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ALLA RICERCA DELLA VERITÀ

Cittadellinfanzia
Pubblicato da in FILOSOFIA ED ETICA · 17 Febbraio 2018
Tags: veritàconsapevolezzaevidenzacertezze
Si parla di Filosofia Moderna a partire da Cartesio, il quale nel Discorso sul Metodo (1637), manifesto della teoria della conoscenza, afferma che non ci si può affidare ai sensi per conoscere la Verità, ma che è necessario rifondare tutto il sapere. Per procedere nella ricerca della verità bisogna partire, secondo Cartesio, dall'Evidenza, cioè da tutto ciò che non serba in sé alcun dubbio. Partire da ciò che è vero, certo, sicuro.

Ma che cosa è veramente sicuro?
Che cos'è veramente certo?

Proprio nel momento in cui si è persi nei meandri dell’esistenza e non si riesce a trovare alcun elemento a cui aggrapparsi, ecco che emerge un’intuizione profonda, chiara, che ha a che vedere col mio intuirmi pensante.

Unica certezza è proprio il Pensare.

"Cogito ergo sum" che rappresenta la Res cogitans, distinta dalla Res extensa, il corpo.
Il mio percepirmi pensante è il fondamento ontologico sul quale costruire ogni sapere, è la scialuppa di salvataggio nel caotico e oscuro percorso della conoscenza. Il pensiero mi appartiene, io sono, io esisto. Nell’atto stesso del  dubitare, nell’atto stesso del dubbio mi riconosco esistente. Questa concezione così innovativa e così originale rappresenterà il giro di boa per tutto il percorso della filosofia. La mente può produrre, in alcune situazioni di funzionamento alterato, cose ingannevoli, da qui la ricerca di Cartesio di ottenere sicurezze e certezze dalla razionalità scientifica.
"Pervenni in tal modo a conoscere che io ero una sostanza, la cui intera essenza o natura consiste nel pensare, e che per esistere non ha bisogno di alcun luogo, né dipende da alcuna cosa materiale. Di guisa che questo io, cioè l'anima, per opera della quale io sono quel che sono, è interamente distinta dal corpo, ed è anzi più facile a conoscere di questo; e anche se questo non fosse affatto, essa non cesserebbe di essere tutto quello che è”.
Da questo celebre enunciato si postula la netta separazione tra corpo  e mente. Ma il celebre neuroscienziato portoghese Damasio, nell’’ERRORE DI CARTESIO’, non accetta la scissione netta tra corpo e mente, fedele alle scoperte delle neuroscienze. Se si osserva la storia dell’evoluzione si deduce che viene prima il corpo e poi la mente, poiché solo dalla formazione di organismi più complessi comincia a formarsi la coscienza, seppur elementare. Secondo Damasio l'errore compiuto da Cartesio risiede nel non aver tenuto conto che dietro ogni manifestazione di emozioni entrano in gioco anche i cosiddetti MARCATORI SOMATICI, ossia sistemi regolatori di natura somatica che influenzano la nostra sfera cognitiva presentandosi sotto forma di messaggi corporei.  Quindi con Damasio si afferma che la coscienza di sé è postuma alla coscienza che si ha del  proprio corpo. Il pensiero è pertanto condizionato dalle strutture e dalle modalità dell’essere corpo. La mente è strettamente legata alla parte materiale biologica ed è con essa in continua interazione. Non ci resta che attendere le eventuali future scoperte in ambito neuroscientifico, augurandoci una non troppo traumatica destabilizzazione. Per concludere vorrei sollecitare i lettori a considerare le posizioni filosofiche del filosofo moderno Foucault, il quale attribuisce al filosofo Cartesio la responsabilità di  aver introdotto una nuova modalità di interpretare la follia. In ‘STORIA DELLA FOLLIA’, Foucault parla della separazione attuata dopo Cartesio della follia dalla ragione e della progressiva perdita di valore e perdita del significato di benedizione che le si attribuiva sin dall'antichità. La follia diviene una minaccia, viene confinata in luoghi avulsi dalla realtà dei pensanti, ESCLUSA da spazi sociali, in rispetto di quello che Foucalt chiama Il grande internamento. E' questo un processo che emargina pensieri ed azioni  che si scontrano con la lucidità seicentesca e che includono tante diversità che vanno dalla magia alla omosessualità. Solo un secolo dopo nasceranno i primi manicomi, istituzioni che separano nettamente la ragione dalla pazzia, luoghi di studio della mente.


Il giardino delle parole...



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