IL COUNSELING ETICO-FILOSOFICO NELLA GESTIONE DELL’ANSIA - Professionisti online - Città dell'Infanzia

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IL COUNSELING ETICO-FILOSOFICO NELLA GESTIONE DELL’ANSIA

Città dell'Infanzia
Pubblicato da in APPRENDIMENTO ·
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Cari lettori, oggi voglio parlarvi di una problematica molto diffusa e attuale, ossia quella relativa all’ansia e agli attacchi di panico, estrapolando alcuni passaggi dalla mia tesi di Master Universitario in Counseling Etico-Filosofico e Biopedagogico, nella quale mi son chiesta se la consulenza filosofica possa aiutare nel superamento dell’ansia.
In effetti sono sempre in numero crescente, nella società attuale, le persone che soffrono di disagi psicologici i quali sono meccanismi di difesa per adattarsi alle richieste della società stessa che cambia continuamente.
Ansia, attacchi di panico e depressione possiamo definirli i mali del secolo.
Infatti il DSM, manuale diagnostico dei disturbi mentali, arrivato oggi al quinto aggiornamento, ridefinisce la malattia mentale, includendo nuove patologie (suscitando per questo numerose polemiche) come il <<disturbo dirompente di disregolazione dell’umore>>, il binge eating  (l’alimentazione incontrollata), il <<disturbo generalizzato d’ansia>>, le <<dipendenze comportamentali>> da videogiochi e da internet.
Nella mia tesi ho dimostrato che il counseling etico-filosofico può costituire un valido aiuto nel superamento di stati ansiogeni, se ovviamente non ci si trova di fronte a disturbi psichici ben più gravi, per i quali diventa necessario consultare altri esperti.
Ebbene, l’ansia deriva, oltre che da altre cause, anche da un mancato sviluppo della personalità adulta e dal permanere di quella infantile.

Quindi per guarire è necessario cambiare, rendersi attivi, interessarsi e appassionarsi alla vita, sviluppare pensieri positivi e rafforzare l’autostima.

L’uomo ha bisogno di una nuova razionalità per comprendere la complessità del mondo e di se stesso. Deve capire cioè che la cosa necessaria da fare per stare bene, per migliorare la propria qualità di vita è assumersi la responsabilità di cambiare se stesso. Deve ricreare un rapporto autentico con se stesso e con gli altri, senza delegare ai farmaci la soluzione dei suoi problemi.
È necessario dunque ripartire da se stessi, accettando la sofferenza come condizione necessaria per comprendere ciò che non va, prima in noi stessi e poi negli altri, nel nostro ambiente.
In genere si decide di cambiare quando si soffre molto, quando si ha un impulso emotivo a farlo. Questa spinta può derivare da una crisi personale che si sta vivendo in un determinato periodo della propria vita o delle proprie relazioni. Ad un certo punto, infatti, avvertiamo una forte sensazione che c’è qualcosa di profondamente sbagliato nel nostro percorso esistenziale e sentiamo l’esigenza di dover cambiare.
La sofferenza interiore, durante un processo evolutivo, non è fine a se stessa, ma è finalizzata al perfezionamento dell’uomo, ad arrivare in alto, è sfida a non fermarsi all’apparenza, ma ad andare oltre.
A volte, però, da soli non si ha la forza o il coraggio di fare quel salto che apparentemente sembra un salto nel vuoto, perché si ha paura di lasciare le proprie sicurezze, ma, nello stesso tempo, si sa che è necessario. Ed è qui che entra in gioco il counseling filosofico che è colloquio dell’uomo con l’uomo, per far incontrare il soggetto con se stesso, per supportarlo, aiutandolo a non perdersi, a comprendere che la crisi può essere una possibilità di cambiamento in meglio, in quanto permette di compiere delle scelte, di ridefinire il proprio progetto esistenziale.

Spesso sbagliamo perché ci ostiniamo a pensare in maniera negativa e distruttiva, quindi è necessario imparare a pensare meno e soprattutto a fare pensieri positivi.

La consulenza filosofica, tramite la pratica, può aiutare a dare nuova speranza agli individui, aiutandoli a superare un forte disagio. Essa rende liberi, autonomi, sicuri di sé, non dipendenti. Conduce all’autostima, senza la pretesa di “aggiustare” l’altro, ma accogliendolo empaticamente nella sua fragilità.
In questo senso il counseling filosofico deve fare la rivoluzione, in linea con la biopedagogia la quale mira ad educare gli uomini a star bene con sé e con gli altri, con il mondo, ad amare la vita, quindi ad una migliore qualità della vita. Oggi, il timore e la realtà più grande sono la solitudine. Abbiamo paura di rimanere soli e che nessuno ci pensi; abbiamo paura della morte e di raccontare il nostro dolore all’altro, per timore di non essere capiti e quindi di essere allontanati, restando sempre più soli.

Sono venute meno, infatti, le pratiche sociali, per cui non si è disposti ad accettare il dolore dell’altro. Il soggetto è sempre più solo nella società attuale, caratterizzata da un forte individualismo: questo è il vero problema oggi, da cui deriva il disagio esistenziale dell’uomo contemporaneo, perché l’essere umano è un essere relazionale che ha bisogno di parlare con l’altro, di raccontarsi, di esprimere le proprie gioie e i propri dolori. La stessa ansia non ha sempre bisogno di psicofarmaci o ansiolitici per essere acquietata, ma necessita di concettualizzazione, cioè il soggetto deve capire perché è in ansia, da cosa dipende nel presente (il counselor filosofico lavora sul presente, non sul passato, e comunque nel presente è compreso anche il passato). È importante dare una forma verbale e quindi concettuale a ciò che si vive.                         
Ed ecco che la consulenza filosofica (come anche quella pedagogica), attraverso il dialogo, l’empatia, l’accettazione incondizionata dell’altro e non il suo giudizio, la compassione, l’ascolto attivo, la lettura del linguaggio corporeo, la congruenza, la riformulazione e la chiarificazione di ciò che dice il consultante, la curiosità, la meraviglia di fronte al mondo e all’altro, il dialogo costruttivo, può costituire una valida soluzione nei confronti di persone:
·         afflitte da preoccupazioni o problemi (da cui si sentono imprigionate), con domande alle quali non sanno rispondere;
·         che non si sentono realizzate nella loro vita;
·         che non vivono in modo superficiale, ma che si chiedono il senso della loro vita e dove stanno andando;
·         che cercano la consulenza filosofica perché vogliono capire ed essere capiti e ascoltati da qualcuno e si chiedono, nella loro vita, “che cosa sto facendo?”.
Ci si rivolge al consulente filosofico, quindi, perché si sta vivendo un disagio esistenziale.
I motivi che generano questo disagio esistenziale possono essere vari:
·         delusioni;
·         vicende impreviste e inaspettate;
·         contrasti con altri individui;
·         scherzi del destino;
·         bilancio di vita negativo;
·         fallimento.
Il soggetto con un disagio, cioè, vuole trovare uno spazio in cui parlare liberamente dei suoi problemi ed essere ascoltato, ma senza essere “trattato” come persona malata. Nel consulente filosofico trova chi lo può aiutare a cercare la propria strada, senza essere giudicato.

Durante la consulenza filosofica, il consulente non parlerà di Platone o di Hegel all’ospite, così come, quando si va dal medico, il malato non ascolta una lezione di medicina.

La persona afflitta da ansia e attacchi di panico, nel momento in cui chiede aiuto per superare ciò, perché da sola non riesce, ha già fatto un’importante passo che segna l’inizio della sua guarigione.
Chiedere aiuto, infatti, non è semplice, perché difficilmente si è disposti, per una serie di motivi, a raccontare i propri aspetti più intimi e ad ascoltare i consigli di un estraneo.             
Il consulente filosofico, quindi, aiuta la persona a superare tali problematiche mediante la “tecnica” della narrazione, dando al soggetto la possibilità di parlare di sé, che è un bisogno di tutti. L’angoscia, infatti, bisogna narrarla cosicché non si ripercuota sul soma e non si trasformi, ad esempio, in attacchi di panico. La narrazione di sé all’altro, infatti, è un momento educativo di rinascita, una forma di autoeducazione nella quale chi si sente disperato comincia a trovare finalmente uno spiraglio di luce, perché riflette su di sé e su tanti fattori che prima non aveva considerato. Soprattutto perché non è l’esperienza del dolore ad uccidere, bensì l’esperienza del dolore da soli, cioè quando non c’è nessuno a cui poterlo raccontare.

È importante raccontarsi all’altro, perché è nella relazione diretta che troviamo la nostra umanità ed è la relazione stessa a definire l’esistenza.

Il percorso di consulenza filosofica può far comprendere al soggetto che non ha più bisogno dell’approvazione o disapprovazione altrui le quali non tolgono e non aggiungono nulla alla propria ricchezza interiore; quindi ne rafforza l’autostima, portandolo ad avere fiducia in se stesso, a rilassarsi, a capire cosa gli sta accadendo e come può superare il momento, partendo dalle proprie capacità e potenzialità. Il consultante, dunque, comprenderà che nella vita, soprattutto durante il periodo di crisi, non bisogna mai dimenticare il valore di sé, della propria ricchezza spirituale, cercando, al di fuori, l’approvazione altrui, la conferma del proprio valore personale.
Infine, in questo percorso è importante essere circondati da persone positive, dall’amore della famiglia, di chi ci vuol bene, per coadiuvare la scomparsa di ansia, attacchi di panico e depressione.
Certo il ritorno alla salute non è semplice, bensì è un lungo viaggio, ma è necessario sapere che tutto ciò di cui si ha bisogno è già in noi e la filosofia antica (formativa nel rapporto con sé, con l’universo e con gli altri uomini) ci aiuta a rendercene conto.  Ognuno di noi è più ricco di quanto pensi.
                                                         
, Pedagogista - Consulente filosofico, bioetico e pedagogico                                                                                               
Chiedi alla pedagogista di "Psicopedagogia". Leggendo attraverso anima e relazioni.
   
 
 
       
 
 
           
 
 
                                       
 
 
     



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