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MOLTO PIÙ CHE UN SOGNO. “LO SCHIACCIANOCI” DI ČAJKOVSKIJ

Città dell'Infanzia
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Tags: magiainmusicaraccontodinatale


Cari amici di “Città dell’Infanzia”, giacché siamo nel pieno delle feste natalizie perché non riascoltare insieme la musica del celebre balletto «Lo schiaccianoci», composta dal grande compositore russo Pëtr Il’ič Čajkovskij tra il 1891 e il 1892? E magari, se vi va, perché non viverlo nella sua veste scenica completa, con tanto di scenografie, costumi, luci e coreografie?
Se avete voglia di vederlo, oltre che ascoltarlo, potete cliccare sul link https://www.youtube.com/watch?v=Llgxg_bZE7M oppure cercare l’allestimento che più vi piace. Il libretto del ballerino e coreografo francese Marius Petipa si ispira al racconto «Schiaccianoci e il re dei topi» dello scrittore romantico Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, ma non alla sua versione originale, troppo inquietante e cruenta, bensì a quella rielaborata da Alexandre Dumas, dal tono decisamente più lieve. Ed è appunto in un’atmosfera magica e fiabesca che ci introduce la deliziosa «Ouverture» in miniatura, tutta in punta di piedi e giocata sul registro acuto dell’orchestra. È la vigilia di Natale e in casa Stahlbaum fervono i preparativi dei festeggiamenti, sfarzosi e opulenti come si conviene a una famiglia della ricca borghesia tedesca. La luce dei grandi lampadari illumina una lunga tavola imbandita con leccornie di ogni tipo; in fondo al grande salone fa bella mostra di sé un albero di Natale riccamente addobbato e illuminato. Il signor Stahlbaum, presidente del consiglio municipale, ha voluto questa festa per i suoi amici, per i loro ragazzi e per far contenti i suoi due figli, Clara e Fritz poiché, si sa, il Natale è soprattutto la festa dei più piccoli. Un fragoroso rullo di timpani annuncia l’arrivo dei bambini che tutti eccitati si precipitano verso l’albero e danzano attorno ad esso in un allegro girotondo. Si balla, si chiacchiera, gli abiti eleganti delle signore svolazzano come petali di fiori che vorticano nel vento, e intanto in orchestra risuona una «polonaise». Improvvisamente però la musica si arresta e violini e trombone annunciano l’arrivo del consigliere Drosselmeyer, padrino di Clara e Fritz Stahlbaum. Dovete sapere che quest’uomo ha un bizzarro passatempo: costruire giochi meccanici capaci di muoversi come fossero vivi. Entra in scena con la sua aria stramba e misteriosa, a metà strada tra uno scienziato, un inventore, un mago e un illusionista; distribuisce i regali ai bambini – i quali, a dir il vero, in un primo momento sono un po’ intimoriti da quel tipo acconciato con una parrucca di fili di vetro e una benda sull’occhio – e li intrattiene con giochi di prestigio. A Clara, la sua nipotina prediletta, spetta un dono inatteso e curioso: un grande schiaccianoci a forma di soldatino. La piccola se ne innamora subito, ma il fratello insiste per giocarci; lei glielo lascia prendere e quello, geloso, tanto fa che finisce per romperlo. Povero schiaccianoci! Con la tenera premura di una mamma, Clara lo raccoglie e lo depone nella culla della sua bambola, poi, terminata la festa, va a dormire. Stremata dalle danze e dai giochi, non ci ha messo molto ad addormentarsi, ma dopo un po’ si ridesta. In punta di piedi scende nel salone rischiarato dalla luce della luna per vedere ancora una volta i suo adorato giocattolo, che intanto Drosselmeyer ha provveduto a riparare. Risuonano d’un tratto i dodici rintocchi della mezzanotte. La bambina ha un sussulto, si volta a guardare il vecchio orologio a cucù e, con terrore, si accorge che il gufo che vi sta in cima ha assunto i tratti del padrino. In quello stesso istante alcuni topi sbucano dal pavimento, per scomparire subito dopo. Tutto intorno a lei inizia a crescere: le pareti, l’albero, i giocattoli…, poi un esercito di roditori invade la sala e avanza minaccioso cercando di rubarle lo schiaccianoci. L’imponente progressione dell’orchestra è interrotta da una sinistra figurazione dell’oboe che annuncia l’apparizione di un pupazzo raffigurante una sentinella munita di trombetta: è uno dei giocattoli di Fritz che si è improvvisamente animato! Spara un colpo di fucile e fa risuonare il suo tamburo, richiamando i soldatini di marzapane, i quali prendono vita e si preparano a fronteggiare l’orda nemica capeggiata dall’orribile Re dei Topi. Rullano i tamburi, squillano le trombe, infuria la battaglia! Con grande orrore di Clara i topi iniziano a rosicchiare i soldatini, ma ecco che anche lo Schiaccianoci prende vita, si lancia nella mischia alla testa del suo esercito e affronta il Re dei Topi in persona. All’inizio sembra che le cose si mettano male per il nostro eroe, senonché Clara riesce a vincere la paura, prende una pantofola e la scaglia addosso al Re, distraendolo; Schiaccianoci allora approfitta del momento e lo colpisce a morte. Gli altri topi scompaiono e… come per magia lo Schiaccianoci si trasforma in un bellissimo principe che invita colei che l’ha salvato a seguirlo nel suo meraviglioso reame: il Paese dei Confetti.                                                             
La prima tappa del viaggio è una foresta di abeti, al cui centro si erge il grande albero di Natale; gli gnomi che lo custodiscono si inchinano in atto di omaggio dinanzi ai due viaggiatori, intanto che la neve comincia lentamente a cadere: la musica dipinge la magia del momento con una danza (il celebre «Valzer dei fiocchi di neve») dapprima lieve, quindi sempre più vorticosa man mano che il vento si fa più forte e inizia a scuotere le cime degli alberi. Intanto nel palazzo del Principe del Paese dei Confetti tutti attendono l’arrivo di Schiaccianoci, loro signore, e della sua incantevole compagna di viaggio. Ma eccoli che giungono! Si avvicinano su una barca che scivola dolcemente su di un fiume d’acqua di rose; ad accoglierli c’è la Fata Confetto insieme all’intera corte, e dodici piccoli paggi muniti di lanterne rischiarano il loro cammino fino al palazzo incantato. Nella grande sala il Principe racconta alla Fata la sua avventura ed elogia il coraggio di Clara, che gli ha salvato la vita nel momento dell’estremo pericolo. Poi una fanfara annuncia l’inizio di un «divertissement» in onore dei due: è la parte più famosa del balletto, quella che si sente più spesso eseguita in forma di concerto. Si comincia con un «Bolero» spagnolo danzato da un personaggio che rappresenta il cioccolato; poi il caffè dà inizio a una danza araba dal carattere contrastante – se quella era brillante ed estroversa questa è lenta e misteriosa – seguito dal tè che esegue una danza cinese accompagnata dall’inconfondibile sonorità del Glockenspiel (chi conosce il mozartiano «Flauto magico» non farà fatica a riconoscere questo strumento). Le caramelle si slanciano in un’impetuosa danza russa, il celebre «Trepak», e c’è spazio persino per Madre Cicogna, la vecchia signora che vive in una scarpa, e per i suoi piccolini. È quindi la volta del meraviglioso «Valzer dei fiori», forse il momento più celebre del balletto, a cui fa seguito lo spettacolare «Pas de deux» («Passo a due») della Fata Confetto e del Principe. La Variazione del Principe è una vigorosa tarantella, mentre quella della Fata è più delicata e si avvale della sonorità argentina e magica della celesta, un particolare strumento in cui delle lamelle di acciaio intonate vengono percosse da martelletti azionati da una tastiera. Čajkovskij fu il primo compositore russo a servirsene: l’aveva scoperta a Parigi e se n’era subito procurata una. Il «divertissement» si conclude con un Valzer dell’intera compagnia, dove la musica che aveva accompagnato l’ingresso di Clara e Schiaccianoci nel Paese dei Confetti ricompare in forma di apoteosi… Ma non era che un sogno, il più bello che un bambino possa fare. Un sogno che per la piccola protagonista di questa storia è stato un viaggio dentro di sé, alla scoperta dei propri desideri e delle proprie paure. Con quella sua aria inquietante e la mania degli automi, Drosselmeyer è colui che penetra nell’inconscio di Clara e porta alla luce ciò che si agita nei suoi recessi. Non ci vuol molto a capire che quei topi disgustosi che disturbano la notte di Natale incarnano le paure più nascoste della fanciulla, e difatti emergono dal sottosuolo – come dire: dalle profondità più buie della coscienza. Lei saprà riconoscerle e alla fine riuscirà a vincerle: è infatti grazie al suo intervento che Schiaccianoci avrà salva la vita e potrà sconfiggere il nemico. Clara non sposerà il bellissimo Principe che l’ha condotta nel paese dei dolci, dei confetti, dei giochi e degli alberi di Natale: le nozze tra i due si celebrano, sì, ma solo in sogno. Tutto finisce nel nulla. O quasi. Perché al suo risveglio quella stessa fanciulla che saluta il nascente giorno stringendo al petto l’amato giocattolo è diventata più grande. Non è più una bambina, ormai è una ragazza, più consapevole di sé e pronta a vivere un amore reale. Immagine tratta da https://it.pinterest.com/

 
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