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Il mio DOLORE nel silenzio quando offendi la mia DISABILITÀ. Ma Tu neanche lo Sai

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Pubblicato da in PSICOLOGIA ·
Tags: disabilitàdoloresofferenzainteriorità
P. è una ragazzina speciale, ha 11 anni, è molto sensibile, minuta, la caratterizza un tono di voce basso, dolce, discreto, come se in quel riserbo gridasse il timore di essere in un mondo non sempre accogliente e rispettoso, spesso cieco di fronte alla diversità. Frequenta la scuola con impegno e dedizione, è molto attenta e curiosa, ma se durante le interrogazioni i suoi compagni, ansiosi di dimostrare preparazione e studio, fanno a gara per alzare la mano ed intervenire al suo posto, preferisce rinunciare a rispondere, pur essendo perfettamente in grado di sostenere le domande delle insegnanti. Al suono della campanella è sempre lei a guidare la fila della sua classe ed è proprio in quel momento che i suoi occhi, ogni giorno, si scontrano con l’indifferenza di ragazzi molto spesso poco attenti al rispetto delle fragilità altrui. P. non può camminare, è costretta a vivere e spostarsi su di una sedia a rotelle, a causa di una malattia genetica che le impedisce di deambulare. I suoi coetanei non badano alla carrozzina e nella fretta di guadagnare nel più breve tempo possibile l’uscita, rischiano di travolgerla; non tutti per fortuna, alcuni, docenti compresi, le sono sempre accanto per proteggerla …

In quel momento mi chiedo se tutto il lavoro didattico svolto in classe non sia vano di fronte al mancato riconoscimento di un bisogno di una compagna più fragile.

A cosa serve la ricerca spasmodica di emergere con voti eccellenti se nella vita non riesco a vedere l’altro, a comprenderlo e a prendermi cura, seppur con piccoli gesti, delle sue necessità?


La guardo e nei suoi occhi vedo tanta paura, delusione ed impotenza, la stessa impotenza che provo io nel momento in cui non le posso garantire il totale rispetto da parte di chi non percepisce il suo profondo disagio.     
Ma poi la mia attenzione è attirata da quei compagni che le strappano un sorriso e come dei veri bodyguard la aiutano a svincolarsi tra la folla. È proprio pensando a questi ragazzi, che meriterebbero un voto alto nella disciplina “rispetto delle unicità”, che si potrebbe partire per pensare ad una scuola che educhi e consideri l’attenzione ai bisogni dell’altro come una priorità per formare adulti consapevoli e di valore.

Non dobbiamo semplicemente sopportare le differenze fra gli individui e i gruppi, ma anzi accoglierle come le benvenute, considerandole un arricchimento della nostra esistenza. Questa è l’essenza della vera tolleranza, intesa nel suo significato più ampio, senza la quale non si può porre il problema di una vera moralità. (Albert Einstein)

Psicologa, specializzanda in Psicoterapia Cognitiva

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