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LA COLPA, QUEL PESO CHE TARPA LE ALI - Parte seconda

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Tags: vivereilsensodicolpaaffrontarelepaure


Esistono studi molto interessanti relativi al rapporto tra emozioni e patologie, tra questi, molto originali sono quelli avviati dal dottor HAMER. Il medico tedesco, successivamente la morte del figlio Dirk, deceduto dopo mesi di coma, scoprì di avere un cancro ai testicoli. Da quel momento in poi si convinse che la sua malattia potesse avere un rapporto strettissimo con lo shock legato al suo lutto e  ipotizzò, pertanto, che esistesse una relazione tra il cervello e la cellula impazzita che gli aveva causato il tumore. Avviò una serie di studi scoprendo che molti dei suoi pazienti ammalati in maniera più o meno grave avevano subito poco prima un evento particolarmente traumatico. Non fu facile per lui dimostrare queste correlazioni e l'ambito accademico non fu certo in sintonia con il medico, tanto che non approvò la correlazione tra cancro e psiche, pur  verificandone la veridicità. Sebbene l'ambito accademico abbia avversato ad ogni livello le sue teorie, nel 1998 il dipartimento oncologico di Trnava ha verificato l'esistenza di cinque leggi biologiche importanti per la dimostrazione delle suddette ipotesi. La teoria più interessante di HAMER è quella che ritiene l'inesistenza di sostanze cancerogene.

Il cancro c'è solo se vi è l' intervento del cervello.                                                              

A questo punto, vi domanderete che senso abbia parlare di malattie così gravi, quando  il titolo del mio articolo dovrebbe interessare il senso di colpa. Ebbene, una correlazione c'è: è proprio Hamer nel suo elenco delle patologie a parlare del senso di colpa, quale causa scatenante del cancro al seno sinistro, o al cervelletto destro. Anche nel libro"Il Cervello Anarchico" il dottor Enzo Soresi, pone l’attenzione sul fatto che il nostro organismo è un’unità indissolubile di mente e corpo.

L'armonia è possibile solo se comprendiamo il legame che esiste tra eventi cognitivi, emotivi e fisiologici. Sono proprio le nostre emozioni a svolgere il ruolo più importante.

Dunque, il senso di colpa così radicato arcaicamente nella nostra psiche è positivo quando ci consente di sviluppare un senso di responsabilità necessario per la costruzione dell'etica personale, ma diventa un elemento negativo paralizzante e addirittura scatenante di patologie quando è un blocco troppo forte. Ci trasforma in una sorta di Atlante che sorregge sulla sua spalla il peso del mondo. Non parliamo certamente della colpa del bambino che “ha messo le mani nella marmellata”, ma del senso di colpa soggettivo distruttivo. Se il primo svolge un ruolo utile, perché aiuta a migliorare le relazioni sociali, il secondo è da intendersi quale trasgressione morale che crea tensione e rimorso. Pensandoci, fisicamente questa emozione è sentita come un peso sul petto, come mancanza di respiro, ci incurva e tiene basso lo sguardo: in psicodinamica si afferma proprio che le emozioni dolorose e intollerabili manifestano se stesse attraverso il corpo... quel corpo, compagno di viaggio sincero e insostituibile, che mai ci mente e raramente ascoltiamo.
Nell'ambito delle neuroscienze, l'Istituto di ricerca Santa Lucia di Roma con l'ausilio delle tecniche di neuroimaging  ha notato che il senso di colpa interessa due zone del cervello, a seconda che riguardi  la responsabilità personale, o la presa di coscienza della sofferenza altrui. I neuroni che si mettono in moto sono diversi e, pertanto, la distinzione tra questi ambiti è importante, sia sul piano teorico che clinico. Ciò che voglio dire concludendo è che filosoficamente questa emozione possiamo esaminarla in mille sfaccettature, ma tali analisi devono, poi, aiutarci a riportare lo sguardo alla vita, per correggere le storture, o migliorare il nostro grado di consapevolezza riconnettendo noi stessi a noi nella totalità dell'essere.


- Counselor Filosofico

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