo luogo determinata dalla difficoltà a riconoscersi come portatori di valori .
La bellezza, ancor prima di poter essere riconosciuta come valore oggettivo, è necessario venga vissuta come esperienza soggettiva attingendo dalle componenti percettive, immaginative, fantasiose che ognuno possiede. Esse si apprendono innanzitutto dal contesto familiare di provenienza e si perfezionano e si rinforzano inevitabilmente nei luoghi educativi nei quali ciascuna persona costruisce il proprio sé. Lo stile pedagogico orientato al bello, dovrebbe intervenire nel recupero di tutti gli ambiti nei quali le giovani menti possano fruire di un senso vero di bellezza. Contesti nei quali si attesti l’attenzione per l’ambiente e si affermino i diritti di tutti senza distinzioni.

Strappare la bellezza ovunque essa sia e regalarla a chi mi sta accanto. Per questo sono al mondo”. ( Alessandro D’Avenia)

Al prossimo articolo e buona educazione alla bellezza a tutti!

Pedagogista, Educatore Extrascolastico  

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Leggendo attraverso anima e relazioni...
 
 
 
   
 
 
                         



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