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Il piacere della LETTURA è un’ARTE che si apprende da piccoli

Cittadellinfanzia
Pubblicato da in LETTURA E RACCONTI · 30 Aprile 2019
Tags: letturabambiniartelibri
La passione per la lettura può nascere solo se è la società stessa a far sì che ci siano le condizioni adatte affinché essa fiorisca e si diffonda.
Per questa ragione è importante comprendere quali ostacoli un giovane lettore può incontrare e come sia opportuno agire per promuovere al meglio l’amore per la lettura. Guido Quarzo e Anna Vivarelli, nel loro libro intitolato “Leggere. Un gioco da ragazzi” edito da Salani, propongono una serie di riflessioni e consigli rivolti agli adulti che vogliano diventare “mediatori di lettura”. Secondo gli autori la lettura deve essere sempre un piacere: “Un lettore è colui o colei che legge per il puro piacere di farlo. Per formare un lettore adulto occorre formare un lettore bambino. Il che sembra ovvio, ma non lo è affatto. L’adulto che frequenta le biblioteche, acquista libri, li presta o li scambia, non legge una storia per farne un riassunto, comparare gli stili di autori diversi, disegnare i personaggi, far piacere a un parente, ampliare il proprio lessico: lo fa perché gli va di farlo. E allora è importante che il lettore bambino sappia che la lettura è un piacere, un’occasione, un viaggio, un confronto con altri mondi, un modo per conoscersi”.

Un altro aspetto fondamentale è la presenza di libri a portata di mano per i bambini, in quanto solo così i più piccoli possono avere la possibilità di imbattersi in quello che gli autori definiscono il “libro-grimaldello”, quel libro che contiene la storia alla quale resteremo legati per tutta la vita, perché ci ha toccati nel profondo.

Non è un caso, infatti, che spesso i lettori forti siano figli di lettori, e ciò porta a dedurre quanto sia importante per i bambini vedere il libro come un oggetto familiare, presente nella loro quotidianità. Il libro è “un terreno d’incontro” tra adulti e bambini: “il rapporto che si stabilisce tra la storia (libro) e il bambino (lettore-ascoltatore), attraverso la voce di un adulto affettivamente significativo è un’esperienza relazionale insostituibile”.


Guido Quarzo e Anna Vivarelli suggeriscono inoltre di leggere ad alta voce non soltanto nella primissima infanzia perché “ascoltare una storia significa, anche per un ragazzino in grado di leggere per conto proprio, essere aiutato a entrare in un universo linguistico che spesso trova proprio nella mediazione dell’adulto la strada per arrivare al cuore e alla mente”. Consiglio vivamente questo libro a tutti coloro che per passione o per lavoro si occupano della promozione della lettura perché: “le storie ci riguardano: ognuno di noi è una storia e attraverso la narrazione, giorno dopo giorno ci riconosciamo e costruiamo la nostra identità. Portare le storie ai bambini è un’urgenza. Una società che voglia pensare a un domani, che sappia proiettarsi nel futuro, che si carichi consapevolmente della responsabilità di migliorare se stessa, non può non portare i libri ai bambini e i bambini alle storie”.

Buona lettura!

Scrittrice e Narratrice

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