Diritti umani - Cittadellinfanzia

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ELOGIO DEL SILENZIO

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Sembrerà strano che una persona come me che ha sempre sottolineato e sostenuto il valore delle parole si confronti, oggi, con il silenzio e che, addirittura, ne esalti il valore. Ebbene, appare strano anche a me. Tuttavia non posso fare a meno di pensare al silenzio come qualcosa, seppur nel suo essere incolore e nella sua informe essenza, una dimensione densa di significati. Come apertura a nuove strade da percorrere, che spalanca dinanzi all'uomo meandri di infinito... come ciò che restituisce orizzonti di senso. A modo suo, il silenzio è eloquente comunicazione. Ma non mi interessa il silenzio dato dal tacere del frastuono mediatico o televisivo, o quello che segue grandi disastri, questo è il silenzio della morte a cui vorrei sostituire il concetto di silenzio della vita, quel tacere dotato di forza di persuasione che realizza la vita stessa in senso identitario e comunitario. L'identità soggettiva e relazionale non è necessariamente quella che si determina e si autodefinisce nel frastuono e nella chiacchiera, o nel ‘divertissement’... Per dirla come Pascal: “l’identità umana, che si riconosce nella relazione, racchiude la possibilità di riconoscimento proprio nel silenzio dell'anima che ascolta”.
La chiacchiera, ‘il divertissement’, ci distraggono dalla autenticità.



Noi occidentali fatichiamo per realizzare tutto ciò, ma l'oriente del mondo si percepisce ancora nella potenza del silenzio, quale capacità di discernere, di decidere, di riconoscere. Quel vuoto e assenza di suono, inteso come chiusura all'esterno, è ascolto di un eloquente soggettività; consente l'isolamento nello scudo della propria soggettività. È qui che senti il respiro, riconosci le tensioni! È qui che abita il rumore dell’esistenza e che si pacificano le contraddizioni e le distonie diventano armoniche sequenze, i contrasti si ritrovano in un’unità! È qui che si trova la propria direzione. Gibran diceva che è il silenzio che ci accosta la verità più che le parole.
Ma dove si colloca la relazione se noi permaniamo nell'esistenza del silenzio? Domandiamoci: è relazione anch'esso?
Heidegger sostiene che il silenzio è necessariamente propedeutico alla comprensione dell'altro: l'apertura dell'altro a noi è possibile solo nello spazio del silenzio, nel vuoto di parole. Il vuoto, a sua volta, è l’insieme delle infinite possibilità di essere... ma questo è un altro discorso...



Continuate a seguire "Filosofia ed Etica" Il giardino delle parole...




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