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È PIÙ IMPORTANTE VINCERE, PERDERE … O DIVERTIRSI?

Città dell'Infanzia
Pubblicato da in SALUTE E BENESSERE ·
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Chi dice che lo sport sia una metafora della vita non si sbaglia, infatti l’impegno, la competizione, la vittoria e la sconfitta sono componenti determinanti in ogni ambito della vita. Oggi, è consigliabile che si faccia dello sport un prezioso mezzo per formarsi e crescere, ma risulta difficile riuscire a crescere seguendo i giusti valori tipici dello sport, questo a causa di abitudini e stili di vita che cambiano negli adolescenti e, in particolare, perché manca un giusto rapporto tra chi aiuta quotidianamente i figli a crescere e quelli che sono i valori tipici dello sport.       
Praticare uno sport nel periodo dell’infanzia e dell’adolescenza, ma anche in età adulta, comporta benefici fisici, psicologi e relazionali dove si imparano il rispetto per altri compagni e per le regole di squadra, ma affinché le potenzialità dello sport si realizzino è necessario che gli allenatori, i genitori, i dirigenti sportivi e gli atleti stessi si impegnino a fare della pratica sportiva un insieme di esperienze positive e felici. I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di persone adulte che li aiutano a prendere consapevolezza delle proprie caratteristiche e capacità, per guidarli in modo tale da crearsi un concetto di sé positivo, senza far ricadere in loro, che ricercano solo gioco e divertimento, importanti aspettative ed ambizioni che gli occhi del bambino vivrebbe con ansia e paura, e non più come un divertimento. Nella pratica sportiva agonistica la vittoria è certamente un evento esaltante che gratifica l’atleta e la squadra, che infonde entusiasmo e gioia, che ripaga i sacrifici e l’impegno dell’allenamento, che rinforza l’autostima del singolo e del gruppo, ma il bisogno di vincere non è un bisogno spontaneo del bambino o dell’adolescente, in quanto essi hanno la necessità di sentirsi apprezzati e valorizzati in quanto individui capaci di conseguire dei risultati.                                                         
Inizialmente per loro il successo non è collegato alla vittoria in sé, poiché, anche il solo fatto di aver superato un limite personale offre una grande soddisfazione. La vittoria, quindi, non è un obiettivo prioritario dei giovani atleti, almeno fino a quando qualcuno non dice loro che devono vincere, dando risalto solo a questo aspetto. Quindi, i bambini e gli adolescenti, che hanno alle spalle genitori ed allenatori che desiderano la vittoria a tutti i costi, sono costretti a perseguirla per trovare risposta ai loro bisogni di sicurezza, di stima e di approvazione. Se non riusciranno a raggiungerla, inizieranno a perdere entusiasmo della pratica sportiva, fiducia nelle proprie capacità e nei compagni di squadra, con la conseguenza dell’abbandono dello sport. Purtroppo è diventata una normalità assistere a tecnici sportivi che con i più piccoli impostano il loro percorso di apprendimento come se fossero degli adulti, con la vittoria come obiettivo primario.

Vincere o perdere sono due risultati che provocano emozioni e sensazioni opposte che bisogna saper gestire.                                                                                                       


Se un bambino cresce anche in un contesto familiare dove viene costantemente pressato a raggiungere la vittoria a tutti i costi, dobbiamo avere la consapevolezza che stiamo facendo del male al piccolo atleta. Una vittoria non deve incrementare l’aspettativa di essere sempre vincenti, così come una sconfitta non deve generare un senso di fallimento personale, ma bisogna saper riconoscere ed apprezzare un buon risultato anche se non si festeggia con nessun trofeo. E’ importante saper porre degli obiettivi morali e tecnici e perseguirli,  avendo come obiettivo principale quello di migliorare il bambino nel suo percorso di apprendimento, insegnandogli a competere con se stesso, in modo tale che l’unica vera vittoria sarà quella di sacrificarsi per migliorare, proponendo ai bambini delle sfide che inducono loro ad impegnarsi con la necessità di sforzarsi per ottenere quello che desiderano. Dobbiamo aiutarli ad apprendere sempre più capacita motorie e tecniche, così da migliorare la loro autostima, elogiando, non solo chi è più dotato tecnicamente, ma soprattutto colui che si impegna di più, a chi presta più attenzione e chi aiuta i compagni in difficoltà. Dobbiamo aiutare i bambini a capire che il contributo e l’impegno di ognuno di loro è importante, perché in base a quello si può conseguire un qualcosa che soddisferà tutti, perché il rispetto è un valore essenziale. Dobbiamo abituare i nostri ragazzi a non vedere gli avversari, o l’arbitro, come dei nemici. I bambini, infatti, sono condizionati in questo dalle parole che ascoltano dal loro allenatore e dai loro genitori, quindi sarà importante non mettere mai in dubbio le decisioni dell’arbitro e non criticare, o discutere, con nessun membro della squadra avversaria, così da trasmettere un clima sereno al bambino che potrà concentrarsi unicamente sull’andamento della gara. In questa fase sarà fondamentale il tipo di atteggiamento che può avere ogni famiglia con il proprio bambino. Infatti, se a una corretta gestione sportiva non segue una corretta educazione allo sport da parte della famiglia, nella testa del bambino si genera solo tanta confusione. E’ importante sottolineare come da parte della famiglia sarà fondamentale non creare troppe aspettative sul bambino, perché ogni persona ha il suo tempo di apprendimento, evitando, quindi, qualsiasi confronto con altri bambini, mantenendo sempre massimo rispetto verso l’allenatore e gli altri compagni di squadra, senza criticare o dare giudizi che possono confondere il bambino che deve seguire quello che il suo allenatore gli insegna.                                                                    

Ciò che noi adulti dobbiamo insegnare ai bambini è che in qualunque attività ciò che conta non è sempre e solo il risultato finale, ma il percorso che si è compiuto per arrivare a quel punto e ciò che si è imparato lungo la strada.

I bambini devono capire bene che nel gioco delle volte si vince, altre si perde. E questo vale per tutti, nessuno escluso. Dovremmo insegnare ai bambini che la cosa più importante è giocare e divertirsi e, soprattutto, che bisogna giocare in modo leale. I bambini devono imparare a divertirsi durante il gioco, a prescindere da come andrà a finire. E devono imparare a considerare la sconfitta come un’opportunità, non come fallimento personale. Perché solo attraverso le sconfitte sarà possibile fare tesoro degli insegnamenti ricevuti.        
“Lo sport insegna che per la vittoria non basta il talento, ci vuole il lavoro e il sacrificio quotidiano. Nello sport come nella vita” (Pietro Mennea).

, Tecnico sportivo
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