Diritti umani - Cittadellinfanzia

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I “NO!” che NON aiutano a crescere. Rendiamo POSITIVO il LINGUAGGIO!

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Facciamo un gioco, adesso io vi dico: “non pensate al colore rosso” oppure “non pensate alla vostra mano destra”. È pressoché certo che la vostra mente si sia colorata immediatamente di rosso e che abbiate guardato la vostra mano destra. Ora pensiamo di parlare ad un bambino e di dirgli: “non allontanarti”. Con ogni probabilità chiunque abbia detto ad un bambino questa frase lo avrà visto allontanarsi presto e forse ancor più velocemente. Incontro numerosi genitori che mi dicono: “non appena proibisco a mio figlio di fare qualcosa, subito invece lo fa!

Come possiamo modificare il nostro linguaggio per far sì che diventi più efficace, soprattutto con i bambini?

Rendiamolo positivo! Cerchiamo di limitare il più possibile i “non” prima di una frase. La nostra mente fatica a considerare la negazione. Numerosi studi sono stati condotti sul linguaggio positivo come facilitatore di comportamenti desiderati. Ad esempio, piuttosto che dire “attento che cadi”, proviamo a dirgli “mantieni l’equilibrio” (A. Jodorowsky).
I bambini, soprattutto fino agli 11/12 anni circa, posseggono un ragionamento che viene definito “concreto”, senza capacità di astrazione, basato su elementi tangibili e visibili. Questo non significa che ai bambini non si debba spiegare quello che accade, ma che bisogna semplificare il linguaggio con esempi concreti e con accezione positiva. La negazione quindi porta a due difficoltà: la prima è quella di indicare “involontariamente” il comportamento indesiderato; la seconda è quella di lasciare il bambino senza saper cosa fare concretamente.

In altre parole il bambino penserà: “non devo cadere, ma cosa si fa CONCRETAMENTE per non cadere?”

Allora suggeriamo i comportamenti che concretamente un bambino deve attuare per evitare il comportamento indesiderato.


Invece di dire “non toccare” proviamo a dire “questo lo possiamo solo guardare” oppure al posto di “non allontanarti” possiamo dire “stammi vicino” o ancora sostituiamo un “non lanciare il bicchiere” con “appoggiamo il bicchiere sul tavolo”.
La difficoltà iniziale nel modificare il proprio linguaggio sta nel fatto che è più immediato intervenire con una negazione su un bambino, accadrà spesso e non si può sempre essere “sul pezzo”, ma quando ci fermiamo un attimo proviamo a riformulare la frase e presto potrà diventare un’abitudine, molto meno faticosa da applicare. Non è neppure matematico che i bambini subito invertano i comportamenti indesiderati, ma un linguaggio positivo potrà sicuramente aumentarne notevolmente le probabilità. Un bambino che proverà la sensazione di essere efficace nel riuscire a mettere in atto un comportamento, sentirà crescere la propria autostima; se invece proverà la frustrazione di non riuscire a modificare il comportamento negatogli, difficilmente potrà sentirsi stimato dall’altro e di conseguenza da se stesso.

“La comunicazione avviene quando, oltre al messaggio, passa anche un supplemento di anima”. (Henri Bergson)

Psicologa –psicoterapeuta
Presidente dell'Associazione Centro Orme

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