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ANSIA da PAGELLA scolastica. Non esistono figli e studenti perfetti e un voto NON è capacità

Cittadellinfanzia
Pubblicato da in PSICOLOGIA · 14 Febbraio 2020
Tags: votipagellescuola
In questi giorni sembra si stia diffondendo una strana sindrome in tutti i genitori, parenti o amici, con figli in età scolare: l’ansia delle pagelle! Mi sembra che colpisca anche quelli - le mamme in particolare - che dovrebbero essere immuni, perché affiancano quotidianamente i loro figli nello svolgimento dei compiti a casa e presumono di conoscerne perfettamente il rendimento scolastico.
Perché allora tanta ansia? Quante e quali aspettative da parte dei genitori?
Tutti noi genitori desideriamo il meglio per i nostri figli, ma le basi per offrire loro un futuro sereno non possiamo costruirle nel presente soltanto sui risultati scolastici, altrimenti, il desiderio che la propria progenie abbia una vita piena di successi, rischia di trasformarsi in aspettative che restano disattese.
Un figlio non può portare a compimento i progetti che i genitori non hanno realizzato, o completato,  semplicemente perché è una persona altra, diversa da loro.

Se siamo stati studenti modello ci aspettiamo che nostro figlio faccia altrettanto come se attitudini, motivazioni, oltre che abilità, fossero ereditabili tout court.

Noi adulti per primi siamo incapaci di accettare l’insuccesso dei nostri figli considerandolo un fallimento, pur sapendo per esperienza di vita che, come dice un vecchio e saggio proverbio,“sbagliando si impara”, e anche noi certamente abbiamo tratto degli insegnamenti dagli errori commessi.

Cadiamo in errore se usiamo il voto come misura delle nostre capacità genitoriali aderendo alla logica per cui “se i voti sono positivi sono un bravo genitore; in caso contrario ho sbagliato in toto”.
Non esistono figli e studenti perfetti, così come non esistono genitori ideali.

Ogni bambino e ogni ragazzo ha proprie capacità, inclinazioni e sogni nel cassetto il cui valore non può essere sintetizzabile con un numero, quello di un voto!

Il momento della consegna delle pagelle non deve trasformarsi per i ragazzi in una sentenza inappellabile, perché genera senso di colpa e frustrazione e inficia irreversibilmente l’immagine di sé. Paradossalmente si rischia di instaurare proprio quel circolo vizioso che si vorrebbe evitare: quando ai voti negativi conseguono delle punizioni i ragazzi spesso si demotivano e rinunciano completamente a studiare pensando che quello che fanno non vada mai bene e non sia mai sufficiente. Il brutto voto è soltanto la punta dell’iceberg sotto il quale ci sono le difficoltà che quotidianamente i ragazzi affrontano in alcune discipline e con degli insegnanti e rispetto alle quali possono avvertire totale indifferenza da parte dei genitori.
Le pagelle non sono un punto di arrivo, un traguardo, bensì un punto di partenza dal quale chiedersi cosa, di più profondo, attraverso quei numeri, i nostri figli vogliono dirci.
Psicologa e Psicoterapeuta Sistemico Relazionale e Familiare
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