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Io OGGI come DONNA non ho NULLA da FESTEGGIARE. È ridicolo

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Pubblicato da in PENSIERI E PAROLE · 8 Marzo 2019
Tags: 8marzodonnadiritti
Smettiamola di celebrare impropriamente la Giornata Internazionale della Donna con festeggiamenti che non possiedono nessuna appartenenza valoriale ed ideale con ciò che tale data vuole ricordare a tutti noi. In realtà è un vero e proprio momento di riflessione circa le innumerevoli e faticose conquiste sociali, politiche, lavorative ed ideologiche che la donna è riuscita a perseguire nella storia, ma è altresì possibilità di realistica osservazione di una condizione che è ancora ben lontana per definirsi appropriata ad un Mondo civile e, aggiungerei, umano.

Quale donna dovremmo festeggiare?

Solo in Italia si stima che ogni 72 ore muore una donna, uccisa dalla violenza del proprio compagno; uccisa da un sistema di denuncia e cautela ancora troppo fallace; uccisa dall’ignoranza e dalla bestialità perversa di chi ritiene il possesso, il controllo e la paura gli unici mezzi per mantenere una relazione; uccisa dall’omertà di chi sa e non ha il coraggio di parlare.

Quale donna dovremmo festeggiare?

Forse colei che nel tentativo affannoso di trovar lavoro, al termine di un colloquio, si trova costretta a rispondere all’infelice domanda sulla propria condizione sentimentale, per evincere possibili matrimoni all’orizzonte, e peggio ancora, a riferire eventuali desideri di maternità?

Quale donna dovremmo festeggiare?

Forse colei che, a parità di titoli, competenze e ruoli professionali percepirà, sempre e comunque, compensi inferiori rispetto ai colleghi maschi?

Tanti, troppi retaggi culturali ingabbiano ancora la figura e il valore della donna, la imprigionano in stereotipi che sentenziano prima ancora di sapere, condannano prima ancora di comprendere, uccidono prima ancora di conoscere.    

Bella, quindi, quasi sicuramente stupida; intraprendente e realizzata nella professione, quindi, quasi sicuramente raccomandata…”
Per non parlare della “lettera scarlatta” che anche un solo accessorio indossato può decretare: rossetto rosso, minigonna, tacchi a spillo, nell’immaginario collettivo sono ancora richiami ad una sessualità urlata, desiderata, attenuante persino la colpa di qualsiasi violenza inferta, sotto la vile e subdola espressione: “se l’è cercata!

Ed allora, quale donna dovremmo festeggiare?



Per caso colei che per arrivare ai luoghi deputati del potere ha annullato la parte migliore di sé, omologandosi miseramente al mondo maschile, perdendo così la possibilità di incidere nel substrato della coscienza dell’umanità? Avrei un elenco infinito da stilare per dimostrare che oggi non c’è nulla da festeggiare, che i cosiddetti traguardi raggiunti sinora sono diritti legittimi e sacrosanti dell’essere umano e che almeno oggi servirebbe un po’ di SILENZIO …
Sono una donna che ogni giorno insegna alle proprie figlie il valore inestimabile del proprio essere, che si imbatte sovente in sguardi ammiccanti, o in semplici pensieri meschini taciuti, di gente che ancora oggi vorrebbe relegarci all’immagine ‘comoda’ dell’angelo del focolare del passato, che di angelico, in realtà molto spesso possedeva ben poco, perché dietro quelle ali mostruosi momenti di umiliazione, frustrazione e violenza ci celavano. Pertanto, oggi non festeggiamo, non auguriamo, ma RIFLETTIAMO, sentiamoci tutti, uomini e donne indistintamente, responsabili del cambiamento, promotori di cultura, di giustizia, di legalità, di civiltà, di quella umanità di cui ancora il Mondo ha bisogno, di quella umanità che il Mondo ancora merita, di quella umanità di cui il Mondo necessita per non cadere nell’oscurità dell’ignoranza senza speranza, nel baratro sterile dell’inciviltà che di fecondo ha solo il tanfo ributtante della volgarità.

Copywriter, donna, mamma

                               
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