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LE MARACHELLE DI LUIGINA

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Tags: iraccontidinonnaginafiabeperbambinifavoledellabuonanotte


Luigina era cresciuta, non era più una bambina ribelle, ma era diventata una bella signorina di 15 anni, molto carina con biondi capelli, un fisico esile e molto alta per la sua età, per questo tutti pensavano che Luigina avesse messo la testa a posto e quindi... niente più marachelle e capricci. Luigina, come sempre abitava in caserma, la caserma di via Duomo a Taranto vecchia. Una casa al secondo piano del vecchio edificio, umida e senza sole, sì, perché, data la posizione, il sole nella sua casa entrava raramente. Insieme alla sua famiglia, al primo piano, abitavano degli altri ragazzi un po noiosi per la sua indole, perché quando suggeriva loro di  organizzare qualche scherzo nei confronti dei carabinieri, rispondevano  sempre di no, “perché il papà si arrabbia”. Non erano proprio come lei, una vera e propria ‘combinaguai’!
Una mattina, Luigina si annoiava, le vacanze erano appena iniziate e lei aspettava con ansia il momento in cui sarebbe partita per andare dai nonni...non vedeva l'ora, ma bisognava aspettare le ferie del suo papà, bisognava pazientare ancora un po', e come avrete capito, di pazienza, la nostra simpatica amica, ne era del tutto sprovvista...
E fu così che Luigina inventò un nuovo passatempo.                                                               
Dovete sapere che per uscire dalla caserma bisognava passare dal posto di guardia, dove c'era il piantone di turno che, solitamente, dopo averla salutata con un sorriso, le dava via libera.
Tutti gentili, meno uno: Parente. Era un gran bel ragazzo e, quando lui era di piantone, non permetteva a Luigina di uscire, prima di aver visto il permesso firmato dal suo papà.
Luigina si arrabbiava tantissimo e, dopo averlo mandato “a quel paese”, senza mezzi termini, scappava via, allora lui la rincorreva dicendo che scherzava e che lei poteva uscire anche senza il permesso del suo papà, nonché del suo capo.
A Luigina piaceva quel bel giovanotto, quando lo incontrava diventava rossa in viso e cominciava a balbettare e questo le dava proprio fastidio.
Decise che era arrivato il momento di agire! Era un sabato di giugno, molto caldo, quella mattina Luigina era sola in casa e di piantone c'era proprio lui, Parente, dritto e impettito, proprio sotto al suo balcone ed allora architettò qualcosa: fece tanti piccoli imbuti di carta, li riempì di tante mini perline colorate e....via!
Il piantone era sull'uscio della caserma, in posizione di riposo, proprio sotto di lei; dal suo balcone Luigina poteva vedere il collo, senza più pensarci cominciò a svuotare i suoi imbuti. Le perline vennero fuori e molte di esse andarono a fare visita al povero piantone che cominciò a muoversi per liberarsi delle perline che gli procuravano un fastidio enorme, purtroppo non poteva lasciare la sua postazione, e rimanere fermo era una vera e propria tortura. Luigina era soddisfatta e, dopo aver svuotato l'ultimo imbuto, disse: "così impari, ben ti sta!".
Finalmente il servizio di guardia finì e per le scale si sentì un urlo: "Luiginaaaaaaaaaa!!!" e, quando la sua mamma aprì  la porta, il malcapitato entrò come un razzo in cerca di Luigina, ma troppo tardi: lei si era barricata  in bagno.
Fattosi raccontare l'accaduto, la sua mamma chiese scusa al piantone e lo rassicurò che Luigina avrebbe avuto la sua punizione e, credetemi, così fu.
Una punizione umiliante, perché Luigina fu costretta a chiedere scusa personalmente al carabiniere Parente e a non poter uscire tutte le volte che questi era di guardia, cioè, su sette giorni, ben cinque.
Luigina, in cuor suo non si pentì del gesto, anzi, quando ripensava a quello che aveva fatto si faceva i complimenti e diceva: “io sono un vero capo” e rideva  felice: penso sul serio che Luigina non cambierà mai, parola di nonna Gina!


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La saggezza che racconta, un cuore che canta




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