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ALLERGIE: LE MALATTIE DEL BENESSERE!

Città dell'Infanzia
Pubblicato da in SALUTE E BENESSERE ·
Tags: allergieariainquinamentoallergeni
L’attesa della primavera è percepita come gradevole per la maggior parte delle persone, eccetto che per i soggetti allergici. L'Allergia è una malattia del sistema immunitario caratterizzata da reazioni eccessive nei confronti di sostanze abitualmente innocue, come, ad esempio, i pollini, scatenando una violenta reazione infiammatoria mediata da un particolare tipo di anticorpi IgE, la cui concentrazione risulta amentata nelle allergie ed è un indice predittivo di future allergie. Queste si possono estrinsecare a carico di differenti organi e apparati:
 
·         Il polmone con asma.
 
·         La pelle con dermatiti atopiche e orticaria
 
·         Gli occhi e il naso con congiuntiviti e riniti.
 
Nell’80% dellapopolazione il contatto con queste sostanze “allergeni ” risulta innocuo.

 
 
Epidemiologia

 
 
Negli ultimi decenni si è verificato un incremento notevole delle malattie allergiche definite la “malattia epidemica” della fine del secolo XX e dell’inizio del secolo  XXI. Le malattie allergiche negli ultimi anni hanno mostrato un incremento di circa il 18 % annuo. La prevalenza dell’asma è raddoppiata negli ultimi 20 anni. Il 25% , secondo indagini ISTAT (30-40% secondo altre statistiche ), dei bambini presenta cutipositività (si eseguono prick test per diagnosticare le sensibilizzazioni) a qualche allergene. Il bambino si può sensibilizzare a quello che incontra, incrementando l’esposizione: prima si allergizza agli alimenti e successivamente agli inalanti. La Sensibilizzazione non vuol dire necessariamente malattia. I lattanti che incontriamo con dermatite atopica possono soffrire da grandi di asma bronchiale. Esiste una correlazione fra allergia alimentare e successiva sensibilizzazione agli inalanti. Lo switch, da una precoce risposta IgE mediata ad alimenti, ad una risposta IgE ad allergeni inalatori, è predittivo di asma nell’infanzia. A livello mondiale esiste un gradiente Nord-Sud e Ovest-Est per quanto riguarda l’incidenza dell’ Asma e delle malattie allergiche, con una maggiore prevalenza e un incremento marcato negli ultimi anni in tutti i paesi occidentali industrializzati. La rapidità dell’incremento delle malattie allergiche fa pensare che un ruolo importante di quest’incremento è dovuto a  fattori ambientali legati allo stile di vita occidentale.

 
 
Le malattie Allergiche sarebbero le malattie del benessere

 
 
I fattori  che hanno contribuito all’aumento delle malattie allergiche sono dovute a:
 
·         Una riduzione dell’allattamento materno.
 
·         Una riduzione delle infezioni.
 
·         Un aumento del carico allergenico nelle moderne abitazioni e maggiore esposizione ad allergeni indoor (come sottolineato in un mio precedente articolo). LEGGI ARTICOLO .
 
·         Inquinamento indoor e outdoor.

 
 
Riduzione dell’allattamento materno

 
 
L’allattamento materno fornisce direttamente fattori di protezione nei confronti della sensibilizzazione allergica, modifica la flora intestinale (microbioma) e permette la tolleranza immunologica.

 
 
Riduzione delle infezioni

 
 
Le infezioni giocano un ruolo importante proteggendo il bambino nei confronti delle allergie. L’eccesso di pulizia, in accordo con la “teoria dell’igiene” (cibi sterili, bevande sterili, minor numero di malattie, maggior uso di antibiotici), riducendo le infezioni, faciliterebbero l’allergia. Rispetto al passato, l’organismo umano verrebbe a contatto molto più tardi con i bacilli e con i loro prodotti e meccanismi. Questo farebbe sì che la tolleranza del sistema immunitario si sviluppi in ritardo e in maniera incompleta. Il tutto si tradurrebbe in una carenza di linfociti T helper in grado di prevenire le allergie. Questa teoria, confermata da evidenze sperimentali, ha portato a ipotizzare che il ripristino di una normale flora intestinale possa prevenire le reazioni allergiche e ridurne l’intensità.

 
 
INQUINAMENTO INDOOR e ALLERGIE

 
 
Gli allergeni si trovano diffusi negli ambienti di vita comune: abitazioni, scuole, luoghi di studio e di lavoro, locali ricreativi e sportivi. Ambienti che spesso presentano polvere, umidità, tendaggi, moquette, impianti di condizionamento non controllati, particolare densità di persone, fattori tutti che favoriscono la crescita di muffe e di acari. L’aumento degli inquinanti indoor è favorito anche dalla riduzione degli spazi abitativi, scarsa circolazione dell’aria e l’uso di umidificatori.  
In conclusione, diventa allergico chi viene esposto nel primo anno di vita a concentrazioni elevate di allergeni respiratori  indoor e i soggetti individuati come ad alto rischio di malattie allergiche, per presenza di doppia familiarità atopica.                                               
In tal caso sarà meglio applicare una profilassi primaria ambientale che risulta ridurre statisticamente la sensibilizzazione ad allergeni indoor.

 
 
Inquinanti outdoor e allergie

 
 
L’associazione tra esposizione ad inquinanti ambientali esterni e disturbi respiratori da allergeni nel bambino è stata riportata da numerosi studi epidemiologici pubblicati in letteratura. Gli inquinanti outdoor (ossidi di azoto, particolato, monossido di carbonio e anidride carbonica,ozono, biossido di zolfo) sono in grado di indurre danni citotossici e funzionali a livello delle vie aeree verosimilmente legati a meccanismi di stress ossidativo e ai conseguenti fenomeni infiammatori. Inoltre, essi sono in grado di interagire con gli allergeni trasportati dai granuli pollinici e possono aumentare il rischio di sensibilizzazione e sintomi nei soggetti allergici. In questo contesto è doveroso tuttavia considerare anche gli effetti derivanti dalle variazioni climatiche, capaci di modificare le concentrazioni di allergeni e di inquinanti atmosferici. I cambiamenti climatici possono, infatti, influenzare i livelli di inquinamento ambientale, modulando il regime climatico (cambiamento del pattern dei venti e della quantità e intensità delle precipitazioni, aumento della temperatura) e le emissioni di inquinanti generati dall’uomo (ad esempio, incremento del consumo di energia per riscaldamento degli ambienti). L’aumento delle temperature registrato negli ultimi anni è responsabile dell’anticipo della stagione pollinica primaverile, del prolungamento del periodo di fioritura, dell’aumentata produzione di pollini e del cambiamento delle aree di diffusione delle principali specie di piante,  con effetti importanti sulla salute,  specie nei soggetti affetti da pollinosi. L’incremento progressivo della frequenza dei casi di pollinosi verificatosi nelle ultime decadi è, dunque, correlabile in parte all’esposizione a pollini di alberi a fioritura precoce e alla diffusione in alcune regioni del nostro Paese di nuove specie di piante ad alta potenzialità allergenica (es. Ambrosia). Evidenze recenti dimostrano inoltre che alcuni eventi climatici, come gli intensi temporali accompagnati da fulmini, possono scatenare sintomi asmatici gravi in soggetti affetti da pollinosi, mediante la rottura dei granuli pollinici per shock osmotico e conseguente rilascio nell’atmosfera di microparticelle allergeniche, facilmente in grado di raggiungere le più fini diramazioni bronchiali .
 
Nelle ultime decadi l’inquinamento atmosferico si è modificato con una netta riduzione di inquinanti di tipo “industriale” ed un notevole incremento della concentrazione di inquinanti da traffico veicolare, derivante dal crescente numero di veicoli a motore nelle aree urbane.


 
 
Studi condotti nell’ultimo decennio hanno mostrato come l’esposizione ad inquinanti ambientali sia in grado di influenzare la sensibilizzazione atopica e la comparsa di sintomi in soggetti allergici.

 
 
Già nel 2001 lo studio di Hajat et al. aveva dimostrato che gli inquinanti atmosferici, in particolare biossido di zolfo (SO2) e ozono (O3), erano in grado di peggiorare i sintomi in pazienti affetti da rinite allergica, specie in età infantile. Analogamente, nello studio di Riediker e coll., veniva dimostrato che durante la stagione pollinica i sintomi nasali e oculari in pazienti allergici erano associati in maniera significativa alle concentrazioni degli inquinanti atmosferici delle ultime 24 ore. I sintomi erano correlati soprattutto a concentrazioni moderate di ossidi di azoto (NO) e ozono, suggerendo che durante la stagione pollinica la mucosa rinocongiuntivite di soggetti affetti da pollinosi è molto sensibile agli effetti irritanti degli inquinanti atmosferici e che la suscettibilità nei confronti degli allergeni può essere incrementata in aree caratterizzate da un intenso inquinamento ambientale. Studi  epidemiologici più recenti hanno dimostrato che il traffico veicolare costituisce la principale sorgente di inquinamento ambientale esterno. In particolare, gli studi europei GINI (German Infant Nutritional Intervention Study) e LISA (Influences of Lyfestile Related Factors on the Human Immune System and Development of Allergies in Children) hanno evidenziato che l’esposizione a PM2 rappresenta il principale fattore di rischio per bronchite asmatica, rinocongiuntivite e sensibilizzazione a pollini in bambini residenti a meno di 50 metri da strade ad alto traffico. Un ulteriore studio condotto in Francia, applicando un modello di dispersione complesso in grado di combinare condizioni di traffico, topografia, meteorologia ed inquinamento da traffico di fondo, ha mostrato un rischio significativamente maggiore di sviluppare asma, rinite, eczema e sensibilizzazione a pollini in bambini residenti da almeno tre anni in zone caratterizzate da elevate concentrazionidi inquinanti da traffico veicolare, specie PM10 e benzene. In particolare, tra i 2.213 bambini residenti presso il proprio attuale domicilio fin dalla nascita persisteva l’associazione tra le sensibilizzazioniai pollini, il PM10 ed i Composti Organici Volatili (COV). Più recentemente Annesi-Maesano etal., utilizzando un modello che contemporaneamenteinclude le conte polliniche e le concentrazioni degli inquinanti outdoor, hanno dimostrato che la storia personale di asma e la conta pollinica (con aumento di 60 granuli pollinici/mm3) nel giorno della visita sono significativamente correlati alla severità della rinite stagionale (SAR) e che vi è un maggior rischio di SAR per concentrazioni di NO2 ≥ 27,77 µg/m3, con untrend di significatività per un aumento di 10 µg/m3PM10. Infine, un recente studio ha dimostrato che elevateconcentrazioni di CO2 inducono un aumento della sporulazione del fungo Alternaria, suggerendo che l’esposizione ad inquinanti ambientali possa agire come concausa nel rischio di aumentata sensibilizzazione allergica. Tali dati concordano con quanto riscontrato nella Terza Fase dello studio ISAAC (InternationalStudy of Asthma and Allergies in Childhood), ovvero un’associazione positiva tra esposizione auto riferita a flussi intensi di traffico veicolare nella strada dell’abitazione di residenza e sintomi di asma, rinocongiuntivite ed eczema nella maggioranza dei centri studiati a livello mondiale, evidenziando il possibile ruolo dell’inquinamento da traffico nella patogenesi delle malattie allergiche in età pediatrica.

, pediatra                                                     
                                                                                           
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