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DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO

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Pubblicato da in PSICOLOGIA ·
Tags: azzardoludopatiadrogadipendenza
“Mario è un uomo di 45 anni dall’aspetto trascurato che, ogni giorno, accompagna i suoi due figli a scuola, da un po’ di tempo ha perso il lavoro e ogni mattina trascorre molte ore in un centro scommesse proprio vicino l’istituto dei suoi bambini, addirittura alcuni giorni rimane mattinate intere in quello stesso luogo a giocare tra slot machine, scommesse sportive, gratta e vinci e videolottery, fino al suono della campanella. Gli abitanti del quartiere ormai lo conoscono molto bene, lo chiamano “lo scommettitore seriale” in quanto gioca cifre sempre più elevate, in giochi caratterizzati da probabilità di vittoria minima. L’uomo nell’ultimo anno ha perso grosse somme di denaro, è in serie difficoltà economiche e per tale ragione ha chiesto dei soldi a sua sorella, mai restituiti, mentendo sulle reali ragioni dei suoi problemi economici. Ha tentato più volte di smettere di giocare, ma con scarsi risultati. La dipendenza dal gioco ha portato l’uomo a perdere il lavoro che aveva precedentemente in un’azienda ed ha contribuito anche alla rottura della relazione con sua moglie”.

Mario soffre di “Disturbo da gioco d’azzardo”.

Nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali ), il Disturbo da Gioco d’Azzardo (DGA) viene collocato  all’interno della categoria delle dipendenze in un’apposita sottocategoria, “Disturbo non correlato all’uso di sostanze”, infatti anche se non comporta l’assunzione di sostanze psicoattive, lo stato di euforia e di eccitazione del giocatore d’azzardo durante il gioco, sarebbe  paragonabile a quello prodotto dall’assunzione di droghe.                                                                                         
Il DSM-5  classifica il disturbo in lieve, moderato, grave. Per fare diagnosi di DGA, il Comportamento da gioco d’azzardo problematico deve essere ricorrente e persistente e portare a stress, o ad un peggioramento clinicamente significativo, come indicato dalla presenza nell’individuo di 4 (o più) dei seguenti sintomi per un periodo di almeno 12 mesi:
1.    necessità di giocare una quantità crescente di denaro con lo scopo di raggiungere l’eccitazione desiderata;
2.    è irritabile o irrequieto quando tenta di  ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
3.    ha effettuato ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o interrompere il gioco d’azzardo;
4.    è spesso preoccupato per il gioco d’azzardo (per esempio, ha pensieri persistenti di rivivere esperienze passate del gioco d’azzardo, di problematiche, o di pianificazioni future, pensando come ottenere danaro con cui giocare);
5.    spesso gioca quando si sente in difficoltà (per esempio, assenza di speranza, in colpa, ansioso, depresso);    
6.    dopo aver perso soldi al gioco, spesso  torna un altro giorno (perdite “inseguite”);
7.    racconta bugie per nascondere il coinvolgimento nel gioco d’azzardo
8.    ha messo a repentaglio, o ha perso una relazione significativa, il lavoro, lo studio o un’opportunità di carriera a causa del gioco d’azzardo;
9.    si basa su altri per cercare denaro per alleviare le disperate situazioni  finanziarie causate dal gioco d’azzardo.
Inoltre il comportamento da gioco d’azzardo non deve essere meglio descritto da un episodio maniacale.                                                                                                
Emergono dati significativi da un recente studio nazionale IPSAD, condotto dalla Sezione di Epidemiologia e Ricerca dell’IFC-CNR di Pisa.

Lo studio, condotto su un campione di oltre 8 mila intervistati di età compresa tra i 15 e i 64 anni, stima in 16 milioni il numero totale di giocatori italiani.


La ricerca del CNR divide i giocatori in quattro categorie: l’80% (circa 13 milioni) è rappresentato da giocatori cosiddetti “sociali”, non a rischio, mentre 2 milioni di giocatori (14,6% ) sono classificati come a basso rischio. I giocatori considerati a rischio moderato o problematico sono circa 900 mila, quelli patologici 256 mila che invece del gioco hanno fatto la loro rovina, diventandone dipendenti. I pazienti difficilmente cercano aiuto per la sola problematica del Gioco. Il GD è spesso in comorbilità con altre patologie quali la depressione, l'ipomania, il disturbo bipolare, l'impulsività, l'abuso di sostanze (alcol, tabacco, sostanze psicoattive illegali), disturbi di personalità (antisociale, narcisistico, istrionico, borderline), il deficit dell'attenzione con iperattività, il disturbo da attacchi di panico con o senza agorafobia, il disturbo ossessivo compulsivo e frequentemente i pazienti cercano un trattamento per tali disturbi, piuttosto che per il gioco patologico stesso. Per il forte impatto negativo che il gioco d’azzardo determina nella vita sociale e affettiva è fondamentale sottoporre il giocatore patologico a un trattamento. Il trattamento del gioco d’azzardo patologico può prevedere setting individuali, familiari, di gruppo e se necessario anche un trattamento farmacologico. A livello scientifico, un approccio efficace risulta essere quello cognitivo comportamentale. Bibliografia: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 5th edition. Disturbo da gioco d’azzardo: epidemiologia, diagnosi, modelli interpretativi e trattamento. GamblingDisorder: epidemiology, diagnosis, interpretative models and intervention, GIOVANNA CORIALE,MAURO CECCANTI, SERGIO DE FILIPPIS,CHIARA FALLETTA CARAVASSO, SIMONE DE PERSIS, RivPsichiatr 2015.

, Psicologa, specializzanda in Psicoterapia Cognitiva                                                                                              
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