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NON UNA, MA TANTE... SFOGLIANDO IL LIBRO DEI RICORDI - Parte seconda

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La mia sesta casa, nel comune di Copertino, in provincia di Lecce.
Come al solito, l'appartamento era in caserma, non era un granché, ma in compenso aveva un ampio terrazzo che si affacciava sui tetti, dove io trascorrevo tante ore ad innaffiare il mio piccolo giardino di piante grasse e non...
Per i miei fratelli era dura: erano abituati a fin troppe libertà a Stigliano, mentre in questo paesino del Salento si sentivano limitati e vincolati.
La vita in caserma era abbastanza noiosa, non c'erano  altre famiglie con cui scambiare qualche parola ed anche per la mia mamma non era facile, inoltre il paese non era  tranquillo ed in caserma c'erano sempre urla e la guardina sempre piena. Dal mio posto segreto (sul tetto c'era un lucernario che dava proprio nella camera di sicurezza) di nascosto guardavo quelle persone e... credetemi anche se facevano arrabbiare il mio papà, provocavano in me un profondo senso di pena.
A Copertino ho frequentato la quinta elementare e per andare a scuola, sia io che i miei fratelli, venivamo accompagnati e ripresi da un carabiniere, per via degli sscioperi che giornalmente vi erano.
Insomma, lì non sono stata bene e la notte nel buio della mia cameretta pregavo il buon Gesù, affinché ci portasse via: questo non accadde presto, ci vollero ben due anni, prima che il mio papà pronunciò la parola magica..."trasferimento".
La mia settima casa, Taranto, e quando il mio papà ci comunicò il nome della città noi ragazzi esultammo in un urlo di gioia: “finalmente!”.
Ormai ero diventata grande e quando arrivai a Taranto ero in prima media. La nuova abitazione era una casa molto grande, con un bel terrazzo, ovviamente sempre in caserma, in via Duomo, al secondo piano e... a due passi dall’affascinante ponte girevole.
Che emozione la prima volta che andai a vedere l'apertura del ponte per il passaggio della nave scuola "Amerigo Vespucci": ero lì, in mezzo a tanta gente, e non mi sembrava vero che, una volta concesso il passaggio alla nave, il ponte si sarebbe richiuso...per me era una vera e propria opera di magia!
Sì, Taranto mi piaceva, avevamo dei nuovi amici con cui giocare, i figli dei colleghi del mio papà, ragazzi della nostra età un po’ reclusi come noi, ma fondamentalmente sereni.
Giocavamo riunendoci in casa e, con la fantasia, inventavamo storie e modalità per divertirci, facevamo di tutto, come correre per la caserma ululando come gli indiani, oppure salivamo sul terrazzo con uno dei cani poliziotti per giocare a guardie e ladri, con grande gioia dei carabinieri che, finito il turno, volevano riposare.
Facevamo anche degli spettacoli con palco e costumi fatti da me, assemblando le tovaglie e le tendine della cucina di mia madre...tutti erano comparse e, ovviamente, la prima attrice, la grande protagonista ero io!
Insomma, come al solito, cercavo di divertirmi e far divertire i miei fratelli ed i miei amici usando solo l'inventiva e, credetemi, quella non mi mancava.
Mi piaceva la mia settima casa! Si respirava un'aria di rigore, ma anche di allegria, anche perchè la caserma di Via Duomo ospitava le reclute e quindi tanti giovani carabinieri con i quali si condivideva il risveglio, al mattino, e il silenzio della sera, scanditi dal suono della tromba. Sì, Taranto mi piaceva, mi sentivo serena e felice e poi mi piaceva incontrare per le scale tanti bei giovanotti che, delle volte, dimenticando che ero la figlia del loro capo, facevano gli spiritosi...ma a rimetterli in riga ci pensavo io: “lo dirò a mio padre”, dicevo e, ogni volta, funzionava per farli scappare.
Di Taranto ricordo: in primis il ponte, la villa Peripato, bellissima e ricca di fiori, via d'Aquino con tanti bei negozi, il lungomare, sede della Marina Militare, dove io restavo incantata a guardare i marinai che si davano il cambio. La vita militare mi affascinava ed ero contenta di vivere in caserma e, credetemi, tante volte ho desiderato di essere un maschio per arruolarmi nei Carabinieri.
Sono stati anni belli e felici quelli che ho trascorso a Taranto e la mia settima casa, in assoluto, è quella che ancora ricordo nei minimi particolari, con immenso affetto ed un pizzico di nostalgia...
Ma come al solito, la parola magica era in agguato, l'ottava casa mi aspettava e mi aspettava tanto, tanto dolore...
Sì, perché il mio papà decise di accettare un nuovo incarico in un paese vicino Foggia,
Lucera, dove abitavano tutti i nostri parenti e, a sentir lui, saremmo stati bene.
Con la morte nel cuore lasciai Taranto e tutti i miei sogni: sì, perché da quel giorno non ho avuto più il tempo di sognare!
La mia ottava casa fu una delusione!
Non in caserma, ma in un groviglio di case in una via con il nome strano: via Quaranta.
Al primo sguardo, scoppiai in un pianto disperato, volevo scappare via, ma purtroppo dovetti restare e  lì, in quella casa senza aria e senza un po’ di verde che  finii la mia infanzia.
Credetemi, di quella ottava casa non voglio ricordare nulla, perché non c'è da ricordare nulla, solo ricordi tristi che è meglio dimenticare...
“Non una, ma tante...”  è la mia storia, la storia di una bambina sognatrice e sensibile che ha vissuto tanti momenti bellissimi, ma anche tanti brutti, che ha avuto una vita movimentata, sempre con la valigia pronta in cui sono riposti ricordi meravigliosi...
La mia ottava casa fu l'ultima che divisi con i miei genitori e con i miei quattro fratelli e se potessi, malgrado tutto, io ritornerei a vivere in quella casa, solo per ritornare a vivere con tutti insieme. Mi mancano tanto!   



Continuate a seguire  Letture e racconti. Raccontare per emozionare...



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”NON UNA, MA TANTE...”: SFOGLIANDO IL LIBRO DEI RICORDI - Parte prima

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La mia prima casa, mi dicono, è stata la clinica del prof. Pallotta a Bentivoglio, dove io sono nata il 18 marzo di un anno, che ora non rammento.

”NONNI RAP”: RITMO D’AMORE

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Come tutte le estati Angelina, finita la scuola, insieme ai suoi fratelli, lasciava la caserma dei carabinieri dove abitava e si trasferiva in campagna....

LE MARACHELLE DI LUIGINA

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UN SALTO NEL PASSATO. I RICORDI DI LUIGINA

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Un po' di anni fa fui invitata a parlare di bullismo a dei ragazzi di una scuola media e, fra tanti occhi che mi guardavano e ascoltavano, alla fine chiesi a qualcuno di loro cosa ne pensasse.
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