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E se i FANTASMI che ognuno ha dentro non facessero più PAURA?

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Pubblicato da in MUSICA E TEATRO · 2 Agosto 2019
Tags: teatroraccontipaura
Cari lettori, che ne direste di affrontare un’altra lettura che, per diversi motivi, si presta ben volentieri ad essere messa in scena? “Il fantasma di Canterville”, un racconto del 1887 di Oscar Wilde, ne è uno straordinario esempio. L’ingrediente principe che ne permette facili e fortunate trasposizioni teatrali è la sua  anima umoristica. Sembrerebbe che una storia di fantasmi non possa contemplare effetti di natura comica, invece, la penna originale del suo autore ha creato, servendosi proprio della chiave ironica, il tema sul quale si fonda l’intera vicenda:

il contrasto esistente tra due società, la  società inglese, vecchia  e tradizionalista e quella americana, giovane e  progressista.

E cosa meglio di una vis comica avrebbe potuto parlare di culture differenti, dissacrando e, al contempo, suscitando una serie infinita di riflessioni attraverso ilarità e buon umore? Una  moderna e repubblicana famiglia americana, gli Otis, sta per acquistare a  Londra, da poco trasferitisi, una dimora alquanto singolare: un castello nel quale aleggia, da quasi trecento anni, un ospite, lo spirito di Sir Simon, colpevole di aver provocato la morte della sua consorte a causa di una lite terminata con uno spintone.



Messi in guardia da lord Canterville dell’esistenza del fantasma, che nel frattempo, con le sue apparizioni, ha creato non pochi problemi a metà della popolazione londinese, il capofamiglia, Mister Hiram B. Otis, ministro degli Stati Uniti, è ben lungi dal considerare la presenza del “gradito” ospite, un ostacolo alla conclusione del suo affare e i fatti, nelle pagine che seguono l’incipit, lo dimostreranno: sarà l’ectoplasma a mettere in dubbio la sua stessa fama di spettro, smontato continuamente da atteggiamenti di un irritante e smaccato materialismo da parte dell’allegra famigliola che gli proporrà alternativamente miracolose soluzioni con oli e detergenti, prodotti della moderna industria americana, per smacchiare secolari macchie di sangue in salotto o per oliare le sue catene, il tutto condito da scherzi, trappole e tranelli tesi dai due pestiferi gemelli. I meccanismi scelti dall’autore per creare situazioni di vera comicità sono principalmente due: l’inversione (la storia del persecutore vittima della sua persecuzione, del personaggio che prepara la rete nella quale egli stesso si farà prendere, del gabbatore gabbato) e l’inserzione violenta in un contesto banale di un personaggio straordinario (il nostro fantasma dai trascorsi di spirito semina terrore e spavento, catapultato improvvisamente in una triste realtà, ben lontana da retaggi culturali, dove gli spettri occupavano un posto più che dignitoso nell’immaginario collettivo). Spogliato di tutti gli orpelli e del peso che il nostro protagonista si porta dietro da centinaia di anni, vedremo nelle ultime pagine affiorare l’amore e la sua forza, rappresentato da Virginia, la giovane figlia del ministro, capace di mettere sullo stesso piano, in un ricco confronto, la vita e il mistero legato alla morte, facce di una stessa medaglia.

Insegnante, attrice teatrale

Continuate a seguire .
Un sipario che si apre sulla vita…




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