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DISFORIA PREMESTRUALE. SINTOMI, FATTORI DI RISCHIO E POSSIBILI TRATTAMENTI: LA PAROLA AL MEDICO

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Tags: disturbodisforicopremestrualeconseguenzesullavitadelladonna


Il disturbo disforico premestruale, conosciuto come "sindrome disforica premestruale" (disforia è il contrario di euforia), si caratterizza per un'alterazione molto intensa e invalidante dei sintomi della "sindrome premestruale". Il disturbo disforico premestruale deve essere considerato analogo al disturbo depressivo maggiore, da cui si distingue per il fatto di determinare sintomi psicoemotivi periodici e di durata limitata nel tempo, in concomitanza con il calo degli estrogeni, caratteristico della fase post ovulatoria del ciclo mestruale. L'incidenza è di circa 1,5-2% nelle donne in età fertile.     
Il disturbo disforico premestruale ha pesanti ripercussioni sulla vita fisica e psichica della donna e, di conseguenza, sulle relazioni familiari, professionali e sociali.                          
Le cause di questa patologia non sono state ancora identificate, ma ci sono ipotesi relative al coinvolgimento degli ormoni sessuali e ad una maggiore sensibilità ai normali livelli ciclici di estrogeni e progesterone. Indicatori del disturbo disforico premestruale, nella settimana che precede l'inizio del flusso, possono essere i seguenti sintomi (che tendono ad attenuarsi con l'arrivo delle mestruazioni per poi scomparire completamente nella settimana successiva):     
Marcata oscillazione del tono dell'umore (tristezza improvvisa, pianto ingiustificato, sbalzi dell'umore);                      
Marcata irritabilità, rabbia o aumento dei conflitti interpersonali;
Umore estremamente depresso, sentimenti di disperazione e forte tendenza; all'autocritica.
Ansia e tensione notevoli (i cosiddetti "nervi a fior di pelle");
Fattori culturali, sociali, economici e livello di istruzione possono influenzare l'espressione del disturbo disforico premestruale.                                  
I fattori di rischio che possono rendere più probabile lo sviluppo del disturbo disforico premestruale sono:
Stress lavorativo, psicofisico, familiare;
Storia di traumi relazionali/interpersonali;
Cambiamenti stagionali;
Fattori culturali relativi alla vita sessuale e ai rapporti uomo-donna;
Ereditarietà (50% dei casi).
Il disturbo disforico premestruale non coincide con la "sindrome premestruale", per la cui diagnosi non è richiesta la presenza dei sintomi su elencati. Tale disturbo ha la stessa cadenza e durata temporale della sindrome premestruale, anche se quest'ultima determina in genere un disagio meno marcato e caratterizzato da sintomi fisici e/o comportamentali più lievi. Inoltre, il disturbo disforico premestruale non va confuso con la dismenorrea, che comporta sintomi esclusivamente fisici (dolori a livello addominale, pelvico e lombare, con esordio nel giorno di inizio del flusso o nel giorno precedente e persistente nei 3-5 giorni successivi).                                                                                   
Trattamento del disturbo disforico premestruale.
Trattandosi di un disturbo depressivo a tutti gli effetti, la terapia è sovrapponibile a quella utilizzata per curare il disturbo depressivo maggiore, basata sull'impiego di antidepressivi e sul rispetto di buone regole di vita che contribuiscono a mettere l'organismo nelle migliori condizioni per affrontare lo stress imposto dalle oscillazioni ormonali periodiche.
Consigli utili per prevenire/attenuare il disturbo disforico premestruale:
Seguire ritmi di vita regolari e cercare di non stancarsi troppo;
Dormire per un numero sufficiente di ore ogni notte;
Seguire un'alimentazione varia ed equilibrata;
Non fumare e non bere alcolici;
Cercare di praticare ogni giorno un'attività fisica moderata;
- Assumere un atteggiamento rilassato nei confronti della vita ed evitare/ridurre lo stress;
- Ritagliare spazi da dedicare a se stessi.
Il disturbo disforico premestruale viene considerato a tutti gli effetti un disturbo di competenza psichiatrica e/o dello psicoterapeuta. Non esistono test specifici per la diagnosi di tale disturbo se non la "storia clinica" (anamnesi) delle donne. Gli operatori sociosanitari, gli educatori, i medici ed in particolare i ginecologi, che quotidianamente sono a contatto con le donne, hanno una straordinaria occasione per ipotizzare un possibile disturbo disforico e indirizzarle alle strutture competenti per la cura che potrà essere sia farmacologica (antidepressivi) sia basata su uno stile di vita teso a ridurre i fattori di rischio sopra elencati.


 Medico Chirurgo-Specialista in Ostetricia e Ginecologia

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Tags: rischiocardiovascolarepressionearteriosa
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Tags: partoedoloriadrenalinaeossitocina
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