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FIGLI che PICCHIANO i genitori. Che cosa sta succedendo?

Cittadellinfanzia
Pubblicato da in PSICOLOGIA · 21 Gennaio 2020
Tags: genitorifiglifamiglia
Sono i figli dell’assenza di pilastri educativi, sono i figli del conflitto della disgregazione familiare e sociale: sono gli adolescenti inclini alla violenza, alla violenza verbale, relazionale, alla violenza fisica. L'ambiente in cui essi crescono e si muovono non sempre è in grado di rispondere in maniera efficace alle loro richieste, questo provoca un deficit nel riconoscimento e nella regolazione delle emozioni in questi ragazzi e ciò rischia di indurli a manifestazioni comportamentali dirompenti e violente.                                                   
“Si innesca un’escalation reciproca dove l’ostilità induce all’ostilità e un’escalation complementare dove la sottomissione dei genitori fa crescere le richieste del giovane" (Mara Selvini Palazzoli). Si abbandonano a comportamenti violenti, la rabbia aumenta sino a diventare elemento fondamentale del modo di essere, anzi diventa il modo di essere. La parola "rabbia " etimologicamente indica una malattia virale tipica degli animali ed oggi è diffusa per indicare nell'uomo uno stato di estrema irritabilità, soprattutto nei confronti dell'altro: l'uomo ancora più dell' animale soffre di questa malattia che purtroppo spesso trasmette anche ai propri figli, più facilmente capaci e pronti nell’emulazione dei comportamenti fuori dalle regole! L'adolescente vive un periodo della propria vita particolarissimo, carico di innumerevoli dilemmi che si rappresentano in quella sua personalità tutta in fase di formazione: sono evidenti a tutti quante disfunzioni esplodono in questo complicato periodo di prima e vera transizione nel percorso della vita e accade molto di frequente che il giovane adolescente reagisca vivendole come personali frustrazioni o tenti di emanciparsi attraverso atteggiamenti aggressivi verso chi (genitori, insegnanti, etc…) per proprio ruolo richiama e raccomanda “regole”.

In particolare, nella ribellione nei confronti dei genitori – primo e naturale argine/scoglio ad uno sviluppo inteso come “libera esplosione” – è possibile individuare l’emozione di un disperato/soffocato bisogno di libertà.

Quella libertà voluta dall’adolescente, proprio perché naturalmente amorevolmente coartata dal controllo genitoriale, porta ad atteggiamenti di chiusura o di contrasto, aggressivi e finanche patologici, fino a trascendere a veri traumi fisici ai danni del genitore, più spesso della madre.     
Ma allora: perché un figlio arriva ad aggredire un genitore?


Le cause sono molteplici: l'abitudine nel vedere simili comportamenti all'interno della famiglia, oppure un’educazione basata su punizioni corporee e sensi di colpa e non ultima l’impatto forte derivante dai giochi elettronici di ultima generazione (soprattutto importati dagli USA) con protagonisti non solo armi, non solo guerra, ma brutalità fine a se stessi. La fantasia, il mondo virtuale vissuto nel gioco, nella mente dell’adolescente diviene possibile e reale, imitabile… la violenza porta alla violenza!
Quale ausilio è allora possibile, soprattutto se un tale atteggiamento violento trascende dall’incomunicabilità sino alla violenza fisica, anche lieve ma ugualmente profonda perché aggravata dal rapporto familiare, di sangue, quello che dovrebbe caratterizzarsi di affetto e amore?

Nel genitore-vittima si viene a creare un vero blocco, aumenterà sempre più la paura di come potrà reagire il figlio–carnefice e spesso il genitore sceglierà la strada dell’accettazione, della sottomissione, per ottenere pace e tranquillità.

Tuttavia, l’esperienza ci ha insegnato che questa tregua è di breve durata… “i genitori si sentono senza via d’uscita e malgrado i loro sforzi diventano parte di un circolo vizioso di totale sottomissione”. (Mara Selvini Palazzoli).
L’opzione drastica della denuncia del proprio figlio all’Autorità, per scoraggiarlo a reiterare simili azioni, per creare in lui un trauma rendendo pubblico il suo comportamento, potrebbe essere la strada utile?
Le riserve di una tale soluzione per pudore della famiglia e per le possibili conseguenze penali - parliamo di violenza domestica - normalmente dissuadono da questa scelta e il problema viene così coperto, sperando nella “clemenza del carnefice”, ma purtroppo col rischio della maturazione di un “futuro adulto” incline all’aggressività e alla violenza verso proprie compagne, mogli, figli e in generale verso il prossimo. Oltre a questo, una richiesta di aiuto all’Autorità e/o Servizi Sociali rappresenterebbe per l’adolescente la consapevolezza dell’assoluta assenza di autorevolezza genitoriale... Discende da questo che è importante aiutare l’adolescente e la sua famiglia mediante il percorso guidato del colloquio psicologico, attraverso una terapia familiare di tipo sistemico condotta dal professionista psicoterapeuta che faccia riemergere, riporti alla luce e infonda consapevolezza dei reali ruoli genitoriali e filiali.
Perché è tutto il “sistema-famiglia” che si è ammalato e deve essere curato... e può guarire.


Psicologa Psicoterapeuta
Team “BIMBI e Tecnologie”

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