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"SHAKESPEARE ERA ITALIANO!". SE LO CREDI, SEI UN PERFETTO ANALFABETA FUNZIONALE

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Pubblicato da in MUSICA E TEATRO · 8 Dicembre 2018
Tags: fakenewsanalfabetismo
Se improvvisamente vi dicessero che William Shakespeare non è il drammaturgo che avete sempre pensato che fosse, nato a Stratford-upon-Avon, bensì un italiano, un certo Michelangelo Florio Crollalanza, voi come reagireste? Non poche sono le coincidenze che portano a pensare che Shakespeare sia italiano e, in particolar modo, siciliano, come le ricerche e gli studi portati avanti dal professore Martino Iuvara, docente di letteratura italiana all’Università di Palermo, dimostrano. Intanto, partiamo dalle ambientazioni delle più famose opere del nostro drammaturgo: Venezia per l’Otello e Il mercante  di Venezia, Verona per la nota Romeo e Giulietta e, infine, Messina, proprio la città di Messina, a fare da sfondo alle intricate e rocambolesche vicende di Molto rumore per nulla.

Perché c’è tanta Italia nelle opere shakespeariane, quelle stesse opere, che hanno ricevuto, più di tutte, un riscontro a livello interplanetario?

La risposta all’interrogativo l’ha fornita proprio il professor Iuvara che, dopo aver approfondito attraverso i suoi studi, è giunto a una conclusione, la stessa a cui sono pervenuti i ricercatori dell’Università di Southampton (capitanati da John Richmond): Shakespeare è italiano e più precisamente messinese! Le ricerche prendono avvio proprio dalla data di nascita del Bardo, da sempre velata da  enigma (Stratford – 1564 - 26 o 23 aprile?) la stessa di Michelangelo Florio Crollalanza, (Messina - 1564 - 23 aprile). Sappiamo con certezza quale sia stata la scuola frequentata dall’omonimo italiano, mentre di Shakespeare nessuna traccia, persino nei registri del Club, da lui frequentato, nei quali, invece, risulta, chiaro, il nome di Michelangelo Florio, figlio di Giovanni Florio e della nobildonna Guglielma Crollalanza. I suoi genitori, sfuggiti alla Santa Inquisizione e alle persecuzioni religiose in quanto calvinisti, girarono prima l’Italia (Isole Eolie, Messina, Treviso, Verona e Venezia) infine l’Inghilterra, stabilendosi a Stratford e poi a Londra. E rieccoci ai luoghi, le città nelle quali sono ambientate le maggiori commedie e tragedie del drammaturgo inglese, delle cui opere sono state rinvenute le speculari in messinese del Crollalanza. Un esempio eclatante è Tropputafficuppinenti, opera  del Crollalanza, che sembrerebbe essere, proprio, la versione originaria di Molto rumore per nulla, quest’ultima stranamente infarcita di caratteristiche espressioni e modi di dire siciliani. E come, inoltre, si spiegherebbero l’enorme conoscenza della lingua italiana posseduta dal Bardo e le numerosissime coincidenze relative ai soggetti delle sue opere, che richiamano nomi legati alla vita di Michelangelo Florio! Infine, il nome e il cognome del drammaturgo di Stratford, ad avvalorare una tesi pubblicata, addirittura, sul The Times. Michelangelo eredita parte del suo cognome dalla madre: Crollalanza da “Scrolla lanza” che tradotto in inglese risulta essere proprio  “Shake Speare”, a cui si aggiunge il nome William che pare sia stato quello di un suo cugino, da parte di madre, morto prematuramente.

Ed ecco il suo nuovo nome: William Shakespeare!

Ciò che avete appena letto è un collage di contenuti sulla teoria dello “Shakespeare italiano” diffusi su internet, ricercati e assemblati dalla sottoscritta, un esempio di “caccia alla notizia” per individuare attendibilità, alla scoperta di una possibile bufala.



Mi spiego. Una ricerca effettuata realmente anni fa con relativa costruzione di una teoria, o presunta tale, si sono ultimamente trasformate in una fake-news, un falso: da un lato Iuvara, e prima di lui gli studi condotti dal professor Enrico Besta  e ancora prima dal  giornalista Santi Paladino, che il 4 febbraio del 1927, pubblicò sulla rivista L’Impero un articolo dal titolo:“Il grande tragico Shakespeare sarebbe italiano”, scavando tutti nella biografia del drammaturgo e approdando, addirittura, in Inghilterra; dall’altro “i soliti ignoti”, che ne approfittano riciclando “ricerche”, per convertirle in bufale colossali.
La notizia-fake che si leggeva era la seguente: “Shakespeare nacque a Messina: rinvenuto l’atto di nascita dello scrittore. Risolta la questione dei natali del genio inglese”. L’immaginario collettivo vorrebbe vedere attendibili notizie relative a paternità e identità, la realtà dei fatti, invece, vede smascherati certi racconti, ancora prima che io stessa mi addentrassi nel mondo virtuale delle notizie false. Nel leggere le diverse versioni dei fatti, con evidenti incongruenze, ho scoperto che un certo legame con la paternità delle opere del nostro drammaturgo lo ha avuto sia Michelangelo Florio, che i dati ufficiali, però, ritengono sia stato un umanista fiorentino nato nel 1518, figlio di ebrei e non di calvinisti, che suo figlio, John Florio, citati entrambi, da fonti conosciute, come due dei possibili autori delle opere shakespeariane, teoria la cui infondatezza è stata dimostrata di recente. La disputa sull’attribuzione della paternità delle opere del drammaturgo sussiste ed è ancora aperta; una notizia condivisa e commentata che vorrebbe una teoria non accreditata e balzata, dopo anni, alla ribalta, con titoli altisonanti di scoperte e questioni risolte, ha solo un nome: viralità.

Insegnante, attrice teatrale
                
                                                                                      
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